Gargano, bellezza senza “sistema”. L’analisi sul nostro turismo di Maria Pia Centra

Vi è mai capitato di pensare che il diamante più prezioso al mondo, se non viene estratto e trattato in modo adeguato, vale esattamente quanto il terreno sotto cui giace?

Benvenuti nella mia terra: il Gargano.

Ho scelto di costruire qui la mia vita professionale e personale. E proprio per questo non riesco a stare zitta davanti a ciò che vedo ogni giorno: un territorio straordinario che non sa ancora quanto vale.

Il Gargano è un diamante: foreste millenarie, grotte marine accessibili solo via mare, borghi rupestri, santuari medievali, acque tra le più trasparenti del Mediterraneo e una tradizione enogastronomica di rara profondità. Il valore è già tutto lì. Tuttavia, anche un diamante, senza qualcuno che lo tagli, lo lucidi e lo sappia presentare al mondo, resta un sasso bellissimo sepolto sotto strati di terra.

La Puglia vola. Il Gargano insegue.

Prima di parlare del Gargano, serve inquadrarlo nel contesto regionale, perché i numeri raccontano una storia molto precisa.

Nel 2025 la Puglia ha registrato oltre 22 milioni di presenze, con una crescita a doppia cifra rispetto all’anno precedente. A trainare i risultati è soprattutto la componente internazionale, con gli arrivi dall’estero in aumento del 25% e presenze straniere che sfiorano i 9 milioni. La filiera del turismo vale oggi 13,9 miliardi di euro, pari al 16,3% del valore aggiunto totale regionale, occupando circa 200.000 addetti.

Numeri straordinari, che però nascondono una frattura interna che i comunicati istituzionali tendono a smussare. Perché se si va a guardare la distribuzione provinciale di questa crescita, il quadro cambia radicalmente.

La provincia di Foggia cresce, ma cresce molto meno del resto della regione — e cresce quasi esclusivamente grazie al turismo italiano. Mentre Bari e Brindisi hanno ormai più della metà dei loro visitatori che arriva dall’estero, il Gargano resta ancorato a un pubblico prevalentemente nazionale, fedele e affezionato, ma incapace da solo di generare lo sviluppo che il territorio meriterebbe. Il dato che fotografa meglio questo divario è semplice e impietoso: negli ultimi dieci anni le presenze straniere a Bari e Brindisi sono cresciute di oltre il 200%, mentre la provincia di Foggia si è fermata al 25%. Non è un rallentamento — è un’altra corsia, un’altra velocità, quasi un altro mercato.

La Puglia cresce. Il Gargano insegue. E il distacco, anno dopo anno, si allarga.

Vieste, regina sotto pressione

Dentro questi numeri c’è però una realtà garganica che racconta due storie opposte che coesistono sullo stesso promontorio.

La prima è quella di Vieste, che consolida il proprio ruolo di traino turistico con oltre 376.000 arrivi nel 2025 e 2,17 milioni di presenze — prima destinazione per presenze dell’intera Puglia, davanti a Bari e Lecce. Un primato straordinario per una città di meno di 14.000 residenti, ma che nasconde una contraddizione strutturale sempre più difficile da ignorare.

A Vieste il rapporto tra presenze turistiche e popolazione residente raggiunge oltre 50 a 1 nei mesi estivi, con consumi idrici e produzione di rifiuti che raddoppiano. A Ferragosto le strade del centro storico diventano impraticabili, i fondali si riempiono di natanti, i residenti si ritirano. È il classico paradosso dell’overtourism: più il luogo ha successo, meno vale la pena visitarlo.

E nel frattempo, l’altra storia si consuma in silenzio.

