Non si placa la bufera attorno a Mette-Marit di Norvegia. Le dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore non sono riuscite a contenere le conseguenze di un caso che continua ad allargarsi, alimentando dubbi, critiche e prese di distanza sempre più evidenti.
Il riferimento è al controverso rapporto con Jeffrey Epstein, tornato al centro del dibattito pubblico dopo nuovi approfondimenti mediatici. La principessa ha ammesso di aver sottovalutato la portata della vicenda, parlando di ingenuità e di un contesto che le aveva trasmesso fiducia. Una spiegazione che, però, non sembra aver convinto fino in fondo.
Emergono così crepe sempre più profonde, non solo sul piano dell’immagine, ma anche nei rapporti con parte dell’opinione pubblica e delle realtà istituzionali che oggi osservano con crescente distanza una figura un tempo simbolo di apertura e rinnovamento.
Mette-Marit e il caso Epstein: conseguenze ormai inevitabili
Il segnale più evidente della crisi non arriva soltanto dal clamore mediatico, ma dalle scelte concrete che si stanno moltiplicando attorno a Mette-Marit di Norvegia. Come informa Di Lei, diverse organizzazioni hanno progressivamente interrotto i rapporti con la principessa, segnando una rottura significativa rispetto al passato, quando il suo impegno nel sociale rappresentava uno dei pilastri della sua immagine pubblica.
Tra gli enti che hanno deciso di prendere le distanze figurano Sex and Society, l’Associazione delle biblioteche norvegesi e il Consiglio norvegese per la salute mentale, realtà con cui Mette-Marit aveva collaborato attivamente nel corso degli anni. A queste si è aggiunta anche Fokus, il Forum per le donne e lo sviluppo, organizzazione internazionale impegnata nella promozione dei diritti femminili in diversi Paesi tra Africa e America Latina.
La decisione di Fokus, in particolare, è stata motivata come una scelta di rispetto verso le persone coinvolte in una vicenda ancora estremamente sensibile. Una posizione che riflette un clima ormai cambiato: se alcune realtà hanno mantenuto toni prudenti, altre hanno ritenuto necessario segnare una distanza chiara sul piano istituzionale.
È proprio questo progressivo disimpegno a rappresentare il passaggio più delicato. Si tratta di un ridimensionamento complessivo del ruolo pubblico della principessa, che per anni aveva costruito la propria credibilità sull’impegno sociale e sulla cooperazione internazionale. Oggi, invece, quel capitale simbolico appare sempre più fragile.


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