Garlasco, Infante provoca Cappa: «Abito vicino a San Vittore»

Milo Infante replica alla denuncia di Stefania Cappa sul caso Garlasco e ironizza sulle possibili conseguenze.

Il caso Garlasco si arricchisce di un nuovo capitolo dopo la denuncia presentata da Stefania Cappa contro Milo Infante per la diffusione televisiva del contenuto di un esposto. Il conduttore, che aveva mostrato nel suo programma l’atto presentato dalla cugina di Chiara Poggi, è stato accusato di ricettazione e violazione del segreto investigativo. Infante ha respinto le contestazioni, definendo l’accusa di ricettazione particolarmente grave e sostenendo di aver semplicemente svolto il proprio lavoro giornalistico. La vicenda è tornata al centro dell’attenzione anche durante il confronto televisivo con Gianluigi Nuzzi, nel quale si è discusso dell’esposto e delle nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Il giornalista ha inoltre fatto sapere di essersi messo a disposizione della Procura di Milano per essere ascoltato come persona informata sui fatti e chiarire quanto accaduto.Nel frattempo ha annunciato che sarà la moglie Sara Venturi, avvocato penalista, a occuparsi della sua tutela nella vicenda giudiziaria. Infante ha quindi scelto di replicare anche con l’ironia, facendo riferimento alla pena prevista per i reati contestati e alla propria abitazione.

Caso Garlasco, la denuncia di Stefania Cappa contro Milo Infante

La querela contro Milo Infante nasce dalla decisione del conduttore di mostrare durante Verità Nascoste – Il Diario il contenuto dell’esposto presentato da Stefania Cappa alla Procura di Milano.

Il documento riguarda una presunta «regia mediatica» che, secondo la ricostruzione contenuta nell’esposto, avrebbe portato la famiglia Cappa a essere sottoposta a una esposizione mediatica sistematica e coordinata nel contesto delle nuove indagini sul delitto di Garlasco. Nell’atto vengono chiamati in causa, tra gli altri, l’avvocato Antonio De Rensis, difensore di Alberto Stasi, l’inviato de Le Iene Alessandro De Giuseppe e l’ex comandante della stazione dei Carabinieri di Garlasco Francesco Marchetto.

La legale di Stefania Cappa, Valeria Francesca Mettica, ha contestato la divulgazione televisiva del documento sostenendo che l’atto fosse coperto dal segreto investigativo. Da qui la denuncia nei confronti di Infante, alla quale il conduttore ha reagito pubblicamente.

Nel corso di Verità Nascoste – Il Diario, Infante ha spiegato di vivere la vicenda come una forma di intimidazione. Ha inoltre rivendicato il diritto di raccontare ciò che ritiene rilevante per l’opinione pubblica. Ha poi riferito di aver ricevuto rassicurazioni da Mauro Crippa, direttore generale dell’Informazione Mediaset, sulla disponibilità dell’azienda a tutelarlo.

Milo Infante: «Mi assumo tutte le responsabilità»

Infante ha però precisato di voler affrontare personalmente la vicenda giudiziaria. Il conduttore ha infatti dichiarato di assumersi le eventuali responsabilità che dovessero essergli attribuite dalla magistratura.

Ha poi fatto sapere di aver chiesto di essere ascoltato dalla Procura di Milano come persona informata sui fatti, mettendosi a disposizione degli inquirenti per fornire gli elementi che può riferire nel rispetto della propria deontologia professionale, annunciando che sarà la moglie Sara Venturi, avvocato penalista, a difenderlo nella vicenda.

La provocazione su San Vittore

È in questo clima che è arrivata la frase destinata a suscitare maggiore attenzione. Parlando delle accuse ricevute, Infante ha ironizzato sulla possibilità di andare incontro a conseguenze penali, facendo riferimento al carcere milanese di San Vittore.

«Male che vada, io abito vicino a San Vittore, la strada sarà breve», ha detto il giornalista con tono scherzoso. La battuta nasce dal riferimento alla pena che può essere prevista per il reato di ricettazione. Una provocazione con cui Infante ha voluto mostrare di non essere intimorito dalla denuncia.

Il conduttore aveva già contestato pubblicamente l’accusa, sottolineando come la ricettazione sia un reato che, a suo giudizio, non appartiene all’attività giornalistica. La sua posizione è che il lavoro dell’informazione debba essere valutato nell’ambito delle regole che disciplinano la stampa e il diritto di cronaca.

Il confronto con Gianluigi Nuzzi

La querela è stata discussa anche durante la puntata del 28 agosto di Ore 11, dove Infante si è confrontato con Gianluigi Nuzzi sul caso Garlasco e sulle questioni sollevate dall’esposto della famiglia Cappa.

Nuzzi ha ribadito la propria fiducia nella magistratura e ha sottolineato che le sorelle Cappa, così come gli altri protagonisti della vicenda, hanno diritto a vedere esaminate le proprie denunce. Il confronto ha toccato anche le nuove indagini su Andrea Sempio e la possibile revisione della condanna di Alberto Stasi.

Nel frattempo, anche l’avvocato Liborio Cataliotti, difensore di Andrea Sempio, è intervenuto sulla querela ricevuta da Infante, richiamando l’articolo 21 della Costituzione e definendo «sacro» il lavoro dei professionisti dell’informazione.

La vicenda giudiziaria è quindi ancora tutta da chiarire. La denuncia di Stefania Cappa dovrà seguire il proprio percorso nelle sedi competenti, mentre le dichiarazioni di Infante e le repliche degli altri protagonisti continuano ad alimentare il confronto pubblico intorno a uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni.

FONTI:

Virgilio Notizie

Mediaset Infinity

TgCom24

Fanpage.it

Il Sussidiario

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