Il duello di Manfredonia (1679)

Il duello di Manfredonia (1679)

da Manfredonia Ricordi

Nel cuore del XVII secolo, la quiete di Piazza della Maddalena (oggi Piazza del Popolo) a Manfredonia fu scossa da un evento che avrebbe segnato per sempre il destino di due delle famiglie più in vista della città. Quello che iniziò come una banale lite domestica tra servitù si trasformò, per un fatale intreccio di orgoglio e sventura, in un caso diplomatico che coinvolse il Regno di Napoli e il soglio pontificio.


Tutto ebbe inizio per una questione di poco conto: il maltrattamento di un cane domestico. La disputa, nata tra le serve di Onofrio Capuano e quelle di Gabriele de Florio, degenerò rapidamente. (Erroneamente fu detto da Matteo Spinelli e Luigi Pascale che i patrizi erano Carlo Capuano e Francesco de Nicastro. Vedi Libro di memorie della famiglia de Florio, op. cit., pag. 70).Dalle grida dei domestici si passò alle ingiurie tra le gentildonne delle rispettive casate, finché l’onore non chiamò in causa gli uomini.
Gabriele de Florio, descritto dalle cronache come un giovane dal temperamento fiero e impertinente, sostenne con vigore la parte della sua famiglia. La tensione esplose definitivamente mentre Gabriele sedeva al caffè sotto la propria abitazione:
Onofrio Capuano vi fece irruzione e, con un gesto di estremo disprezzo, gli gettò il cappello in volto. Era il guanto di sfida.
I due nobili sguainarono le spade e si affrontarono al centro della piazza. Nonostante i tentativi dei parenti del De Florio di intervenire (scendendo in fretta attraverso i passaggi segreti del palazzo) la furia del duello era ormai incontenibile.
Fu allora che Calò il Governatore della città, che risiedeva a pochi passi dal luogo dello scontro, udendo il fragore delle armi, decise di intervenire. Uscito di casa in abiti domestici e spinto da un nobile intento di pacificazione, si interpose tra i contendenti gridando ordini in nome di Sua Maestà. Ma la foga dei duellanti era tale da renderli ciechi e sordi a ogni autorità: in un tragico istante, Onofrio Capuano sferrò una stoccata destinata a Gabriele, che trapassò invece il corpo del Governatore, uccidendolo sul colpo.


L’omicidio del rappresentante regio scatenò un terremoto politico. Mentre i colpevoli fuggivano, l’Arcivescovo Vincenzo Maria Orsini (futuro Papa Benedetto XIII) si adoperò immediatamente per proteggere le due famiglie dall’ira della Gran Corte di Napoli.
Tuttavia, il peso politico dell’accaduto fu enorme:
Per placare i rapporti con Napoli, Papa Innocenzo XI fu costretto a trasferire il colto Arcivescovo Orsini alla sede di Cesena nel gennaio del 1680.


Nonostante la protezione ecclesiastica, la giustizia (e la corruzione necessaria a “quetare le cose”) presentò un conto salatissimo. I Capuano e i De Florio videro i propri beni confiscati e furono costretti a vendere ogni proprietà, mobile e immobile, per evitare il patibolo.


Quello che era iniziato con il guaito di un cane terminò con la rovina economica di due casate e la morte di un uomo giusto, lasciando alla storia di Manfredonia una lezione amara sulla vanità dell’orgoglio nobiliare.

Fonte: Libro di memorie della
Famiglia de Florio, pag. 70.
Manfredonia Testimonianze Vecchie e Nuove G.A. Gentile

Ricostruzione del duello in piazza elaborata con tecniche moderne

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