Ignorantia legis non excusat dicevano i latini. Mentre secondo l’articolo 5 del codice penale “nessuno può invocare a propria scusa l’ignoranza della legge penale”. Lo sa bene il cinquantasettenne di Verona che nel 2019 ha deciso di usufruire della misura ideata dal governo “a contrasto della povertà, della disuguaglianza e dell’esclusione sociale”.
L’uomo, come si legge su l’Arena, al momento della richiesta del reddito di cittadinanza ha fornito la Dichiarazione sostitutiva unica con tutti i suoi redditi familiari. Ma, per dimenticanza o per malizia, almeno secondo le accuse, non ha denunciato di essere titolare di numerosi conti gioco, considerati rapporti finanziari. Né tanto meno l’uomo ha segnalato le vincite delle scommesse: 21.592 euro incassati nel 2018 e 10.684 euro tra il 2019 e il 2020. Somme che, se dichiarate, avrebbero fatto decadere la possibilità di accedere al reddito di cittadinanza.
Il caso è finito sul tavolo del giudice per l’udienza preliminare Paola Vacca. Al 57enne sono state concesse le attenuanti generiche, in quanto ha già iniziato a ripagare l’Inps per le somme che ha ricevuto indebitamente, ed il patteggiamento a un anno e due mesi di carcere con sospensione condizionale della pena.

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