Delitto Garlasco, il mistero dell’arma: “Forse più di una”

I carabinieri dei Ris si pronunciano sul delitto di Garlasco: sull'arma con cui venne uccisa Chiara Poggi ci sono ancora molti dubbi.

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, resta ancora senza risposta una delle domande più importanti del delitto di Garlasco: quale arma è stata usata per ucciderla? Le nuove analisi dei carabinieri del Ris di Cagliari, depositate nelle recenti indagini della Procura di Pavia, riaprono scenari inquietanti. Secondo gli investigatori, infatti, l’assassino potrebbe aver utilizzato più oggetti contundenti durante l’aggressione. E soprattutto, quelle armi potrebbero essere state nascoste subito dopo il delitto dentro uno zaino oppure avvolte in asciugamani per evitare di lasciare tracce di sangue durante la fuga.

Le nuove ipotesi dei Ris sull’omicidio di Chiara Poggi

Le conclusioni dei Ris nascono dall’analisi delle tracce ematiche presenti nella villetta di Garlasco, dove Chiara Poggi venne uccisa il 13 agosto 2007. Gli esperti hanno ricostruito al millimetro movimenti, schizzi di sangue e dinamica dell’aggressione attraverso una nuova Blood Pattern Analysis. Ed è proprio osservando la scena del crimine che emergono elementi considerati anomali.

Secondo i consulenti, l’aggressore avrebbe colpito Chiara più volte mentre la ragazza tentava di fuggire verso l’uscita. Alcune ferite farebbero pensare non soltanto a un oggetto contundente simile a un martello, ma anche alla possibile presenza di uno strumento tagliente utilizzato durante una delle fasi dell’attacco. Per questo motivo prende corpo l’ipotesi che le armi impiegate possano essere state più di una.

Come leggiamo da FanPage, il dettaglio che più colpisce gli investigatori riguarda però l’assenza quasi totale di tracce di sangue fuori dall’abitazione. Se l’assassino avesse portato via un’arma completamente sporca di materiale ematico, spiegano i Ris, avrebbe inevitabilmente lasciato gocce o macchie lungo il percorso di uscita. E invece, superata la soglia della villetta, le tracce praticamente scompaiono.

Da qui la nuova teoria: l’arma, o le armi, sarebbero state riposte in un contenitore — come uno zaino — oppure avvolte in asciugamani o tessuti simili immediatamente dopo il delitto. Non viene esclusa neppure una combinazione delle due ipotesi. Gli investigatori ritengono che questa precauzione possa aver permesso all’assassino di allontanarsi senza disseminare ulteriori tracce ematiche.

Resta però il grande enigma: quell’arma non è mai stata trovata. In diciannove anni di indagini, processi e nuove consulenze, nessuno è riuscito a individuare con certezza l’oggetto utilizzato per uccidere Chiara Poggi. Ed è proprio questo uno dei punti più oscuri dell’intera vicenda giudiziaria che continua ancora oggi a far discutere l’Italia.

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