Alessandro Pippa, due lauree in un giorno: dalla forza di volontà alla narrazione tossica del successo

Alessandro Pippa, due lauree in un giorno: dalla forza di volontà alla narrazione tossica del successo.

Il 23 Luglio, Alessandro Pippa, 23enne bolzanino d’origine, ha stabilito un record accademico senza precedenti: due lauree magistrali nello stesso giorno. Alessandro ha discusso la tesi in Ingegneria Meccanica al mattino e quella in Ingegneria Gestionale al pomeriggio con un punteggio di 95/100 e 96/100. Per raggiungere l’ambiziosissimo risultato Alessandro ha sacrificato notti intere e riservato gran parte del suo tempo e della sua energia allo studio. A muoverlo è stata la passione per ciò che faceva, una forza propulsiva, un anelito silenzioso che ha alimentato ogni ora di studio in più. Una tenacia smisurata orientata alla creazione e all’innovazione, come dimostrano i suoi due brevetti per un elicottero pieghevole e una bici-zaino. “Ho puntato alla quantità e alla velocità, non certo ai punteggi massimi”- ha dichiarato il neolaureato- preferendo concentrare le proprie energie su idee concrete. Un esempio di straordinaria capacità organizzativa e perseveranza, degni di riconoscimento.

Oltre il mito del primato: cosa vogliamo davvero insegnare alle nuove generazioni?

Quello di Alessandro può davvero essere considerato un percorso esemplare o rischia di diventare una narrazione mediatica che induce a un confronto potenzialmente tossico, generando un senso d’inferiorità nei coetanei e riducendo lo studio a mera quantità? Sempre più frequentemente la celebrazione delle lauree in tempi record tende a veicolare la retorica dell’eccesso in cui l’eccellenza dello studente viene misurata in termini di velocità, voti e quantità di titoli conseguiti. Il mito della performance ignora le differenze individuali, promuovendo una visione distorta secondo la quale il valore personale viene ridotto a risultati accademici. Pur riconoscendo la volontà e l’ammirevole determinazione di Alessandro, viene da chiedersi: è davvero il confronto tossico e la competizione che vogliamo trasmettere alle nuove generazioni? È davvero la corsa ai primati ciò di cui abbiamo bisogno, o dovremmo restituire valore allo studio come strumento di crescita individuale, di investimento su se stessi e non di prestazione?

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