Il Gargano spezzato: chi collassa e chi si svuota

Mentre Vieste soffoca, anche Rodi Garganico e Peschici iniziano a mostrare i segni di chi ha raggiunto il limite: le strutture non reggono più la pressione e i turisti, anno dopo anno, cominciano a cercare alternative. E i comuni dell’entroterra — Vico del Gargano, Ischitella, Carpino, Cagnano Varano — restano quasi invisibili al circuito turistico.  Il paradosso è che i mesi estivi — quelli in cui il Gargano storicamente dà tutto — sono ormai quelli che crescono meno. La stagione è satura, compressa su sé stessa, incapace di espandersi ulteriormente. La vera crescita arriva invece in primavera, quando il territorio respira e c’è ancora spazio per accogliere. Un segnale che racconta molto: il modello estivo ha raggiunto il suo limite, e il futuro — se c’è — passa dai mesi che oggi il Gargano non sa ancora valorizzare.

Il risultato è un territorio profondamente spaccato: da una parte luoghi che collassano sotto il peso dei turisti per dieci settimane l’anno, dall’altra luoghi che si svuotano e invecchiano. Questa polarizzazione non è solo un problema turistico — è un problema di sviluppo territoriale che si riflette sull’economia, sui servizi e sulla tenuta sociale delle comunità locali.

La stessa logica si applica alla Foresta Umbra, cuore verde del Parco Nazionale del Gargano e uno degli ultimi esempi di foresta relitta dell’era terziaria in Europa. Nei mesi estivi il traffico veicolare lungo i suoi sentieri raggiunge livelli incompatibili con la tutela del territorio. Una gestione seria richiederebbe accessi contingentati, navette dedicate, percorsi differenziati per tipologia di visitatore e una comunicazione attiva che valorizzi la visita nei mesi spalla — aprile-maggio e settembre-ottobre — quando il bosco è forse ancora più bello.

Il turismo religioso: una risorsa che non riesce a diventare sistema

C’è un’altra faccia del Gargano turistico che i numeri estivi tendono a oscurare, e che rappresenta forse la più grande opportunità di destagionalizzazione del promontorio: il turismo religioso.

Il Gargano è un territorio di fede profonda. Monte Sant’Angelo ospita il Santuario di San Michele Arcangelo, Patrimonio UNESCO e terzo luogo di pellegrinaggio della cristianità occidentale. San Giovanni Rotondo è meta di milioni di devoti ogni anno, richiamati dalla figura di Padre Pio e dal complesso monumentale progettato da Renzo Piano. Insieme, questi due poli generano flussi naturalmente anticiclici rispetto alla stagione balneare, concentrati in maggio, settembre e nei periodi liturgici — esattamente quando le spiagge del Gargano sono deserte.

I dati 2025 raccontano però due dinamiche molto diverse. A Monte Sant’Angelo gli arrivi crescono del 3,9%, ma le presenze scendono con una perdita di 1.529 pernottamenti — segno che i visitatori arrivano ma non si fermano. San Giovanni Rotondo racconta invece una storia più incoraggiante: gli arrivi crescono del 21,2% e le presenze raggiungono 489.338, confermando la città tra le aree interne pugliesi più dinamiche del 2025.

Eppure, anche qui, sotto la crescita dei numeri, rimane un nodo irrisolto. Nel primo semestre 2025 San Giovanni Rotondo ha registrato una permanenza media di 1,7 notti contro le 4,2 di Vieste. I pellegrini arrivano, pregano e ripartono. Il territorio non riesce ancora a trattenerli, a far loro esplorare il promontorio, a trasformare la visita spirituale in un’esperienza più ampia. Il turismo religioso rappresenta circa il 12% dei turisti complessivi in Puglia, con una domanda sempre più internazionale.  La leva c’è. Manca ancora il meccanismo che la aziona.

Esiste un episodio, che racconta meglio di qualsiasi dato quanto sia profondo questo problema. Alla BIT di Milano 2024, San Giovanni Rotondo si è presentata con una nuova brand identity — “Accogliente per Vocazione” — e un’offerta diversificata che affiancava al pellegrinaggio il trekking, la mountain bike, l’enogastronomia e itinerari naturalistici. Un segnale incoraggiante, sulla carta. Un passo nella direzione giusta.

Ero presente a quella fiera. E quello che ho visto è esattamente il problema che cerco di descrivere in questo articolo: una bella presentazione, un’idea giusta, e poi il vuoto. Nessun seguito operativo, nessuna struttura che traducesse quelle intenzioni in prodotti reali, in pacchetti vendibili, in accordi con i tour operator. L’evento è rimasto un evento — una vetrina senza negozio dietro.

