Diceva Totò: ogni limite ha una pazienza. Ecco, appunto, credo che per quanto riguarda il museo sito presso il castello di Manfredonia abbiamo superato sia il limite che la pazienza. Sono ormai quasi quattro anni che il museo è chiuso e migliaia sono i visitatori provenienti da ogni parte d’Italia e anche dall’estero che vanno via dalla nostra città delusi per non aver potuto vedere le stele daunie.
Il castello di Manfredonia è diventato ormai un guscio vuoto.
Tutto ciò ha dell’assurdo! Tenendo conto anche che il territorio sipontino ha conosciuto negli ultimi anni, dal punto di vista della valorizzazione culturale, un nuovo rinascimento grazie anche alla meravigliosa opera di Tresoldi a Siponto che ha posto “le Basiliche” ai primi posti dei siti archeologici più visitati in Puglia.
Tutte le collezioni del Museo Nazionale ospitate nel castello di Manfredonia ed in particolare le stele daunie della sala Marina Mazzei sono inaccessibili per via della cantierizzazione dei lavori cominciata nei primi mesi del 2014.
A tutt’oggi non si hanno notizie sulla riapertura del museo e alla luce della proposta meritoria di candidatura delle stele daunie a patrimonio dell’UNESCO, il perdurare di questa situazione rischia di far diventare vani gli sforzi profusi a beneficio dell’intera Capitanata.
A questo punto credo sia importante fissare una data certa per la riapertura del Museo Nazionale. Inoltre, invito la Soprintendenza, a cui ho indirizzato una nota a denuncia di quanto sta accadendo, a valutare nell’immediato almeno la riapertura della sola sala che ospita la collezione delle stele daunie e che, mi risulta, non è stata interessata che in minima parte dai lavori di riallestimento.
Non possiamo permetterci che la grande storia della Daunia, scritta nelle magnifiche ed uniche al mondo ‘pagine di pietra’ delle stele, si perda tra le lungaggini burocratiche.
A nome della città chiedo quindi la collaborazione del Ministero dei Beni Culturali affinché si possa lavorare all’obiettivo comune della valorizzazione dei nostri gioielli archeologici.
Una (ri)presa della ‘bastiglia’ per una rivoluzione culturale che possa dare una boccata d’ossigeno alla nostra terra.
Angelo Riccardi

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