Avvunite: La Speranza tra le Mura di San Matteo

Avvunite: La Speranza tra le Mura di San Matteo


Il 12 maggio scorso non è stata una data qualunque per la comunità di San Marco in Lamis e per l’intero territorio della Capitanata. Presso l’antico e solenne Santuario di San Matteo Apostolo, il silenzio della preghiera si è fuso con il fermento del cambiamento sociale durante la manifestazione intitolata “Avvunite, Attraversamenti di COMUNITÀ… Scolastica, Carceraria, Educante, Territoriale”. Questo evento non ha rappresentato soltanto un protocollo d’intesa o un semplice incontro formativo, ma si è configurato come un vero e proprio laboratorio a cielo aperto, capace di riunire le anime e le eccellenze delle associazioni locali che dedicano ogni giorno della propria esistenza alla costruzione di una cultura della legalità solida e condivisa.


Il palcoscenico di questa rinascita è stato un luogo dal valore inestimabile: il monastero di San Matteo, un tempo noto come Abbazia di San Giovanni in Lamis. Questo pilastro della spiritualità e della cultura, le cui radici affondano già tra il V e il VI secolo per poi consolidarsi come centro del culto dell’Apostolo delle Genti sotto il dominio longobardo, ha offerto le sue pietre millenarie come rifugio per un dialogo moderno e necessario. In questo scenario ameno, la storia artistica si è intrecciata con la missione pedagogica, ricordandoci che la bellezza non è un orpello, ma una condizione necessaria per nutrire la dignità umana.


La giornata è iniziata alle ore 11.00 con la celebrazione della Santa Messa, un momento di grazia che ha preparato il terreno spirituale ai successivi interventi istituzionali. La parola è passata poi a figure chiave che rappresentano il cuore pulsante delle nostre istituzioni: Stefano De Luca ofm, Guardiano del Convento di San Matteo Apostolo, ha aperto le porte della sua casa con la generosità di chi sa che l’accoglienza è il primo atto educativo. Accanto a lui, le voci dei sindaci Michele Merla (San Marco in Lamis) e Domenico de Vito (Orta Nova) hanno testimoniato l’impegno civile della politica, mentre l’intervento di Francesco Forliano, Dirigente Tecnico-Coordinatore dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, ha tracciato le linee guida di una scuola che non vuole più restare chiusa tra quattro mura, ma desidera farsi comunità itinerante.


Il cuore didattico dell’incontro ha pulsato attraverso testimonianze vibranti, capaci di trasformare la teoria in carne e sangue. Il Dirigente Scolastico dell’IPEOA “M. Lecce”, il Prof. Luigi Talienti, ha illustrato con passione il Patto Educativo di Comunità di San Giovanni Rotondo, seguito da Donato Rispoli, Preside del Palazzo degli Studi “Padre Pio”, che ha portato l’esperienza del Patto Territoriale di Orta Nova. La narrazione si è poi tinta delle sfumature della resilienza grazie a Rita Frigerio, referente della Comunità terapeutica semi-residenziale “Art Labor” di Foggia, e a Pino Gentile, anima della comunità educativa di Monte Sant’Angelo. Ogni parola, supportata dalla competenza tecnica di Leonardo Cavalli, esperto di Diritto Scolastico, ha contribuito a delineare un orizzonte in cui il diritto allo studio e il diritto alla dignità si fondono in un unico grande obiettivo. Tra gli ospiti l’ex senatore Nicola Morra e una rappresentanza dell’Associazione Panunzio.
Alle 13.20, l’evento ha vissuto uno dei suoi momenti più toccanti e simbolici: il pranzo conviviale all’interno dello storico refettorio del Convento. Qui, l’arte dell’ospitalità è stata affidata alle mani sapienti e alle divise impeccabili degli studenti dell’IPEOA “M. Lecce”. Vedere questi giovani servire con cura e dedizione in un luogo così carico di storia è stato l’esempio plastico di cosa significhi “educare al fare”. Il cibo è diventato ponte, la tavola si è trasformata in un altare laico della condivisione, sancendo quel Patto educativo di comunità che abbraccia l’intera provincia.


Le alleanze educative che hanno visto protagoniste le famiglie, gli alunni, il terzo settore e le realtà delicate della riabilitazione e dell’area carceraria, hanno composto un parterre d’eccezione, patrocinato dall’Ufficio Scolastico Regionale. Non si è trattato di un semplice confronto, ma di una celebrazione del bene comune e della collettività. In un mondo spesso frammentato, la giornata ha esaltato il concetto di “seconda possibilità”, intesa non come un condono, ma come un’opportunità di crescita e di comunione. Queste sinergie proattive non sono rimaste inerti sulla carta burocratica, ma si sono riversate in “zone di campo” dove ogni protagonista, dal dirigente allo studente, diventa una “particella rigenerante” capace di innescare una reazione a catena di legalità.


Con la partecipazione di oltre cento spettatori attenti, la scuola ha dimostrato di poter andare “oltre il territorio”, toccando quelle corde profonde che fanno pulsare i cuori. Come ha sottolineato con emozione il Prof. Luigi Talienti, gli interventi sono stati caratterizzati da un’empatia profonda, capaci di scavare solchi di speranza laddove spesso regna l’indifferenza. La forza del campo e le azioni concrete si sono incrociate tra le ombre dei chiostri, ribadendo che la valorizzazione dei nostri beni culturali passa inevitabilmente attraverso il riscatto sociale.
In questo luogo di fede, si è praticata una vera “fede laica”: la convinzione che si possano trasformare i territori in zone attrattive capaci di contrastare la devianza alimentare la speranza. Il ringraziamento finale del Dirigente Talienti è andato a Padre Stefano e a tutta la complessa architettura della comunità educante: docenti, personale ATA, assistenti tecnici e amministrativi, collaboratori scolastici. Ma il plauso più grande è andato ai ragazzi, linfa vitale e ragione ultima di ogni sforzo. Perché, ha concluso il Dirigente Scolastico Prof. Luigi Talienti: “in questo 12 maggio, il progetto Avvunite non è una fase documentale, ma una virtù che si fa pragmatismo quotidiano, un seme di luce piantato nel solco della nostra storia”.

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