Non lo racconto per criticare chi ci ha lavorato. Lo racconto perché è la metafora perfetta di ciò che accade sistematicamente sul Gargano: le idee ci sono, la volontà anche, ma manca la gestione che trasforma l’intuizione in un sistema. E senza sistema, ogni iniziativa nasce e muore da sola, senza lasciare traccia.

Hiking e biking: il potenziale outdoor che il Gargano non ha ancora monetizzato

C’è un segmento del turismo che sta crescendo in modo strutturale in tutta Europa e che il Gargano potrebbe intercettare con relativa facilità — se solo decidesse di farlo seriamente. È il turismo outdoor: trekking, hiking, mountain bike, cicloturismo. Un mercato in forte espansione, composto prevalentemente da turisti stranieri con alta capacità di spesa, che viaggiano nei mesi di spalla e cercano esattamente ciò che il Gargano ha in abbondanza: natura selvaggia, paesaggi vari, percorsi autentici lontani dal turismo di massa.

I numeri lo confermano: la Puglia si colloca al terzo posto tra le regioni più desiderate dai cicloturisti italiani e l’82% di questi ha scelto la Puglia almeno una volta. Nel 2025 l’Europa ha rappresentato oltre il 43% del mercato globale del cicloturismo, con una domanda in forte incremento verso destinazioni capaci di offrire percorsi sicuri, ospitalità bike-friendly e una forte identità territoriale. Il Gargano ha tutti questi ingredienti. Li ha solo in forma grezza.

Il Parco Nazionale offre oltre 280 percorsi di trekking documentati, che spaziano da facili passeggiate nella Foresta Umbra a impegnativi percorsi costieri tra scogliere, calette nascoste e formazioni calcaree. Il Sentiero dell’Amore tra Baia delle Zagare e Vignanotica è uno dei percorsi costieri più spettacolari d’Italia. I tratturi storici della Daunia — antiche vie della transumanza — collegano l’entroterra al promontorio in un paesaggio rurale di straordinaria autenticità. Sul fronte del biking, il tratto pugliese della Via Francigena del Sud è sempre più frequentato da ciclisti europei, con la rete dei percorsi in estensione fino a quasi 200 km. Il Gargano è il punto di partenza settentrionale di questo grande asse cicloturistico del Sud Italia — e non lo sa raccontare.

Eppure, la sentieristica è ancora largamente insufficiente: segnaletica assente o danneggiata, percorsi non omologati, nessuna mappa aggiornata in lingua straniera. Mancano strutture bike-friendly certificate, cartografia digitale scaricabile su piattaforme come Komoot o Strava, pacchetti integrati che combinino hiking o biking con pernottamento e ristorazione locale. Operatori internazionali hanno già inserito il Gargano nei loro cataloghi per il mercato tedesco e nordeuropeo — ma lo fanno quasi nonostante l’assenza di infrastrutture dedicate, non grazie a esse.

Va detto che qualcosa si muove. I privati stanno dimostrando una vitalità reale: guide escursionistiche, operatori outdoor, strutture ricettive bike-friendly e piccoli tour operator locali stanno costruendo prodotti di qualità, spesso in modo autonomo e con risorse proprie. Il problema è che lavorano in isolamento. Manca l’apporto politico e istituzionale che crei le condizioni perché tutti i professionisti del turismo outdoor possano lavorare insieme: una cabina di regia che coordini la sentieristica con le strutture ricettive, che colleghi le guide con i ristoratori locali, che metta in comune la comunicazione verso i mercati internazionali. Senza questo livello di coordinamento, ogni eccellenza privata resta un’isola — bella, riconosciuta, ma incapace di generare l’effetto sistema che trasforma un territorio in una destinazione.

Il turismo lento come opportunità concreta

Strettamente connesso all’outdoor, con una dimensione ancora più ampia, è il turismo lento — e anche qui il Gargano ha tutto per primeggiare e ancora poco per farlo davvero.

