La storia di Renè De Silvestro è una di quelle che restano impresse, perché unisce talento, determinazione e un amore profondo per lo sport. Ma soprattutto racconta quanto la famiglia possa diventare un’ancora nei momenti più difficili. Oggi Renè è uno dei volti più rappresentativi dello sci paralimpico italiano, portabandiera a Milano‑Cortina 2026 e simbolo di una rinascita che ha commosso il pubblico. Eppure, dietro le medaglie e i successi, c’è un percorso segnato da un incidente che nel 2013 ha cambiato la sua vita per sempre.
Accanto a lui, in ogni fase della sua crescita personale e sportiva, ci sono stati i genitori Clara e Manlio, i fratelli Mattia e Thomas e la moglie Lucrezia. Una famiglia che non lo ha mai lasciato solo, nemmeno quando tutto sembrava crollare. A questo punto è inevitabile chiedersi: chi sono Clara e Manlio? Come hanno sostenuto Renè dopo l’incidente? E in che modo quel momento ha trasformato il suo destino?
Renè De Silvestro: l’incidente del 2013 e la scelta di non arrendersi
Per Renè De Silvestro lo sci non è mai stato un semplice sport. È stato il suo linguaggio, il suo modo di stare al mondo, la passione che lo ha accompagnato fin da quando suo padre lo mise sugli sci a quattro anni. Una vita intera trascorsa tra neve, allenamenti e gare, fino a quel giorno del 2013 in cui una caduta in allenamento gli provocò una lesione midollare e una parziale paralisi degli arti inferiori.
Aveva solo diciassette anni, un’età in cui tutto è ancora da costruire. Eppure, invece di lasciarsi travolgere dalla paura, Renè ha scelto di guardare avanti. Ha raccontato che non c’era modo di cambiare ciò che era accaduto, quindi l’unica strada possibile era accettare la nuova realtà e trovare un modo diverso per continuare a vivere lo sport. La scoperta del monosci è stata la svolta. La prima volta che lo ha provato ha sentito di nuovo le stesse sensazioni che provava quando sciava in piedi. È stato un momento rivelatore, quasi un ritorno a casa. Da lì ha capito che quella sarebbe stata la sua strada, finché il corpo glielo avrebbe permesso.
Il percorso non è stato semplice. Ha dovuto reimparare l’equilibrio, modificare le linee, adattare la tecnica. Ma la base era solida, perché lo sci era parte di lui da sempre. E mentre costruiva la sua nuova identità sportiva, accanto a lui c’era la sua famiglia, pronta a sostenerlo in ogni passo.
Clara e Manlio: i genitori che hanno sostenuto Renè nella rinascita
Il ruolo dei genitori Clara e Manlio De Silvestro è stato determinante. Renè lo racconta con gratitudine e affetto, ricordando come siano stati presenti in ogni fase della sua vita, soprattutto dopo l’incidente. A diciassette anni, quando tutto sembrava incerto, loro erano lì, pronti a ricordargli che non aveva nulla da perdere e che poteva ancora costruire il suo futuro. Lo hanno accompagnato nella riabilitazione, nelle prime gare paralimpiche, nei momenti di sconforto e in quelli di entusiasmo.
Durante una premiazione, Clara e Manlio sono saliti sul palco insieme ai figli e alla moglie di Renè. È stato un momento simbolico, quasi una fotografia della forza di una famiglia che ha scelto di affrontare insieme ogni sfida. Renè ha raccontato che lo sport gli ha insegnato a reagire, ma è stato il sostegno dei suoi genitori a dargli la stabilità emotiva necessaria per non arrendersi.
La loro presenza è stata fondamentale anche quando Renè ha attraversato una crisi sportiva nella stagione 2024‑2025, un periodo in cui aveva pensato davvero di mollare. In quel momento, oltre alla moglie Lucrezia, anche la famiglia ha avuto un ruolo decisivo nel ricordargli chi era e quanto aveva già superato.
Renè De Silvestro: una vita tra le Dolomiti, lo sport e il sostegno dei suoi affetti
Oggi Renè vive a San Vito di Cadore, alle porte di Cortina d’Ampezzo, un luogo che considera parte della sua identità. Le montagne sono state il suo primo campo di gioco e ora sono lo scenario della sua carriera paralimpica. Si allena sulle stesse piste dove ha mosso i primi passi, spesso insieme ad atleti come Federica Brignone, che lui stesso ha definito fonte di ispirazione.
Il suo percorso lo ha portato a diventare portabandiera dell’Italia ai Giochi Paralimpici Invernali di Milano‑Cortina 2026, un onore che ha condiviso con Chiara Mazzel. E mentre guarda al futuro con determinazione, Renè non dimentica mai di ricordare che tutto ciò che ha costruito è anche merito dei suoi genitori, della loro forza silenziosa e della loro presenza costante.
La sua storia è un esempio di come lo sport possa diventare una salvezza, ma anche di come una famiglia unita possa trasformare un momento drammatico in un nuovo inizio.

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