Il Noce di Uggiano: il mistero che non smette di inquietare il Salento

Tra gli ulivi scavati dal vento e i muretti a secco consumati dal tempo, Uggiano la Chiesa non è solo un borgo del Salento, ma anche il palcoscenico di una delle leggende più suggestive del Sud Italia. Qui, appena fuori dal centro abitato, la tradizione colloca un grande noce secolare, legato a riti notturni, formule sussurrate e feste proibite. È il famoso “noce del mulino a vento”, luogo di raduno di streghe e maghi, ma soprattutto di paure collettive, tramandate per secoli nei racconti delle famiglie. Ancora oggi, la storia del noce di Uggiano si muove sul confine sottile tra folclore e inquietudine, diventando un tassello prezioso della memoria del territorio.

Il noce del mulino a vento: sabba, formule e un albero sparito

Secondo la leggenda, nelle campagne di Uggiano le streghe – le famose macàre o striare salentine – si riunivano nelle notti dei solstizi e degli equinozi ai piedi di un grande noce, vicino a un mulino a vento ormai scomparso. Lì si sarebbe consumato il cuore del loro mondo segreto: danze sfrenate, invocazioni al demonio, unguenti preparati con erbe e sangue di animali, richiami agli spiriti e richieste di vendetta o favori. Per i contadini del posto quel lembo di campagna non era solo un luogo fisico, ma una frontiera con l’ignoto, un punto preciso della mappa che nessuno voleva raggiungere dopo il tramonto.

In questa cornice s’inserisce l’episodio più celebre, quello che spiega perché il noce, oggi, sarebbe diventato “invisibile”. La tradizione popolare racconta di un oste del paese, incuriosito dalle voci che circolavano sulla moglie e sulle sue misteriose “uscite” nelle notti di luna piena. Una sera, con la locanda gremita e le provviste ormai agli sgoccioli, l’uomo capisce che solo la consorte, impegnata al sabba, può aiutarlo. Decide allora di raggiungere il noce del mulino a vento per chiedere il suo intervento. Sa che esiste una formula per entrare in quel luogo, ma la pronuncia in modo errato. Invece di aprire un varco sicuro, spalanca le porte a una forza che non controlla: il racconto parla di un improvviso risucchio, di un corpo trascinato in aria, a testa in giù, sospeso sopra il suolo.

È qui che entra in scena la moglie, strega tra le streghe ma ancora legata a quell’uomo che l’aspetta alla locanda. Interviene con una contro-formula e lo salva, spezzando l’incantesimo che avrebbe potuto ucciderlo. Da quel momento, però, la comunità magica decide di proteggersi: il noce viene “nascosto” alla vista dei comuni mortali, reso invisibile, irraggiungibile, accessibile solo a chi appartiene a quel mondo delle tenebre. Da allora, nessuno saprebbe indicare con precisione dove sorgesse l’albero, anche se molte tradizioni collocano il sito nei pressi di un antico frantoio ipogeo seicentesco.

A ricostruire in modo organico la trama della leggenda, con il contesto storico del Seicento pugliese attraversato da guerre, pestilenze e superstizioni, è stato negli ultimi anni un approfondimento pubblicato da Quia Magazine nel 2023, che ha riportato alla luce il legame tra il noce di Uggiano e i più antichi culti condannati come eresie dalla Chiesa. Le macàre di Uggiano, come molte figure femminili del folclore meridionale, oscillano tra due immagini opposte: da un lato le streghe malefiche, accusate di rubare neonati e provocare malattie; dall’altro le guaritrici esperte di erbe, chiamate di nascosto quando un bambino stava male o un raccolto sembrava compromesso. La stessa comunità che temeva il sabba aveva spesso bisogno di quei saperi, e li cercava al riparo dagli occhi del paese, in una contraddizione tipica di molte realtà rurali.

Oggi la leggenda del noce invisibile continua a vivere soprattutto nei racconti degli anziani e negli articoli che riscoprono i misteri del Salento. C’è chi giura che, nelle notti di luna piena, dalle campagne deserte si levino ancora canti, risate, rumori di stoviglie, come se una tavolata in festa proseguisse indisturbata in un altro tempo. Altri sostengono che certe folate di vento che attraversano di colpo gli ulivi siano il segno di una danza che non si è mai davvero interrotta. Che si tratti di suggestione o memoria collettiva, la storia delle streghe di Uggiano resta uno degli esempi più forti di come il territorio salentino continui a raccontarsi attraverso i suoi fantasmi, veri o presunti.

E forse è proprio qui il cuore del fascino di questa leggenda: non tanto stabilire se il noce del mulino a vento sia mai esistito davvero, ma riconoscere quanto bisogno abbiamo di luoghi “invisibili” cui affidare paure, desideri e segreti che non trovano posto nella luce del giorno.

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