I viandanti sui cammini pugliesi sono aumentati del 48% nel 2025, con francesi, inglesi, americani, belgi e tedeschi sempre più presenti lungo gli itinerari a piedi e in bicicletta. Non si tratta di una moda passeggera: è un cambiamento profondo nel modo in cui il viaggiatore contemporaneo — soprattutto quello straniero con alta capacità di spesa — sceglie le destinazioni. Vuole rallentare, immergersi, toccare con mano. Vuole paesaggi autentici, silenzio, cibo vero, persone che raccontano storie.

La Via Francigena del Sud attraversa il promontorio collegandolo ai grandi santuari e scende verso Brindisi, punto di imbarco storico per la Terra Santa. È uno dei cammini più antichi d’Europa, frequentato oggi da pellegrini e camminatori di ogni nazionalità. Eppure, sul Gargano questo tracciato è quasi invisibile: segnaletica carente, strutture di accoglienza per i camminatori quasi inesistenti, nessuna narrazione coordinata che lo promuova sui mercati internazionali dove i cammini sono ormai un segmento turistico maturo e redditizio.

Intorno a questo asse spirituale si dispiega un territorio straordinariamente ricco. I borghi del promontorio sono a distanza pedalabile l’uno dall’altro, immersi in un paesaggio agrario che cambia continuamente tra agrumeti, uliveti, pinete e laghi costieri. La Foresta Umbra offre sentieri tra faggi pluricentenari in un silenzio che vale da solo il viaggio. I trabucchi — antiche macchine da pesca agganciate alle scogliere — sono tappe visive uniche al mondo, raggiungibili a piedi lungo i sentieri costieri. Le masserie dell’entroterra potrebbero diventare nodi di una rete di ospitalità rurale autentica. Le cantine ipogee di San Severo custodiscono storie millenarie di vino e cultura contadina.

Il turismo lento ha anche un impatto economico molto diverso rispetto a quello balneare. Chi cammina o pedala si ferma più a lungo, spende in modo distribuito sul territorio e non si concentra su poche settimane estive. È esattamente il tipo di turista che il Gargano ha bisogno di attrarre per risolvere i suoi due problemi strutturali: la stagionalità e la concentrazione dei flussi. La domanda internazionale esiste ed è in forte crescita. Quello che manca è l’offerta: una rete di strutture bike & hike friendly certificate, una sentieristica omologata e manutenuta, pacchetti integrati che combinino cammino, pernottamento e gastronomia locale, e una comunicazione multilingua che posizioni il Gargano sui canali dove questo pubblico cerca ispirazione.

Enogastronomia e identità: un brand straordinario che il Gargano non sa ancora vendere

Il cibo è diventato il linguaggio universale del turismo contemporaneo. Non un accessorio della vacanza, ma sempre più la ragione principale per scegliere una destinazione. E su questo fronte, la Puglia occupa una posizione di leadership nazionale che rende ancora più incomprensibile l’assenza del Gargano dalla conversazione.

Il 41% dei turisti italiani indica la Puglia come prima meta in Italia per esperienze legate a cibo e vino, con oltre il 40% degli arrivi nel 2025 proveniente dall’estero attratto da produzioni tipiche, masserie e tradizioni rurali. Tutto questo sta accadendo prevalentemente altrove. Pur essendoci richiesta, nel Gargano e nella Capitanata, l’offerta è ancora largamente carente. E il paradosso è che il patrimonio produttivo di questo territorio è straordinario.

Il Caciocavallo Podolico del Gargano è uno dei formaggi più pregiati d’Italia, prodotto con il latte delle vacche Podoliche che pascolano libere sul promontorio. Presidio Slow Food, stagionato fino a tre anni nelle grotte naturali del territorio, è un prodotto che in contesti come la Toscana o l’Alto Adige avrebbe già generato un intero circuito di turismo rurale.

Il Limone Femminello IGP di Vico del Gargano cresce negli unici agrumeti affacciati sull’Adriatico d’Italia, in un paesaggio terrazzato che potrebbe essere visitato, raccontato, venduto come esperienza — e che invece rimane quasi invisibile al turista straniero.

