Emanuela Orlandi: il corpo nascosto sotto un edificio romano?

Riprese le indagini e gli scavi sotto la Casa del Jazz a Roma: un edificio che potrebbe essere legato al caso di Emanuela Orlandi.

Sono ripresi gli scavi sotto la Casa del Jazz, sospesi temporaneamente a causa di difficoltà tecniche e meteo, con sopralluoghi mirati a identificare accessi e cunicoli che attraversano i sotterranei dell’ex Villa Osio. L’attività riguarda due filoni di indagine: la ricerca dei resti del giudice Paolo Adinolfi e la verifica della possibile presenza di resti o tracce utili al caso di Emanuela Orlandi. Sul campo operano tecnici della Fondazione Musica per Roma, vigili del fuoco e gruppi archeologici incaricati dalla procura. Le famiglie coinvolte hanno seguito da vicino gli sviluppi, mentre il lavoro procede tra cautela tecnica e pressioni mediatiche. Negli ultimi giorni i vigili hanno individuato aperture che meritano approfondimento e le ruspe sono tornate operative in alcune aree.

Emanuela Orlandi e Paolo Adinolfi: cosa è stato trovato?

Gli scavi hanno riguardato inizialmente la dependance dell’antica Villa Osio, con ispezioni che si sono poi estese a una porzione definita “area archeologica” all’interno del complesso: si indaga su una possibile rete di cunicoli e passaggi sotterranei che, secondo documenti e testimonianze raccolte negli anni, collegherebbero la zona a ipotesi già esplorate nelle inchieste passate. I vigili del fuoco, durante recenti sopralluoghi, hanno individuato l’apertura di un passaggio che potrebbe condurre più in profondità all’interno della rete di gallerie: operazioni delicate, che richiedono misure di sicurezza e conferme archeologiche.

Sul fronte delle ipotesi investigative, la pista relativa a Paolo Adinolfi — scomparso nel 1994 — è al momento il motore principale delle ricerche, ma gli inquirenti non escludono che lo stesso sistema di gallerie possa dare riscontri utili anche per il caso di Emanuela Orlandi (scomparsa nel 1983): dossier, documenti inediti e testimonianze raccolte negli ultimi mesi hanno spinto la procura a verificare con rigore ogni anfratto sotterraneo. Le famiglie hanno chiesto che la ricerca proceda con trasparenza e rapidità, mentre la procura coordina le verifiche con supporto tecnico specialistico.

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