“Manfredonia, cultura e accessibilità dovrebbero essere pilastri di una città che guarda al futuro. Invece…”

Manfredonia, cultura e accessibilità dovrebbero essere pilastri di una città che guarda al futuro.

A Manfredonia, invece, restano troppo spesso parole vuote, promesse ripetute e mai mantenute.

I luoghi della cultura continuano a mancare, o peggio, a essere trattati come spazi marginali. Eppure sappiamo bene quanto siano fondamentali per creare aggregazione giovanile, stimolare partecipazione, rafforzare il senso civico e culturale di una comunità. Senza spazi vivi, aperti e inclusivi, si condanna un’intera generazione all’assenza di opportunità e alla disaffezione verso la cosa pubblica.

Emblematico è il caso della biblioteca comunale: da anni si parla di abbattimento delle barriere architettoniche, da anni vengono fatte promesse, ma nei fatti l’accessibilità reale continua a non esistere. Nel frattempo si porta avanti l’allestimento di ulteriori volumi in una struttura che, ancora oggi, non garantisce pienamente l’accesso a tutti.

 Una contraddizione in termini in un luogo nato per diffondere conoscenza e inclusione rischia di diventare, nei fatti, uno spazio che esclude invece di includere, che allontana invece di avvicinare.

Proprio per questo ho provveduto, attraverso PEC indirizzata al segretario comunale e al garante per la disabilità, a segnalare formalmente la situazione di inaccessibilità della biblioteca comunale, chiedendo che vengano assunti gli opportuni provvedimenti. Qualora dovesse rendersi necessario, mi rivolgerò agli organi competenti sovracomunali affinché venga garantito il rispetto dei principi di accessibilità e inclusione che devono essere alla base di ogni servizio pubblico.

Il tempo che passa senza interventi non può essere considerato una semplice dimenticanza.

Poi c’è la questione del LUC, il cui utilizzo ha trovato una prima interruzione già nella precedente amministrazione, senza però creare i presupposti per un’alternativa valida. Successivamente, con l’attuale amministrazione, è stato negato l’utilizzo dello spazio a un’associazione che lo manteneva vivo e attivo per la comunità, motivando la scelta con ragioni legate alla sicurezza. Nel frattempo, però, ci troviamo davanti a una situazione quantomeno contraddittoria: l’agibilità sembra arrivare a giorni alterni e lo stesso spazio viene oggi utilizzato, seppur saltuariamente, per feste e iniziative, in evidente contrasto con quanto stabilito da una delibera di giunta che appare priva di coerenza rispetto ai fatti.

Una gestione che lascia più di un dubbio sui criteri adottati, sulle priorità e sulla trasparenza delle decisioni.

E infine ci sono le ex fabbriche: per mesi si è parlato di un iter finalmente concluso, di una variante approvata, di lavori pronti a partire. Oggi, però, tutto tace. I lavori risultano fermi, i finanziamenti sembrano essere in discussione e dalla conclusione dell’ultimo passaggio amministrativo non è arrivata nessuna risposta chiara alla città.

A questo punto una domanda nasce spontanea:

cosa blocca davvero tutto questo?

Perché, nonostante soluzioni che sembrano essere a portata di mano, Manfredonia continua a rimanere immobile? È mancanza di volontà politica, incapacità amministrativa o semplice disinteresse verso cultura, giovani e inclusione?

La cultura non è un lusso né un fastidio da rimandare. È un diritto. E continuare a ignorarlo significa impoverire, giorno dopo giorno, il futuro della città.

Un tema, se ci appartiene, lo affrontiamo con i fatti, senza aspettare che diventi un problema che ci tocca direttamente. Perché la politica e l’impegno civico hanno senso soprattutto quando si interviene prima, per tutelare la comunità e non soltanto quando le conseguenze diventano inevitabili.

Ciuffreda Massimo 

Exit mobile version