L’olio extravergine del Gargano, prodotto prevalentemente da olive Ogliarola Garganica, è un extravergine fruttato e delicato che esprime in modo diretto il carattere del territorio.

I vini DOC — il Nero di Troia, il Cacc’e Mmitte di Lucera, il Moscato passito — completano un quadro enologico ricco. Ma è a San Severo che si trova probabilmente la storia enologica più sorprendente di tutta la Capitanata. La denominazione San Severo DOC è stata la prima DOC in Puglia, introdotta nell’aprile del 1968, tra le prime dieci a livello nazionale. Un primato storico che pochissimi conoscono, anche tra i pugliesi. In questo contesto nasce D’Araprì, la cantina che dal 1979 produce spumante Metodo Classico nelle cantine ipogee del centro storico di San Severo, scommettendo sul Bombino Bianco, vitigno autoctono pugliese. Una storia di coraggio imprenditoriale e identità territoriale che meriterebbe di essere al centro di un circuito di wine tourism strutturato — e che invece rimane una scoperta riservata a pochi appassionati.

A completare il quadro, prodotti ancora poco conosciuti ma di grande valore identitario: la Fava di Carpino — presidio Slow Food con caratteristiche uniche legate al microclima del lago di Varano — l’anguilla di Lesina, la Paposcia di Vico del Gargano come street food autentico, e una tradizione di pasta fresca e piatti di terra che attinge alla cucina transumante della Capitanata.

Eppure, nel turismo enogastronomico pugliese, il Salento guida con il 34% delle preferenze, la costa barese segue con il 26%, mentre il Gargano e la Daunia si fermano al 24%. Il problema non è la qualità dei prodotti. È la filiera turistica che dovrebbe trasformarli in esperienze vendibili: mancano percorsi strutturati e comunicati in lingua straniera, agriturismi di qualità in numero adeguato, piattaforme digitali che mettano in rete produttori, ristoratori e strutture ricettive con i tour operator internazionali. L’offerta agrituristica pugliese supera i 15.000 posti letto e circa 27.000 posti tavola — ma questa infrastruttura è distribuita in modo disomogeneo, e la quota garganica è ancora marginale rispetto al Salento e alla Valle d’Itria.

Il gap che nessuno vuole nominare: Puglia Nord contro Puglia Sud

Tutto questo — la stagionalità concentrata, la dipendenza da Vieste, il turismo religioso, naturalistico ed enogastronomico che non generano sistema — è il sintomo di un problema più profondo e più strutturale, che a Foggia e sul Gargano si tende a non discutere abbastanza apertamente.

La Puglia del Sud ha vinto la partita del turismo internazionale.

I dati regionali del 2025 fotografano questa frattura con precisione: oggi convivono due Puglie turistiche. C’è una Puglia che in alcuni periodi dell’anno è satura e soffre il peso del turismo. E c’è una Puglia ancora inesplorata che può strategicamente valorizzare tutto ciò che i dati mostrano. Lecce, la Valle d’Itria, Alberobello, Ostuni, Otranto: questi nomi circolano nelle guide internazionali, sui profili dei travel influencer americani e tedeschi, nei pacchetti delle agenzie londinesi. Il Gargano è quasi assente da quel circuito — non per mancanza di bellezza, ma per mancanza di sistema.

Un territorio gestito come un evento, non come un’azienda

E qui arriviamo al cuore del problema. La differenza fondamentale tra la Puglia del Sud e quella del Nord non sta nel patrimonio. Sta nel modello di gestione.

Il Sud della Puglia ha saputo costruire nel tempo qualcosa che funziona come un’azienda: una brand identity riconoscibile, una rete di operatori che parlano la stessa lingua, strutture ricettive che hanno investito in qualità e comunicazione internazionale. Il Gargano ha invece gestito il turismo come si gestisce un evento stagionale: apertura improvvisata a giugno, chiusura affrettata a settembre, senza strategia di medio periodo e senza la cultura d’impresa che trasforma un territorio bello in una destinazione competitiva. Gli operatori sono spesso bravi singolarmente, ma lavorano in isolamento. Manca la massa critica, manca la collaborazione di filiera, manca quella mentalità da sistema che altrove — in Alto Adige, in Toscana, e appunto nel Salento — ha fatto la differenza.

