Nel quartiere Ostiense di Roma, una signora vestita di bianco avanza con passo sicuro, stringendo tra le mani la Torcia Olimpica. È Maria Stella Calà, e in quel momento non sta solo percorrendo un tratto di strada: sta attraversando una vita intera fatta di scelte, battaglie e un amore che ha cambiato la storia dello sport e della disabilità in Italia.
Ogni passo è un ricordo, ogni sguardo rivolto alla fiamma è un dialogo silenzioso con il marito Antonio Maglio, il medico che ha dato origine al movimento Paralimpico.
Chi è davvero Maria Stella? Qual è stato il suo ruolo accanto a un uomo che ha rivoluzionato la percezione della disabilità? E perché oggi è una delle Tedofore più simboliche dei Giochi di Milano Cortina 2026? Scopriamolo insieme.
L’incontro tra Maria Stella Calà e Antonio Maglio: un amore che ha superato il tempo
La storia tra Maria Stella Calà e Antonio Maglio nasce in modo semplice, quasi cinematografico: un incontro in ascensore, lei di ritorno da una settimana bianca a Cortina, lui appena rientrato a casa. Da quel momento, la loro vita cambia direzione.
Quando si sposano, lei ha 40 anni e lui 60. Una differenza d’età che non pesa, perché ciò che li unisce è molto più forte: la volontà di dedicarsi agli altri, soprattutto a chi vive una condizione di fragilità.
Maglio, neurologo pugliese, è già una figura di riferimento nella cura delle lesioni midollari.
Dirige il Centro Paraplegici di Ostia – Villa Marina, una delle prime strutture in Europa a occuparsi in modo innovativo dei mielolesi.
Maria Stella entra nella sua vita proprio mentre lui sta portando avanti una rivoluzione silenziosa: l’idea che lo sport possa diventare uno strumento di riabilitazione, dignità e rinascita.
La coppia non avrà figli, ma condivide una missione che diventa la loro famiglia allargata: i pazienti, gli atleti, i ragazzi che Maglio sprona a non arrendersi.
Il medico aveva già vissuto un grande dolore: la perdita del figlio avuto da una precedente relazione, morto a soli sei anni per meningite. Un trauma che non gli impedisce di dedicare la sua vita a chi soffre, anzi lo rafforza.
Il ruolo di Antonio Maglio nella nascita delle Paralimpiadi e il sostegno costante di Maria Stella
Negli anni Cinquanta, parlare di sport per persone con disabilità era quasi impensabile. Le lesioni spinali venivano considerate una condanna definitiva, senza possibilità di recupero né di reinserimento sociale.
Maglio, invece, vede oltre. Vede persone, non pazienti. Vede sogni, non limiti.
In collaborazione con Ludwig Guttmann, pioniere della sport-terapia in Inghilterra, Maglio lavora affinché l’Italia ospiti nel 1960 i Giochi Internazionali di Stoke Mandeville, organizzati una settimana dopo le Olimpiadi di Roma.
Per la prima volta, quelle competizioni prendono il nome di Paralimpiadi. L’Italia partecipa con la delegazione più numerosa, formata interamente dai pazienti del Centro di Ostia. Conquistano 80 medaglie, un risultato che va oltre lo sport: è un messaggio al mondo, un invito a guardare la disabilità con occhi nuovi.
Maria Stella è accanto al marito in ogni fase. Lo sostiene, lo accompagna, lo ascolta quando torna a casa distrutto dalle storie dei soldati mutilati che aveva curato durante la guerra.
È lei stessa a raccontare che tutto nacque da un momento preciso: due giovani pazienti a cui Maglio dovette comunicare che non avrebbero più camminato. Quel dolore lo spinse a cercare una strada diversa, una speranza possibile.
La Tedofora del Bene: il cammino di Maria Stella Calà con la Fiamma Olimpica
Oggi, a 80 anni, Maria Stella porta avanti la missione del marito con una forza che sorprende chiunque la incontri. Ha ricevuto il Collare d’Oro Paralimpico, ha partecipato a cerimonie commemorative, ha incontrato studenti e istituzioni, diventando la voce di un’eredità che non vuole andare perduta.
Quando le viene chiesto di portare la Torcia Olimpica per Milano Cortina 2026, accetta senza esitazioni.
Per lei non è solo un onore: è un atto d’amore.
Ogni passo compiuto nel quartiere Ostiense è un dialogo con Antonio. Ogni sguardo rivolto alla fiamma è un modo per dirgli che la sua battaglia continua. Maria Stella racconta di aver sentito la sua presenza lungo tutto il percorso, come se lui fosse lì, accanto a lei, in mezzo alle telecamere e alla folla.
In quel momento, non era solo una Tedofora: era una testimone della storia, una custode dei valori che hanno cambiato la vita di migliaia di persone.

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