La Chiesa depredata dei Cavalieri di Malta: l’evoluzione dell’oblio di un luogo simbolo di Rodi Garganico

LA CHIESA DEPREDATA DEI CAVALIERI DI MALTA: L’EVOLUZIONE DELL’OBLIO DI UN LUOGO SIMBOLO DI RODI GARGANICO.

di GarganodaScoprire

Nei dintorni immediati di Rodi Garganico, città tra le più caratteristiche della costa garganica, poco oltre l’area cimiteriale, giace da tempo abbandonata la Chiesa di Santa Barbara, la più antica della località.

La struttura è manifestamente degradata e pericolante, segnata dall’inesorabile trascorrere del tempo, dall’incuria e dall’azione spregiudicata di saccheggiatori.

Le prime tracce storiche risalgono al 1091, quando la chiesa apparteneva all’Abbazia di Santa Sofia di Benevento.

In epoche successive, fu assegnata in commenda ai Cavalieri di Malta, un ordine ospedaliero benedettino che giocò un ruolo di rilievo a Rodi Garganico.

Tra le varie iniziative intraprese, si annovera la difesa del centro dall’incursione dei pirati che minacciavano le attività commerciali. A testimonianza della loro presenza, spiccava un bassorilievo con lo stemma raffigurante un leone, trafugato oltre dieci anni fa.

Grazie ad alcuni documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Foggia, di Lucera e presso l’Archivio dell’Ordine di Malta a Roma, sappiamo che il territorio tutt’intorno alla chiesa era coperto da profumati giardini d’agrumi.

Presso l’edificio retrostante alla chiesa, emergono affreschi che narrano, secondo alcuni, la storia di un miracolo. Altri resti di pitture sono visibili in altre zone della struttura.

In alcuni punti, si possono notare alcune incisioni interessanti, tra cui due esemplari di quella che sembra essere un’imbarcazione a due alberi sormontati da una croce.

Oggi, il destino del complesso sembra segnato. Documentare queste rovine è quindi un rito doveroso che preserva la memoria di ciò che furono, per coloro che probabilmente in un futuro nemmeno tanto lontano, non le vedranno mai.

Lo stato di degrado del complesso è peggiorato notevolmente negli ultimi decenni e sembra essere destinato a una precoce e totale disparizione.

Foto e archivio web di Giovanni BARRELLA

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