Dietro questo gap ci sono quattro deficit concreti che si alimentano a vicenda.

Le quattro mancanze strutturali

Infrastrutture e connessioni. Arrivare al Gargano è ancora oggi un’impresa. L’aeroporto di Foggia — il Gino Lisa — è sottoutilizzato, con una aerostazione definita dagli stessi operatori “ormai inadeguata e obsoleta”, in attesa di lavori di riqualificazione da 12 milioni di euro che necessiteranno ancora di tempi lunghi. A limitare ulteriormente l’attrattività dello scalo c’è la questione della torre di controllo virtuale, che pone vincoli seri alla presenza di determinate compagnie aeree e impedisce lo sviluppo di rotte internazionali stabili. Chi viene dall’estero deve passare per Bari o Napoli, aggiungendo ore a un viaggio già lungo.

Ma il problema non finisce all’aeroporto. Una volta arrivati sul promontorio, spostarsi è altrettanto difficile. I collegamenti tra i paesi del Gargano e della Daunia sono pressoché assenti: non esistono servizi di trasporto pubblico adeguati. Chi non ha un’auto propria è di fatto bloccato nella prima destinazione in cui atterra. Questo non è solo un disagio per il turista — è una barriera strutturale che impedisce la distribuzione dei flussi sul territorio, condanna i borghi minori all’isolamento e rende impossibile costruire itinerari multi-destinazione. In un’epoca in cui il turista internazionale pianifica tutto online aspettandosi mobilità autonoma e connessa, un territorio senza trasporti interni non esiste semplicemente come destinazione.

Formazione degli operatori. L’ospitalità di qualità non è solo avere una bella camera. È un mestiere complesso, fatto di competenze che nel Gargano mancano in modo diffuso e che nessuna bellezza paesaggistica può compensare. Manca la lingua: una parte significativa degli operatori ricettivi non dispone di personale in grado di comunicare fluentemente in inglese, e quasi nessuno in tedesco o francese — le prime due nazionalità straniere presenti sul territorio. Manca la gestione digitale: rispondere alle recensioni con professionalità, gestire i profili su Booking, TripAdvisor e Google con foto aggiornate e descrizioni multilingua sono competenze elementari nel turismo moderno, ancora largamente assenti nel tessuto ricettivo garganico. Manca la distribuzione commerciale: lavorare con le OTA internazionali e con i tour operator di Germania, Regno Unito e Stati Uniti richiede interlocutori affidabili e reattivi. Troppo spesso, sul Gargano, questi interlocutori non si trovano.

Tutto questo non è colpa degli operatori. Non è colpa degli operatori — e lo dico da operatrice, non da osservatrice esterna. Ho visto colleghi capaci e appassionati perdersi in un sistema che non li ha mai messi nelle condizioni di esprimere il proprio potenziale. Ci troviamo davanti al risultato di decenni di assenza di politiche formative strutturate. Le scuole alberghiere esistono, i fondi europei esistono, i programmi regionali esistono. Quello che manca è la regia che connetta questi strumenti al tessuto reale degli operatori locali — trasformando risorse disponibili in competenze spendibili sul mercato internazionale.

Comunicazione e marketing digitale. Il Gargano non ha una voce digitale forte e coerente. Non esiste una destination brand riconoscibile a livello internazionale, non esiste una piattaforma unica che aggreghi e racconti l’offerta del promontorio in modo moderno e multilingua. I singoli comuni comunicano in modo frammentato, spesso solo in italiano, spesso con contenuti datati e siti web che sembrano fermi a un decennio fa.

Il confronto con il Salento è impietoso. La Puglia del Sud ha costruito nel tempo una narrativa globale potente e coerente — fatta di immagini riconoscibili, di un’identità visiva forte, di una presenza costante sulle piattaforme internazionali dove i turisti stranieri cercano ispirazione. Il Gargano è quasi assente da quella conversazione. Quando appare, lo fa in modo episodico e disorganizzato, senza un filo narrativo che lo renda memorabile e desiderabile agli occhi di chi non lo conosce ancora. Manca una strategia di content marketing multilingua, mancano campagne che posizionino il Gargano come destinazione esperienziale a tutto tondo, manca soprattutto un soggetto unico che coordini tutto questo: oggi ogni comune, ogni ente, ogni operatore privato comunica per conto proprio, disperdendo risorse e vanificando gli sforzi.

