Il miracolo di “A pranzo con i nonni”
Ci sono giorni in cui il tempo sembra fermarsi, inchinandosi alla bellezza dei sentimenti più puri. Giorni in cui i corridoi di una struttura sanitaria non profumano di fredda routine, ma dell’aroma caldo e avvolgente del sugo della domenica, di pane spezzato con amore e di ricordi che tornano a fiorire. La conclusione del progetto “A pranzo con i nonni”, che ha visto l’Ipeoa “M. Lecce” di San Giovanni Rotondo farsi promotore di un’iniziativa straordinaria, non è stata una semplice cerimonia di chiusura, ma una vera e propria epifania del cuore. Un viaggio poetico capace di gettare un ponte di luce tra il passato e il futuro, dove gli alunni, i docenti, gli assistenti tecnici, i collaboratori e le famiglie si sono fusi in un unico, grande abbraccio con gli ospiti della RSA.
L’atmosfera che si è respirata è andata ben oltre la didattica: è stata pura umanizzazione. In quel refettorio trasformato in una piazza di paese di un tempo antico, ogni studente ha iniziato a chiamare “nonno” o “nonna” l’anziano seduto accanto, e ogni anziano ha rivisto nei baci di quei ragazzi la freschezza della propria giovinezza. Si è respirata casa, si sono respirati i valori veri del territorio. Merito di una sinergia perfetta, nata dal Patto Educativo di Comunità e alimentata dalla straordinaria collaborazione con la direzione e il personale sanitario della RSA. Donne e uomini straordinari che, come è stato sussurrato tra le lacrime di commozione, non si limitano a somministrare farmaci e cure, ma distribuiscono ogni giorno amore e sorrisi, lenendo le ferite della fragilità con la carezza della dignità restituita.
La linfa emotiva di questo miracolo è racchiusa interamente nelle parole giunte attraverso una lettera firmata dal figlio di una delle ospiti, una testimonianza che ha rigato di pianto i volti dei presenti. “A volte ci troviamo a dover prendere decisioni dolorose,” si legge nel testo, “affidando i nostri cari a strutture che non si scelgono con la ragione, ma con il cuore. Luoghi in cui il tempo cambia forma, dove la fragilità incontra mani pazienti. Consegnare una madre significa consegnare una parte della propria anima”. Eppure, quel pranzo condiviso ha squarciato ogni dubbio: “Questo pranzo ha il sapore delle domeniche di una volta. Ha il colore delle tavole apparecchiate semplicemente, ma piene d’amore. Vedere mia madre mangiare accanto a me, scambiare uno sguardo tra i profumi della nostra terra, mi riporta a quando tutto era più semplice. A quando era lei a preparare il pranzo per noi, aspettandoci con amore. In quei momenti, il dolore si ferma”. I piatti preparati dagli studenti del “Michele Lecce” hanno fatto questo: non hanno nutrito solo il corpo, ma hanno custodito storie, protetto ricordi smarriti e curato lo spirito in una provincia che scopre, orgogliosa, una realtà così immensamente virtuosa.
A dare il senso profondo di questa continuità valoriale sono state le parole dense di visione del Dirigente Scolastico, il prof. Luigi Talienti: “Il progetto ‘A pranzo con i nonni’ è stato premiato anche dall’Università di Foggia, rappresentando una buona pratica che diventa misura sistemica. L’anno scolastico volge al termine e dobbiamo percorrere l’ultimo miglio con maturità e senso civico, ma la fine per noi segna un immediato nuovo inizio. Ai miei maturandi faccio un augurio di cuore, con affetto paterno: che la vostra sia una maturazione compiuta, che diventi ‘essere e saper essere’. Dobbiamo essere fieri di servire il territorio nelle relazioni, nella prossimità e nell’emotività, azzerando le distanze. Le vecchie generazioni sono il nostro patrimonio genetico, le nuove sono la prospettiva. Una prospettiva che non esisterebbe senza gli insegnamenti di coloro che, con sacrificio e abnegazione, ci hanno lasciato una matrice etica e morale che oggi abbiamo il dovere di capitalizzare”.
Il sipario cala, ma l’eco dei sorrisi degli ospiti della RSA e la commozione dei ragazzi restano incisi nella pietra angolare della comunità. Perché certe domeniche non finiscono mai: restano sottopelle, come il profumo delle radici, a ricordarci chi siamo e verso dove camminiamo.
Giovanni Ognissanti

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