“Ultimi in Italia per reddito: serve un patto di collaborazione istituzionale con gli Enti locali per tracciare sinergie comuni di rilancio”

“Ultimi in Italia per reddito: serve un patto di collaborazione istituzionale con gli Enti locali per tracciare sinergie comuni di rilancio”

La dichiarazione del dottor Potito Salatto, presidente di Confindustria Foggia e vicepresidente di Confindustria Puglia sull’ultima rilevazione del Centro Studi Tagliacarne.

Ultimi in Italia per reddito: serve un patto di collaborazione istituzionale con gli Enti locali per tracciare sinergie comuni di rilancio”

L’analisi di Unioncamere-Centro Studi Guglielmo Tagliacarne sulle stime 2024 del reddito disponibile delle famiglie consumatrici a valori correnti ancora una volta fotografa una situazione drammatica per la nostra città e la nostra provincia.

Il reddito pro-capite del Settentrione supera di circa il 50% quello del Meridione. E fin qui purtroppo nulla di nuovo.

Ma Foggia dentro un quadro di lieve crescita del Mezzogiorno e della Puglia – con la città metropolitana di Bari che si afferma dopo Cagliari come unico centro fiorente del Sud collocato in media classifica- è l’unica realtà pugliese a perdere terreno e ad arretrare addirittura di una posizione rispetto al recente passato.

Siamo al 107esimo posto. Milano prima in classifica supera di 21.235 euro il valore di Foggia ultima, ferma ad un reddito pro capite di 14.952 euro.

I cittadini della Capitanata hanno insomma il reddito più basso d’Italia. Abbiamo raggiunto anche questo triste primato. Foggia chiude la graduatoria con 14.953 euro preceduta da Agrigento (15.059 euro) e Caserta (15.288 euro).

Come leggere questo dato? Sarebbe fin troppo assolutorio e anche malevolo immaginare furbescamente che i veri redditi foggiani siano in realtà frutto di compensi non dichiarati al fisco e non registrati e che quindi quella posizione sia solo un esercizio ragionieristico fasullo.

Il declino della nostra città, che perde abitanti ogni anno non solo tra i giovani, è sotto i nostri occhi. Il mercato immobiliare stenta a ritrovare una sua identità dopo la grande crisi del 2008, gli immobili perdono valore divenendo un investimento a perdere, il centro cittadino registra quasi ogni mese la chiusura di attività commerciali.

Sono ferme da anni programmazioni di rilancio della nostra provincia. Fiera, ampliamento dell’Asi, Pug, Seconda stazione AV. Tutto giace nel silenzio dei nostri amministratori pubblici.

In questa situazione di stagnazione e dismissione pubblica esistono per fortuna realtà di eccellenza, socie di Confindustria e non solo, che si distinguono e che sono state di recente censite nel rapporto Stelle del Sud 2026 Sole 24 Ore, che certifica le imprese migliori degli ultimi anni che nelle condizioni difficili del Mezzogiorno hanno saputo affermarsi con grinta, innovazione, flessibilità, caparbietà.

Il punteggio è ottenuto in base alle performance di crescita relative a ricavi, dipendenti, immobilizzazioni materiali e immateriali nel triennio tra il 2021 e il 2024.

Per la Capitanata troviamo diverse aziende. Come Ga.Mi. Impianti Srl o Bdc Srl (Bonassisa Drilling Company).

Abbiamo eccellenze riconosciute in tutta Italia, come FHP Group con Armando De Girolamo e tanti altri.

Come ho già sollecitato in numerosi miei interventi serve un patto di collaborazione istituzionale con Comune, Regione e altri enti per tracciare sinergie comuni di rilancio e riqualificazione dell’area industriale e dei nostri centri urbani.

Occorre darsi delle priorità insieme a tutti i rappresentanti pubblici del nostro territorio: lavoro, rigenerazione, investimenti.

Noi imprenditori faremo la nostra parte, se opportunamente coinvolti e sollecitati da politiche lungimiranti, orientate allo sviluppo e alla partecipazione.

Come Presidente di Confindustria mi permetto di rilevare che ad oggi non c’è stata da parte degli Enti locali la volontà di mettere a disposizione della Camera di Commercio, di Confindustria e delle altre associazioni datoriali del territorio le programmazioni economiche e tecniche delle proprie amministrazioni. È attorno a tali programmazioni, se presenti ovviamente, che si possono aprire tavoli di confronto. Perché laddove le programmazioni sono assenti, come sembra, le imprese non possono che prendere i loro soldi e investire altrove.

E in un Comune privo di idee chiare di sviluppo e sprovvisto di documenti programmatici risorge il clima di sospetto e l’eterno rischio del malaffare, che tanto hanno stigmatizzato negli ultimi anni la nostra terra.

Exit mobile version