L’Esame di Maturità del 2026 segna un punto di svolta nel tradizionale sistema di conclusione del percorso scolastico superiore in Italia. Le novità introdotte dal decreto legge n.127/2025, convertito in legge, mirano a rendere l’esame più coerente con il curriculum seguito dagli studenti e a rafforzare il ruolo didattico e formativo della prova.
In particolare, le modifiche riguardano soprattutto la prova orale, la struttura delle commissioni, la seconda prova scritta, l’attribuzione di bonus e l’obbligatorietà delle prove per il conseguimento del diploma.
Queste novità incidono su oltre mezzo milione di studenti italiani che si preparano ad affrontare l’esame nel prossimo giugno, portando con sé punti di attenzione e nuove regole da conoscere sin da ora.
Che cosa cambia nella Maturità 2026
La novità più significativa riguarda l’orale, che non si basa più sulla discussione di un documento estratto o predisposto dalla commissione come negli anni precedenti. A partire da quest’anno, il colloquio verterà su quattro materie selezionate dal Ministero dell’Istruzione e del Merito entro il 31 gennaio di ogni anno scolastico.
Le discipline includono sempre Italiano e sono diversificate in base all’indirizzo di studio: per esempio, al Liceo Classico ci saranno Italiano, Latino, Storia e Matematica; allo Scientifico Italiano, Matematica, Storia e Scienze naturali.
Questo cambio ha lo scopo di aumentare la coerenza della prova orale rispetto al percorso formativo reale, riducendo l’imprevedibilità e favorendo una valutazione più mirata delle competenze.
Inoltre, a differenza del passato, non è possibile superare l’esame se non si sostiene il colloquio orale, nemmeno se si hanno risultati eccellenti nelle prove scritte e nel credito scolastico: la mancata partecipazione comporterà la bocciatura.
La seconda prova scritta, che rimane specifica per indirizzo, ha già visto la pubblicazione delle materie scelte per il 2026: Latino per il Liceo Classico e Matematica per il Liceo Scientifico. Anche per gli altri percorsi, le discipline caratterizzanti sono state rese note tramite la piattaforma ministeriale.
La prima prova, come da tradizione, sarà la prova di Italiano, in programma il 18 giugno 2026, seguita il 19 giugno dalla seconda prova.
La composizione delle commissioni cambia in modo strutturale: sarà formata da 5 membri (due interni, due esterni e un presidente esterno), anziché dai tradizionali sette commissari.
Per quanto riguarda la valutazione finale, resta il punteggio su 100, ma al sistema si aggiunge un possibile bonus di fino a 3 punti per gli studenti che raggiungono almeno 90/100 sommando credito scolastico e voti delle prove d’esame.
Con la nuova impostazione, il colloquio orale prevede anche l’esposizione dell’esperienza di Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento (PCTO) e di elementi di Educazione Civica, così come un maggiore peso alla valutazione della condotta scolastica.
Queste novità sono state pensate anche per rispondere ad episodi registrati nella sessione 2025, quando alcuni studenti scelsero di non sostenere l’orale, convinti di superare comunque l’esame: da qui l’obbligatorietà della prova e la sua centralità nel voto finale.
Nonostante i cambiamenti significativi, alcune componenti tradizionali dell’esame restano: la prova scritta di Italiano, il peso complessivo dei crediti e delle prove, e la struttura quinquennale dell’istruzione secondaria superiore.
In sintesi, la Maturità 2026 non è semplicemente un aggiornamento annuale, ma una vera e propria riforma che mira a valorizzare le competenze e la preparazione degli studenti in modo più coerente e trasparente rispetto al passato.
Queste novità inroducono un passo coraggioso verso una valutazione più organica della carriera scolastica, che però richiederà agli studenti una preparazione ancora più mirata e una comprensione profonda delle materie chiave: non sarà più possibile “galleggiare” sulle prove scritte, perché l’orale assume un ruolo cruciale nell’esito finale.
Le novità della Maturità 2026 non alleggeriscono davvero il lavoro dei docenti: se da un lato le commissioni più ridotte e l’indicazione anticipata delle materie dell’orale sembrano promettere maggiore ordine, dall’altro l’esame diventa più strutturato e richiede una preparazione didattica e valutativa più complessa lungo tutto l’anno. L’orale su più discipline, il peso delle competenze trasversali, dell’educazione civica e del percorso complessivo dello studente aumentano le responsabilità dei commissari interni, chiamati a motivare e “tenere insieme” valutazioni meno episodiche e più sistemiche.


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