La memoria ritrovata in una foto: Eugenio Glueksmann, lo “Steinlauf” di Primo Levi in “Se questo è un uomo” a Manfredonia
Oggi, 27 ottobre, si celebra la Giornata Mondiale del Patrimonio Audiovisivo, istituita dall’UNESCO per richiamare l’attenzione sull’importanza di custodire e rendere accessibili le immagini e le testimonianze del passato. E proprio oggi voglio raccontare una fotografia che mi ha particolarmente colpita.
È stata scattata a Manfredonia il 28 agosto del 1940.
Nell’immagine ci sono due uomini seduti all’esterno di un edificio. Alle loro spalle alcuni manifesti affissi al muro. Uno dei due, quello sulla destra, si chiama Eugenio Gluecksmann.
Un nome che apparentemente può dire poco. Ma la sua storia conduce da Manfredonia fino ad Auschwitz e incrocia quella di uno dei più grandi testimoni della Shoah: Primo Levi.
Gluecksmann era nato in Ungheria nel 1890 e nel 1938 era giunto in Italia. Il 1° luglio 1940 fu internato nel campo di Manfredonia, allestito nell’ex Mattatoio comunale, quella grande struttura che ancora oggi esiste all’ingresso sud della città.
Ne ho scritto diverse volte, perché pochi manfredoniani sanno che durante la seconda guerra mondiale la nostra città ospitò un campo di concentramento. Un luogo certamente diverso dai campi di sterminio nazisti, ma pur sempre un luogo nel quale uomini e donne venivano privati della propria libertà perché considerati “indesiderabili” dal regime.
Eugenio Gluecksmann rimase a Manfredonia fino al settembre del 1940. Successivamente riuscì a ricongiungersi alla moglie Enrichetta e alla figlia Elena. Nel dicembre 1943 fu nuovamente arrestato.
Da Fossoli, il 22 febbraio 1944, partì il convoglio diretto ad Auschwitz. Su quello stesso treno viaggiava anche Primo Levi.
I due furono poi trasferiti a Monowitz e per circa tre mesi condivisero la stessa baracca, il Block 6.
Ed è qui che Eugenio Gluecksmann entra nella storia della letteratura e della memoria europea.
In “Se questo è un uomo”, Primo Levi lo ricorda con lo pseudonimo di “Sergente Steinlauf”.
È Steinlauf l’uomo che, nel lager, davanti ad un Levi ormai stremato e tentato di abbandonare perfino i più semplici gesti di cura personale, gli trasmette una lezione destinata a diventare una delle pagine più alte del libro: anche quando tutto è costruito per togliere all’uomo la propria umanità, bisogna continuare a difendere la propria dignità.
Lavarsi, tenersi in ordine, non lasciarsi andare non erano più semplici gesti quotidiani. Erano una forma di resistenza.
Oggi sappiamo che quell’uomo era passato da Manfredonia quattro anni prima.
Ed è forse questo che rende questa fotografia così impressionante.
Guardiamo un uomo elegantemente vestito, seduto tranquillamente davanti ad un edificio della nostra città, in un giorno d’estate del 1940. Non sappiamo cosa stesse pensando. Non sappiamo chi fosse l’uomo accanto a lui. E stiamo ancora cercando di identificare con precisione il luogo della fotografia (forse corso Roma, dove c’era un dopolavoro per operai).
Ma noi oggi sappiamo ciò che lui non poteva sapere: conosciamo il viaggio che lo avrebbe portato ad Auschwitz e sappiamo che la sua voce, attraverso Primo Levi, sarebbe arrivata fino a noi.
Eugenio Gluecksmann morì il 18 gennaio 1945, nei giorni dell’evacuazione di Auschwitz.
La sua storia, però, non finì lì. Nel fondo che porta il suo nome, oggi conservato dalla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, sono custodite fotografie, lettere e documenti della famiglia. Tra questi anche due lettere inviate nel dopoguerra da Primo Levi alla famiglia Gluecksmann.
La fotografia di Manfredonia è conservata proprio in quell’archivio ed è catalogata con una data e un luogo precisi: “28 agosto 1940 – Manfredonia”.
A volte pensiamo alla grande Storia come a qualcosa accaduto lontano da noi.
Poi basta una fotografia. Un muro. Una porta. Due sedie di paglia.
E improvvisamente Auschwitz, Primo Levi e una delle pagine più conosciute di “Se questo è un uomo” passano anche dalla nostra città.
Da anni racconto la storia dell’ex campo di concentramento di Manfredonia e continuo a pensare che quel luogo meriti di diventare davvero un luogo della memoria, capace di raccontare alle nuove generazioni ciò che accadde anche qui.
Questa fotografia aggiunge oggi un altro tassello importante.
E credo che il prossimo 27 gennaio, Giorno della Memoria, Manfredonia possa e debba dedicare uno spazio particolare proprio a Primo Levi e ad Eugenio Gluecksmann.
Per raccontare agli studenti che lo “Steinlauf” incontrato nelle pagine di “Se questo è un uomo” non è soltanto un personaggio di un libro.
Era un uomo. E nell’estate del 1940 era qui, a Manfredonia.
Maria Teresa Valente
Assessora al Welfare e Cultura

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