La Marca: “Viva l’Italia unita, viva le Forze Armate”

La Marca: “Viva l’Italia unita, viva le Forze Armate”

Il 4 novembre è un giorno importante: celebriamo la Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Oggi commemoriamo i caduti e i dispersi di tutte le guerre. Ma oggi é un giorno di memoria viva. Non un esercizio di nostalgia, né la semplice celebrazione di un passato, ma un’assunzione di responsabilità nel presente. Perché ricordare significa anche saper trasformare le paure di oggi in coraggio, le difficoltà in impegno, le incertezze in spirito di servizio. Quello stesso spirito che, nel corso della nostra storia, ha chiesto anche la vita a tanti servitori del nostro Paese

Per questo, oggi, anche Manfredonia rivolge un pensiero alle vittime del tragico incidente che ha coinvolto un elicottero militare italiano in Bosnia, nel quale hanno perso la vita i due sergenti dell’Aviazione e dell’Esercito, Simone Ruggia e Claudio Marchesi, insieme ai due militari della Croce Rossa, il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci. A loro va il nostro ricordo, alle loro famiglie la nostra vicinanza.

Ma il 4 novembre è anche una Festa nazionale. E allora oggi dobbiamo poter dire, con orgoglio e consapevolezza: Viva l’Italia!

Viva l’Italia dell’Armistizio di Villa Giusti, firmato il 3 novembre ed entrato in vigore il 4 novembre 1918. Una data che segna la conclusione della Prima guerra mondiale per il nostro Paese e che porta con sé il sacrificio di un’intera generazione: circa 600.000 caduti provenienti da ogni regione, da ogni ceto sociale,un sacrificio immenso, che contribuì a cementare la nostra unità nazionale e che non possiamo dimenticare.

Viva l’Italia che ripudia la guerra.

Perché il 4 novembre non può e non deve essere un’esaltazione della guerra in sé. Ogni guerra è una tragedia, una crudeltà devastatrice, una sconfitta per l’umanità intera. È incapace di risolvere davvero i problemi dei popoli e lascia dietro di sé dolore, distruzione e generazioni ferite.

Oggi, più che mai, sentiamo attuale l’invito e il monito di un grande Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, che ci ricordava la necessità di «svuotare gli arsenali di guerra e riempire i granai». Un messaggio che non dovrebbe mai smettere di guidare le scelte di chi ha responsabilità pubbliche.

Viva l’Italia unita.

Un’Unità che non può essere soltanto una formula burocratica, né una semplice uniformità imposta dall’alto. L’unità nazionale è, prima di tutto, coesione sociale, solidarietà, pari dignità e pari opportunità. È la capacità di superare le disuguaglianze territoriali, a partire da quelle che ancora separano il Nord e il Mezzogiorno, e di riconoscere il valore delle differenze.

Per questo non può esserci un’autonomia che, anziché valorizzare i territori, finisca per dividerli e compromettere l’uguaglianza dei diritti e delle opportunità tra i cittadini. L’unità di un Paese si misura anche dalla capacità di non lasciare indietro nessuno.

E ancora, difendere l’Italia unita significa difendere una delle conquiste più importanti della democrazia: l’idea di popolo come demos, cioè come comunità di cittadini e di persone titolari di diritti, e non come ethnos, un gruppo umano definito da una presunta omogeneità di origine o discendenza.

Perché mettere in discussione questo principio, arrivando a considerare le seconde generazioni di ragazze e ragazzi cresciuti nel nostro Paese come cittadini di serie B, significa arretrare sul piano della civiltà, della democrazia e dei valori costituzionali. L’appartenenza a una comunità non può essere misurata dal sangue o dalle origini, ma deve fondarsi sui diritti, sulla partecipazione e sul riconoscimento reciproco.

Viva l’Italia dei bambini, di queste bandiere sventolate con entusiasmo, di chi oggi guarda a questa giornata con gli occhi pieni di curiosità e di speranza.

