L’anfiteatro romano di Siponto:
tra archeologia e stratificazione storica
a cura di Giovanni Ognissanti – Archivio Storico Sipontino
Nei giorni scorsi si è parlato molto degli scavi archeologici nel perimetro urbano della Vetere Siponto.
Dalle dichiarazioni lette e ascoltate abbiamo voluto sintetizzare quelle che in particolar modo riguardano il cosiddetto anfiteatro per meglio capire e circoscrivere le notizie che lo riguardano.
Nell’antica Roma, il possesso di un anfiteatro era simbolo di prestigio e influenza. Solo alcune categorie di città potevano vantare questo privilegio: le coloniae, città fondate dai Romani e abitate da cittadini romani; i municipia, che godevano di cittadinanza e autonomia; e le urbes, centri importanti che acquisivano il diritto di avere un anfiteatro come emblema del potere imperiale1. Tra le città italiane che conservano testimonianze di questi edifici vi sono Roma (Colosseo), Pompei, Verona, Lecce, Capua, Pozzuoli, Cagliari, Catania e Siracusa2.
Anche in Capitanata, regione storica dell’Italia meridionale corrispondente all’attuale provincia di Foggia, gli anfiteatri attestano la rilevanza dei centri urbani romani. Lucera e Siponto erano tra i principali nuclei della Daunia e della successiva Regio II Apulia et Calabria. Gli anfiteatri servivano per spettacoli pubblici, giochi gladiatori e venationes, e riflettevano l’organizzazione sociale e politica della città3.
A Siponto, le recenti indagini archeologiche condotte dalle Università di Bari e Foggia, sotto la direzione dei professori Roberto Goffredo, Maria Turchiano e Giuliano Volpe, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province BAT e FG, hanno portato alla luce significativi risultati4. Oltre a edifici medievali, case, magazzini, fosse granarie e sepolture, è stata individuata parte di un anfiteatro romano, costruito in età augustea e presumibilmente abbandonato tra V e VI secolo a causa della diffusione del cristianesimo e del riuso dei materiali edilizi in epoca medievale5.
L’anfiteatro di Siponto, posto in periferia vicino alle mura cittadine per ragioni di ordine pubblico e accessibilità, aveva dimensioni considerevoli: circa 78 metri di lunghezza e 68 di larghezza, con una capienza stimata di 8.000 spettatori. Gli scavi hanno consentito di evidenziare il muro perimetrale in opera reticolata, conservato fino a quasi tre metri di altezza, mentre la cavea e l’arena risultano parzialmente conservate nella parte inferiore6. Sopra le strutture romane si svilupparono, nei secoli, edifici medievali, tra cui una grande domus attribuita agli anni di Federico II, e un cimitero, testimoniando la complessa stratificazione urbana del sito.
Le ricerche aeree e geofisiche avevano anticipato la presenza dell’anfiteatro, confermata ora dagli scavi, aprendo nuove prospettive per la valorizzazione dell’intero parco archeologico, che include la basilica paleocristiana, i quartieri medievali e la zona portuale. Come sottolinea la soprintendente Anita Guarnieri, «la collaborazione tra Soprintendenza, Direzione Musei e Università è testimone di un rapporto sinergico che mira alla conoscenza e valorizzazione del patrimonio»7. Analogamente, il direttore del Museo Regionale Luca Mercuri evidenzia come la ricerca scientifica integrata con la tutela stia aumentando le conoscenze necessarie per l’ampliamento delle aree di visita del Parco8.
L’anfiteatro di Siponto non è dunque solo testimonianza di spettacoli e vita urbana romana, ma anche simbolo di continuità storica, di stratificazione culturale e di collaborazione scientifica tra enti archeologici, museali e accademici. La sua progressiva esplorazione e valorizzazione rappresenta un passo cruciale per comprendere non solo la storia romana della Daunia, ma anche la trasformazione urbana e sociale della città attraverso il Medioevo fino ai giorni nostri.
NELLA FOTO DI COPERTINA (riproduzione vietata) si notano gli scavi dell’anfiteatro sipontino e sulla destra in basso quelli che sono i gradoni della cavea.
Note
- Richardson, L. (1992). A New Topographical Dictionary of Ancient Rome. Baltimore: Johns Hopkins University Press, p. 41.
- Claridge, A. (2010). Rome: An Oxford Archaeological Guide. Oxford: Oxford University Press, p. 82-90.
- Coarelli, F. (2007). Guida Archeologica di Roma. Milano: Arnoldo Mondadori Editore, p. 120.
- Manfredonia, Università di Bari e Foggia, Scavi 2023, Direzione Prof. Volpe, Prof.ssa Turchiano e Prof. Goffredo.
- Longobardi, F. (2023). Rapporto preliminare sugli scavi di Siponto. Direzione Regionale Musei Puglia.
- Guarnieri, A. (2023). Dichiarazioni alla stampa sul progetto di valorizzazione del Parco Archeologico di Siponto.
- Mercuri, L. (2023). Commento istituzionale sul coordinamento tra ricerca e tutela dei beni archeologici.

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