Guardie mediche turistiche, avvio in salita: il Gargano rischia di restare senza risposte

Guardie mediche turistiche, avvio in salita: il Gargano rischia di restare senza risposte

L’estate è ormai alle porte, ma l’organizzazione delle guardie mediche turistiche continua a mostrare diverse criticità. Il servizio, fondamentale per garantire assistenza sanitaria nelle località a maggiore afflusso turistico, è partito sostanzialmente dallo scorso 15 giugno: la programmazione arriva a ridosso dell’apertura, lasciando poco margine per organizzare turni, disponibilità, logistica e copertura territoriale.

Uno dei nodi principali riguarda la disponibilità dei medici. Il numero di professionisti pronti a garantire il servizio appare ridotto e, nonostante questo, le ore previste hanno un tetto massimo. Una combinazione che rischia di incidere direttamente sulla continuità dell’assistenza, soprattutto nei giorni e negli orari di maggiore pressione turistica, quando la popolazione presente sul territorio cresce in modo significativo.

A pesare è anche la questione degli alloggi. In molte località turistiche sul Gargano, trovare una sistemazione nel periodo estivo è difficile e costoso. Senza un’organizzazione adeguata degli alloggi per i medici incaricati, diventa complicato rendere realmente attrattivo il servizio, soprattutto per chi dovrebbe spostarsi da altri territori. Il tema degli incentivi, quindi, non può essere separato da quello logistico: non basta chiedere disponibilità ai professionisti se poi non vengono garantite condizioni organizzative sostenibili.

La situazione diventa ancora più delicata nelle località disagiate, come Peschici. Secondo quanto segnalato, la guardia medica sarebbe rimasta scoperta per circa tre mesi, senza che le risorse risparmiate da quella mancata copertura siano state reinvestite in maniera evidente per potenziare il servizio emergenziale sul territorio. Un aspetto che pone una domanda semplice: se un presidio resta scoperto per mesi, perché quelle risorse non vengono utilizzate per compensare almeno in parte il vuoto assistenziale creato?

A Peschici, inoltre, il problema è aggravato dalla carenza dei medici curanti. In un contesto simile, la guardia medica non svolge soltanto il proprio compito ordinario, ma finisce inevitabilmente per coprire un doppio servizio: da un lato la continuità assistenziale per i residenti, dall’altro la guardia turistica per i visitatori, compresi i tanti fuori regione che affollano il Gargano nei mesi estivi.

È qui che il tema degli incentivi diventa centrale. Non si può chiedere a un medico di lavorare da solo, spesso di notte, in una località complessa e scoperta, con responsabilità amplificate e un bacino di utenza raddoppiato, senza prevedere un’indennità adeguata. La notte, in particolare, dovrebbe essere riconosciuta con un compenso realmente importante, perché chi è di turno non copre solo un presidio: copre l’assenza di una rete territoriale più ampia.

C’è poi un altro nodo, forse ancora più concreto: quello delle ambulanze. Se un’ambulanza parte da Peschici per trasportare un paziente verso l’ospedale di San Giovanni Rotondo, distante circa un’ora e venti, il territorio rischia di restare scoperto per un tempo rilevante. Non si tratta solo del tragitto di andata: bisogna considerare il trasporto, l’arrivo in ospedale, le procedure di consegna del paziente e il rientro del mezzo. In quelle ore, in un territorio che d’estate moltiplica le presenze, il sistema può andare facilmente in affanno.

Per questo la domanda è inevitabile: se è noto che Peschici è distante dall’ospedale più vicino, se è noto che nei mesi estivi la popolazione aumenta, se è noto che mancano medici curanti e che la guardia medica rischia di svolgere un doppio servizio, perché non si investe anche sull’aumento delle unità di ambulanza presenti sul territorio? Appena un mezzo parte per San Giovanni Rotondo, dovrebbe essercene un altro pronto a coprire l’area. Diversamente, basta una sola emergenza per indebolire l’intero sistema di risposta.

Il problema non è solo organizzativo, ma geografico e sanitario. Il Gargano non è un territorio semplice: collegamenti, distanze, viabilità estiva e afflusso turistico rendono più complessa qualsiasi emergenza. In molti casi, davanti a un evento serio, l’unica risposta realmente rapida rischia di diventare l’elisoccorso, con costi e complessità operative certamente superiori rispetto a una rete territoriale più solida e presente.

Il paradosso è evidente: da un lato si riducono ore e presidi, dall’altro si espone il sistema a interventi emergenziali più gravosi. Nel mezzo restano cittadini, turisti e operatori sanitari, costretti a muoversi in un quadro fragile proprio nel periodo dell’anno in cui il territorio avrebbe più bisogno di servizi stabili.

La guardia medica turistica non può essere trattata come un servizio accessorio. In comuni come Peschici, dove d’estate la popolazione aumenta, mancano medici curanti, l’ospedale è lontano e anche la disponibilità delle ambulanze può diventare un fattore critico, rappresenta un presidio essenziale. Non è una comodità per i vacanzieri, ma un pezzo della sicurezza sanitaria del territorio.

Serve una pianificazione anticipata, con incentivi adeguati, alloggi garantiti, turni sostenibili, più mezzi di soccorso e una copertura coerente con i flussi turistici reali. Programmare a ridosso dell’estate, con pochi medici, ore ridotte, alloggi incerti, ambulanze insufficienti e servizi emergenziali fragili significa accettare un rischio che non dovrebbe essere scaricato sui cittadini.

Perché il messaggio che passa, oggi, è preoccupante: sul Gargano si può andare in vacanza, ma bisogna fare attenzione persino a stare male.

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