Viva l’Italia dei giovani, di quelli che scelgono di scendere in piazza, di farsi sentire, di cercare risposte e di rivendicare un senso che noi adulti, troppo spesso, non siamo stati capaci di trasmettere loro.

Viva l’Italia che scende in piazza e protesta pacificamente. Perché dietro quelle proteste c’è un malessere sociale profondo, che nasce dalle disuguaglianze, da una violenza che può essere anche istituzionale, dalla distanza tra la politica dei palazzi e i problemi reali delle persone. C’è il grido di chi non riesce più ad arrivare a fine mese, di chi non si sente ascoltato, di chi chiede soltanto dignità e una possibilità.

Viva l’Italia delle donne e degli uomini in divisa. Divise che, a volte, sembrano troppo strette per il peso delle responsabilità, delle offese gratuite, della solitudine e della frustrazione che chi le indossa può trovarsi a vivere.

Perché dietro ogni divisa c’è una persona: un uomo, una donna, una famiglia, degli affetti. Ci sono il coraggio e la paura, il senso del dovere e il peso del pericolo quotidiano, la consapevolezza che ogni servizio può comportare anche il rischio di non tornare a casa.

A loro dobbiamo rispetto, riconoscenza e vicinanza. Non soltanto nelle occasioni ufficiali, ma ogni giorno, attraverso gesti concreti e un sostegno che non venga mai meno.

Viva l’Italia di questa fascia tricolore. Di chi l’ha indossata e di chi la indossa oggi con impegno, serietà e alto senso di responsabilità, consapevole dell’onore e dell’onere di rappresentare le istituzioni. Istituzioni che devono essere sempre all’altezza della fiducia dei cittadini.

Viva l’Italia che non ha paura. L’Italia onesta, della gente perbene, delle famiglie, delle persone che ogni giorno fanno la propria parte. Di quegli uomini e quelle donne capaci di cambiare schema, di interrompere la ripetizione di ciò che non funziona più, di rialzarsi e di provare a cambiare anche un finale che sembra già scritto.

Viva l’Italia che sceglie di non stare dalla parte di un sistema quando produce esclusione, di non stare dalla parte del mercato quando questo finisce per mercificare la vita umana.

Viva l’Italia di chi sa restare umano in un mondo che troppo spesso tende a disumanizzare. Di chi sceglie di non essere neutrale quando la neutralità rischia di diventare complicità con chi esercita il potere senza responsabilità.

Viva l’Italia di chi lotta, anche senza urlare, senza agitarsi, magari in modo diverso: con discrezione, determinazione, attenzione, presenza e responsabilità.

L’Italia di chi decide di stare accanto agli esclusi, ai più fragili, a chi resta indietro. Di chi sceglie di ascoltare prima di parlare, di comprendere prima di giudicare, di tendere una mano invece di voltarsi dall’altra parte.

Viva l’Italia della cultura e della cura, dei piccoli gesti di solidarietà, quelli compiuti lontano dai riflettori, senza aspettarsi riconoscimenti. Gesti che possono sembrare piccoli, ma che hanno una forza profondamente rivoluzionaria. Sono come luci che si accendono nella notte: una dopo l’altra, moltiplicandosi, possono illuminare strade intere. Possono illuminare la nostra città.

Perché, in fondo, l’Italia che celebriamo oggi non è soltanto quella raccontata nei libri di storia, quella delle grandi date o delle celebrazioni ufficiali. È anche, e soprattutto, quella che ciascuno di noi contribuisce a costruire ogni giorno, con le proprie scelte, con il proprio lavoro, con il rispetto degli altri e con la capacità di non lasciare nessuno solo.

Ed è questa l’Italia che vogliamo continuare a difendere e a costruire.

Viva l’Italia.

Viva l’Italia unita.

Viva le Forze Armate.

Domenico La Marca – Sindaco di Manfredonia

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