Il dibattito sul reclutamento dei docenti nella scuola italiana è tornato sotto i riflettori con crescente insistenza politica e sindacale. Al centro c’è il cosiddetto “doppio canale”, un modello che affianca alle classiche procedure concorsuali, una via alternativa per accedere al ruolo di insegnante. Con la legge e i decreti attesi tra il 2026 e il 2027, questo sistema potrebbe assumere un ruolo diverso, meno emergenziale e più strutturale rispetto al passato. L’obiettivo dichiarato è ridurre la piaga del precariato e dare stabilità a migliaia di insegnanti che da anni prestano servizio con supplenze. Ma definire le condizioni e i requisiti resta centrale per garantire qualità didattica e rigore professionale.
Che cosa significa “doppio canale” e quali sono le ultime novità
Il “doppio canale” indica un sistema di reclutamento articolato su due percorsi paralleli per assumere in ruolo i docenti. Il primo è quello tradizionale dei concorsi pubblici nazionali, basato su prove selettive e classifiche di merito. Il secondo utilizza graduatorie esistenti, come le GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze) o altri elenchi di candidati abilitati o idonei. In questo secondo binario, il reclutamento è basato principalmente su titoli e servizi pregressi, con meno prove selettive rispetto al concorso ordinario.
La proposta normativa più discussa – il Disegno di Legge 545, noto come DDL Bucalo – mira a rendere strutturale questo doppio canale. In base alle versioni circolate, il sistema permetterebbe l’assunzione diretta da graduatorie per titoli, affiancata al reclutamento tramite concorso. Ciò si inserisce nel quadro più ampio di riforma delle procedure di reclutamento, in cui si discute anche di elenchi regionali per il ruolo e di scorrimento delle graduatorie con percentuali dedicate.
Chi sostiene il doppio canale afferma che esso possa contribuire a colmare rapidamente le cattedre vacanti e a stabilizzare chi ha già maturato esperienza pluriennale nella scuola. Organizzazioni come ANIEF e altre sigle sindacali hanno ripetutamente chiesto che il modello sia adottato per valorizzare l’esperienza e dare certezze di ruolo ai precari storici. Tuttavia, questo approccio non è privo di critiche, soprattutto riguardo alla possibile esclusione di criteri meritocratici troppo rigidi o all’impatto sulle graduatorie di merito dei concorsi.
Un elemento che ha attirato attenzione nelle ultime settimane è l’introduzione di un momento “temporaneo” di doppio canale già per il triennio 2026–2029 per gli idonei dei concorsi PNRR e gli elenchi regionali, con la possibilità di attingere alle graduatorie con regole specifiche di iscrizione e scorrimento. Questo potrebbe costituire una sorta di prova operativa in vista di una eventuale strutturazione definitiva del sistema.
Il doppio canale potrebbe essere un grande aiuto per velocizzare le assunzioni dei docenti in una scuola in cui la penuria di insegnanti è all’ordine del giorno. Tuttavia, sarebbe fondamentale che chi entri tramite la via graduatorie non sia privo di competenze professionali: l’abilitazione all’insegnamento e una significativa esperienza di supplenza dovrebbero essere condizioni necessarie per garantire che la stabilizzazione non avvenga a scapito della qualità dell’insegnamento. Questo aspetto è cruciale per bilanciare l’esigenza di ridurre il precariato con quella di assicurare un corpo docente preparato e competente.
Alla fine della fiera, il doppio canale rappresenta una possibile svolta nel reclutamento scolastico italiano, capace di coniugare velocità di immissione in ruolo e riconoscimento dell’esperienza. Ma la sua efficacia dipenderà dall’equilibrio tra requisiti, condizioni di accesso e garanzie di qualità per l’insegnamento, per evitare che la scarsità di personale si risolva a fronte di una diminuzione degli standard professionali.


Docenti precari, la “liturgia del dolore” che umilia la scuola
ASL Foggia. Alleanza con la scuola “Open day professioni sanitarie” il 18 aprile 2026 a Manfredonia