Persone, fatte di mezze parole,
come nuvole acerbe
filtrate dal vento dissolubile,
imbevute nelle forme scure più abiette,
rotolano tra il dire e il fare,
tra il verbo comprare e vendere
arrampicate sulle proprie scarpe,
per poi inciampare
in una cruda frase.
Io salgo in orizzontale,
forme di scarpe nuove
raccontano un percorso,
oltrepassano le curve
pianure, girano l’angolo,
con un parallelo, un pennarello
un inchiostro, io prendo il vino,
asciugo pozzanghere –
in una città in verticale.
Di Claudio Castriotta

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