Il grave disastro ambientale di Seveso il 10 luglio 1976

Il disastro di Seveso avvenne il 10 luglio del 1976: poiché era un sabato, nella fabbrica vi erano soltanto gli operai addetti alla manutenzione. Verso le ore 12.37 la temperatura raggiunse livelli altissimi a causa dell’avaria del sistema di controllo di un reattore chimico.

Come reazione a tale temperatura inusuale per lo stabilimento, si formò una tipologia di diossina molto tossica; essa da allora in poi fu denominata “diossina Seveso” (TCDD) per distinguerla dagli altri tipi. La nube tossica formatasi raggiunse velocemente il sud est della regione e in particolare i comuni di Desio, Cesano Maderno, Meda e Seveso.

Il primo cittadino di Seveso e l’ufficiale sanitario del Comune furono avvisati due o tre giorni dopo. Il 14 luglio 1976 si ebbe la certezza circa l’effettiva fuoriuscita della nube contenente diossina tossica (TCDD), dopo che furono effettuate alcune analisi. In pratica, prima di dare pubblicamente la notizia di un disastro ambientale,mostruoso.

La fabbrica venne chiusa otto giorni dopo l’incidente. Tra i provvedimenti presi a scopo precauzionale vennero affissi dei manifesti. Questi avvisavano i cittadini delle zone colpite di mantenere un’igiene scrupolosa dei vestiti e delle mani. Dovevano inoltre non toccare la terra, gli ortaggi, animali ed erba.Seveso disastro diossina cartelli

Divieti più severi ed evacuazioni dalle zone interessate dalla nube tossica cominciarono solamente 14 giorni dopo. Il comune di Seveso e le zone circostanti furono divise in tre livelli in base alla contaminazione; le case che sorgevano nella parte più contaminata furono abbattute al suolo; migliaia di animali vennero abbattuti; molte piante non crebbero più perché investite dalla nube tossica.

Venne portata terra nuova e furono piantati nuovi alberi: oggi formano il Parco Naturale del Bosco delle Querce.

Il terreno della zona contaminata fu depositato in due enormi vasche e monitorato costantemente. Circa 700 persone in totale lasciarono le loro case e vennero ospitate in due hotel della provincia; riuscirono a tornare a casa solo nel mese di dicembre del 1977.

Come conseguenza della diossina, circa 270 persone riportarono una specie di eruzione cutanea, la c.d. “cloracne”. 

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