Manfredonia, Tari: “La farsa del Consiglio Comunale”

Manfredonia, Tari: “La farsa del Consiglio Comunale”

Mentre a Siponto si consuma l’ennesimo fallimento del Manfredonia Festival, in Comune va in scena lo spettacolo di quel che resta della maggioranza di governo: un provvedimento illegittimo che determina la TARI 2026 passa con un consiglio comunale umiliato nelle sue prerogative, con atti inviati per l’esame poche ore prima della discussione.

A nulla sono serviti gli interventi dei consiglieri Galli e Di Staso, che si sono scagliati contro il presidente del Consiglio comunale, ridotto a passacarte della maggioranza, e hanno richiamato con durezza il ruolo del Consiglio e la necessità di avere gli atti per tempo. Di Staso, in particolare, ha bollato con scherno l’evidente impreparazione dei consiglieri di maggioranza sull’argomento. Consiglieri ridotti a un manipolo di yes men che, senza alcuna dignità politica, si prestano ad approvare atti palesemente discutibili.

Quanto emerge dagli atti sulla costruzione della TARI 2026 è gravissimo. Non siamo di fronte a un vero risparmio, a una riduzione del costo del servizio o a un miglioramento della riscossione. Siamo davanti a una manovra costruita per ottenere a ogni costo un risultato politico già deciso a monte: mantenere apparentemente invariata la TARI nel 2026 e nel 2027, scaricando sui cittadini una parte rilevante del rischio finanziario.

Il documento più inquietante è la nota di “Sua Maestà la Legalità” il sindaco La Marca datata 22 luglio 2026. Vi si legge testualmente che, “in seguito agli accordi verbali intercorsi”, l’Amministrazione, volendo mantenere inalterati gli importi del PEF, chiede di ridurre la componente relativa ai crediti di dubbia esigibilità di 197.398 euro nel 2026 e di 365.146 euro nel 2027. Nessuna relazione preventiva del dirigente finanziario. Nessuna analisi della morosità. Nessuna dimostrazione di un miglioramento degli incassi. Nessun impatto esposto sul piano di riequilibrio del Comune. C’è soltanto un obiettivo politico e l’aritmetica delle cifre necessarie a raggiungerlo.

Se gli importi indicati dal Sindaco non derivano da una specifica istruttoria preventiva o contestuale del dirigente competente, non siamo più nel campo dell’indirizzo politico: siamo davanti a uno sconfinamento nella gestione finanziaria, con profili di carenza istruttoria, difetto di motivazione e violazione della separazione tra politica e gestione amministrativa.

AGER, nella relazione definitiva, ammette che la manovra è stata costruita “come da precisa indicazione del Comune”. L’Agenzia recepisce la rinuncia a circa 355 mila euro di conguagli e le riduzioni degli accantonamenti per crediti richieste dal Sindaco. La nota è datata 22 luglio; la determina di validazione è del 23 luglio. In appena ventiquattr’ore, una richiesta fondata dichiaratamente su “accordi verbali” entra nel PEF approvato, senza che nessuno si preoccupi di formalizzarne l’istruttoria.

Il quadro peggiora considerando il comportamento del Collegio dei Revisori. Il 28 luglio il Comune ha trasmesso le proposte consiliari sul PEF e sulle tariffe, chiedendo il “precipuo parere di competenza”. I Revisori non hanno espresso alcun parere, sostenendo che quelle proposte non rientrassero tra gli atti per i quali l’articolo 239 del TUEL prescrive obbligatoriamente il loro giudizio, e rinviando la valutazione di congruità, coerenza con il bilancio e incidenza sugli equilibri finanziari a un momento successivo. Ma il parere richiesto dal Comune andava comunque riscontrato, obbligo di legge o meno: il Collegio possiede requisiti, competenze tecnico-giuridiche e la terzietà necessaria per farlo. Non averlo fatto, nel momento in cui contava, è un silenzio che pesa quanto un’omissione.

La finanza pubblica non può essere governata con accordi verbali, note monocratiche e numeri calcolati a ritroso per ottenere un risultato politico già scritto. Chiediamo che vengano resi pubblici immediatamente: l’istruttoria del dirigente finanziario, i pareri tecnico e contabile, le simulazioni sugli incassi, l’assenso formale di ASE, tutti i messaggi scambiati sulla piattaforma AGER e la valutazione dell’impatto sul piano di riequilibrio.

In assenza di questi atti, la procedura resta opaca, temeraria e illegittima. Non si può chiedere ai cittadini di fidarsi di una TARI decisa per lettera, validata in ventiquattr’ore e priva di un giudizio preventivo dei Revisori sulla tenuta complessiva dei conti comunali.

Palombella Rossa

Exit mobile version