Governance e coordinamento. Parco Nazionale, Comuni, Regione, operatori privati: tutti parlano di turismo, pochi parlano tra loro. È forse il nodo più difficile da sciogliere — e anche il più costoso da ignorare.

Il Gargano soffre di una frammentazione istituzionale che si riflette direttamente sulla qualità dell’offerta. Il Parco Nazionale ha le sue priorità di conservazione. I comuni competono tra loro invece di collaborare. La Regione pianifica a livello macro ma fatica a tradurre le strategie regionali in azioni concrete sul territorio. Gli operatori privati, lasciati soli, costruiscono le proprie soluzioni in modo autonomo. Il risultato è un arcipelago di iniziative che non si parlano, che si sovrappongono o si contraddicono, e che producono molto meno di quanto potrebbero, se fossero coordinate. Ho partecipato a tavoli, riunioni, convegni. Ho visto persone di buona volontà parlare per ore senza che ne uscisse mai nulla di concreto. Non per cattiveria — ma perché manca la struttura che trasforma le intenzioni in azioni.

Manca una DMO — una Destination Management Organization — che faccia da cabina di regia dell’intero sistema. Non un ente burocratico in più, ma un organismo agile, con competenze di marketing internazionale, capace di mettere intorno allo stesso tavolo pubblico e privato, di costruire un’offerta strutturata e coerente, di presentarsi alle fiere internazionali con un volto unico e riconoscibile. Oggi al TTG di Rimini o alla BIT di Milano il Gargano arriva, quando arriva, senza una voce unitaria. I buyer internazionali cercano interlocutori affidabili con cui costruire accordi stabili; trovare invece una costellazione di soggetti disconnessi li scoraggia e li spinge verso destinazioni più organizzate.

La governance non è un tema astratto. È la condizione abilitante di tutto il resto: senza coordinamento, gli investimenti in infrastrutture restano sottoutilizzati, la formazione degli operatori non scala, la comunicazione rimane frammentata e l’outdoor non diventa mai sistema. Costruire una DMO garganica efficace non è un costo — è il moltiplicatore che rende produttivi tutti gli altri investimenti.

Cosa serve: una visione, non solo una stagione

A questo punto la domanda non è se il Gargano abbia il potenziale per competere ai più alti livelli del turismo italiano e internazionale. La risposta è chiaramente sì. La domanda è cosa manca per trasformarlo in realtà.

Gestire il turismo nel Gargano non significa aprire i lidi a giugno e chiuderli a settembre. Significa costruire un modello che funzioni tutto l’anno, con la serietà e la visione di chi gestisce un’azienda, non un evento:

Conclusione

I dati impongono una responsabilità precisa: distribuire i flussi, accompagnare le persone fuori dai luoghi saturi, rafforzare servizi, economie e comunità locali. Per il Gargano questa sfida è ancora più urgente, perché il divario con il resto della regione si sta allargando proprio mentre il fenomeno turistico pugliese raggiunge dimensioni record.

Il gap con la Puglia del Sud non è di bellezza — è di sistema. E i sistemi si costruiscono con investimenti, formazione, governance e la volontà di smettere di improvvisare.

La materia prima — il paesaggio, la storia, la fede, il cibo, il vino, il mare — è già lì, tra le più ricche d’Italia. Bisogna solo decidere di trattarla come tale: non come una rendita estiva, ma come un asset da valorizzare tutto l’anno, con la serietà di chi sa di avere tra le mani qualcosa di straordinario e non rinnovabile.

Scrivo questo articolo perché amo questa terra e perché credo che la critica più utile sia quella che viene da dentro, non da fuori. Non è un atto d’accusa — è un atto di fiducia.

Il diamante è già qui. Manca ancora qualcuno che lo sappia lavorare.

Maria Pia Centra

Fonti

  1. https://www.regione.puglia.it/web/ufficio-statistico/-/puglia-promozione.-i-trend-del-turismo.-anno-2025
  2. https://www.tarantotoday.it/attualita/taranto-bit-2026-report-turismo-puglia-2025-cresce-taranto-11-02-2026.html
  3. https://www.valigiamo.it/turismo-in-puglia-nel-2025-oltre-22-milioni-di-presenze/
  4. https://www.statoquotidiano.it/09/10/2025/turismo-capitanata-2025-crescita-lenta-i-dati-i-numeri-economia-principali-mete-manfredonia-non-ce/1242105/
  5. https://www.diegoromano.com/la-destagionalizazione-del-turismo-garganico-lo-attuale-prospettive-future/
  6. https://www.immediato.net/2026/01/25/turismo-sul-gargano-arrivi-in-crescita-ma-presenze-in-calo-il-caso-monte-accende-il-dibattito/
  7. https://www.immediato.net/2026/03/28/san-giovanni-rotondo-e-monte-santangelo-trainano-il-turismo-religioso-boom-di-presenze-tra-agriturismi-e-cammini/
  8. https://www.garganotv.com/2025/08/01/dati-primo-semestre-2025-il-gargano-traino-del-turismo-in-puglia-vieste-si-conferma-prima-destinazione/
  9. https://www.baritoday.it/economia/turismo-puglia-arrivi-presenze-dati-2025.html
  10. https://www.statoquotidiano.it/28/11/2023/mondo-gino-lisa-laeroporto-di-foggia-non-ha-una-torre-di-controllo/1049625
  11. https://www.garganotv.com/2025/10/09/estate-2025-primi-dati-ufficiali-vieste-traina-il-turismo-pugliese/
  12. https://www.statoquotidiano.it/11/02/2026/provincia-di-foggia-turismo-in-crescita-1-135-917-arrivi-nel-2025/1283727/
  13. https://www.corrieresalentino.it/2026/02/turismo-coldiretti-puglia-la-regione-leader-dellenogastronomia-in-italia-agriturismi-e-cammini-trainano-la-crescita-del-settore/
  14. https://press.regione.puglia.it/-/ttg-%C2%A0turismo-in-puglia-2025-4-8-mln-di-arrivi-e-17-5-mln-di-presenze-da-gennaio-ad-agosto-2025
  15. https://www.immediato.net/2024/03/24/palme-tutto-esaurito-in-agriturismo-grazie-a-crescita-turismo-religioso-primato-di-san-giovanni-rotondo/
  16. https://www.enjoybarocco.com/il-ruolo-delle-destination-management-organization/
  17. https://www.foggiatoday.it/economia/aeroporto-foggia-comitato-vola-gino-lisa-analisi-criticita.html
  18. https://www.corrieredelleconomia.it/2025/06/10/con-il-servizio-tpl-verso-spiagge-borghi-e-siti-culturali-le-iniziative-in-puglia/
  19. https://www.dauniacom.it/2026/presenze-turistiche-nel-2025-bari-ha-sorpassato-vieste-nel-conteggio-totale-serve-grande-slancio-per-rilanciare-lintera-capitanata
  20. https://canosaweb.it/notizie/puglia-prima-meta-in-italia-per-esperienze-enogastronomiche/
  21. https://www.vieste.it/puglia/gargano/prodotti-tipici-gargano.htm
  22. https://www.quattrocalici.it/denominazioni/san-severo-doc/
  23. https://www.assovini.it/italia/puglia/item/405-san-severo-doc
  24. https://www.virtuquotidiane.it/enogastronomia/cantine-e-vini/darapri-dal-1979-gli-spumanti-pugliesi-si-affinano-nei-sotterranei-di-san-severo.html
  25. https://www.lavocediimperia.it/2025/10/16/leggi-notizia/argomenti/economia-3/articolo/la-puglia-al-vertice-del-turismo-enogastronomico-italiano.html
  26. https://www.unogenio.it/turismo-in-puglia-record-di-presenze-nel-2024/
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