Asciatora: un diabolico compromesso come riscatto dalla povertà

‘ASCIATORA’: UN DIABOLICO COMPROMESSO COME RISCATTO DALLA POVERTÀ.

di GarganodaScoprire

Le fiabe, si sa, vengono spesso raccontate, soprattutto ai più piccoli, per incutere timore. Esse sono costellate di un universo di personaggi paurosi, fuori dal normale, utili a trasmettere una morale educativa consona alla cultura di quelle comunità che, tali fiabe, le hanno partorite.

Piaceva o non piaceva, quei personaggi servivano a tenere lontano i pargoli dai pericoli di tutti i giorni.

Ma alcuni racconti popolari propongono dettagli orrorifici tali da andare oltre certi stereotipi, nascondendo tra le fitte trame elementi che permettono di comprendere una certa antropologia, in grado di svelare modi di vivere e condizioni ai limiti della sopravvivenza.

Ci sono stati momenti della storia delle comunità garganiche e daunie (e non soltanto loro) in cui vivere non risultava affatto semplice, costringendo molti individui a regredire quasi al livello di barbarie per poter sopravvivere. In quei frangenti, elementi sovrannaturali si mischiavano con credenze religiose più o meno accettate e con il desiderio, portato all’estremo, di riscatto sociale per poter garantire una migliore sopravvivenza per sé e per la propria famiglia.

È il caso della cosiddetta ‘asciatora’ (o sciatora, acchiatura, secondo i vari dialetti), ovvero il ritrovamento di un tesoro nascosto attraverso un sogno, con l’intervento di entità sovrannaturali come spiriti, defunti, demoni o anche Scazzamurridde, folletti dispettosi con comportamenti al confine tra il malefico e il benevolo.

Ma andiamo con ordine e raccontiamo la storia dell’asciatora, nella sua versione sannicandrese, utilizzando le parole del compianto Enzo Lordi:

“[… vi erano] tesori nascosti che solo un folletto, uno gnomo, nu’ Scazzamurredde, poteva farti trovare. Esso compariva in sogno per dare le istruzioni e quindi ci si recava sul luogo indicato e si portava con sé un bambino in fasce che si appoggiava a terra. L’uomo doveva scavare per trovare il tesoro. Ma il ritrovamento del tesoro era legato a una gara tremenda e terribile contro il tempo, che aveva come fulcro il bambino, perché man mano che l’uomo scavava il bambino sprofondava nella terra. Si dice che un padre era arrivato a un millimetro dal forziere che conteneva il tesoro, ma dato uno sguardo al figlio si avvide che sulla superficie della terra apparivano ormai solo i capelli. Emise un grido di dolore e spavento, buttò la zappa e si precipitò sul figlio, giusto in tempo per strapparlo all’interramento. Nello stesso istante la terra inghiottì il tesoro.”

Anche il Tancredi, di Monte Sant’Angelo, ci parla della medesima leggenda, l’acchiatura, legata alla ricerca di tesori nascosti. “Non vi è luogo del Gargano che non abbia dei tesori seppelliti da antichi abitatori o da briganti nelle fabbriche antiche, nei boschi, sulle cime dei monti. Ecco perchè essi [i cercatori] deturpano il vetusto e interessante castello normanno-svevo-aragonese, non tralasciando di scavare in molti punti dell’estesissimo territorio comunale.”

Non solo a Monte Sant’Angelo o San Nicandro Garganico, ma ogni luogo particolare e misterioso del promontorio ha dato vita a racconti di tesori di questo tipo: abbiamo già parlato in altri post (nei commenti, i link corrispondenti) di presunte ricchezze nascoste a Paglicci, come anche nella Valle degli Eremi a Stignano, o ai piedi di Monte Sacro, o Pulsano e nelle varie cavità carsiche come Grotta dell’Angelo a Devia e Grotta del Pian della Macina, sempre a San Nicandro.

Per accedere a questi tesori era necessario l’elemento sovrannaturale: l’utilizzo di grimori antichi o libri malefici per invocare entità demoniache preposte al ritrovamento dei tesori nascosti (Paglicci, Eremo della Trinità a Stignano); defunti o spiriti più o meno buoni, che elargivano indicazioni su dove scavare, in luoghi speciali o caratteristici (castello e alcune contrade di Monte Sant’Angelo, Badia di Pulsano, Castelpagano); Scazzamurridde e folletti dispettosi che costringevano i contadini garganici a comportamenti buffi e semi tragici pur di trovare l’agognato tesoro (Grotta dell’Angelo e Pian della Macina).

Di sicuro, molti garganici si soro arricchiti in seguito al ritrovamento di orci di creta (le fasine, le pignate) pieni di monete o di materiale archeologico di valore sotterrato ‘sott lu cragne di Cruci’, sotto Monte Sacro, altro luogo che ha subìto non poco il vandalismo dei cercatori di tesori come avvenuto a Paglicci e Pulsano. Solo un tesoro ritrovato, come sottolinea il Tancredi, poteva spiegare l’arricchimento improvviso, perché con l’onesto lavoro, con i sacrifici di ogni sorta non era possibile ammucchiare ricchezze favolose, onde molto a proposito dice l’esperienza popolare: ‘o avute, o truete, o arrubbete’, ovvero ‘o ereditato, o trovato, o rubato’.

Il termine ‘acchiatura’ è ancora oggi presente nei dialetti salentini con il significato di ‘ritrovamento’, ‘scoperta’ (‘cchiare, trovare): tale tradizione riguarda infatti non soltanto il Gargano e la Daunia ma molte regioni della Puglia e del meridione. Ma la questione del bambino in fasce da portare sul luogo del ritrovamento in cambio del tesoro sembra essere una peculiarità esclusiva di San Nicandro Garganico.

A tal proposito, c’è uno studio della Nardella che permette un’interpretazione antropologica del fenomeno ‘asciatora’: “Il sogno, definibile come una pseudocompensazione di desideri irrealizzabili o per sempre perduti, per via del ricatto sociale legato alla burocrazia macchinosa e al timore del giudizio degli altri sulle nostre scelte autentiche, viene in aiuto all’uomo attraverso l’idea del fantastico, che gli permette di cullarsi nel viaggio immaginifico che forse qualcosa di meraviglioso un giorno potrebbe accadere.

Attraverso la dimensione del sogno si va in cerca di fortuna, di principi e principesse, di amori perduti o da sempre sognati, di mondi immaginari, di draghi leggendari e cavalieri valorosi, di forzieri perduti che donano, con il loro antico oro, la speranza di una vita regale.”

E ancora: “Le grotte, dunque, sono una delle tappe di questo meraviglioso itinerario. Molte di esse, tra cui la Grotta dell’Angelo, nascono dal grembo sacrale di un passato lontano, che le renderebbero una sorta di ‘porta dimensionale’, attraverso la quale si avvererebbe il tanto agognato contatto tra l’uomo e gli gnomi, le fate, i folletti e, non tralasciamo, il nostro adorato ‘Scazzamurredde’, che è sempre stato di buona o cattiva compagnia (ciò dipendeva dal suo generoso o pestifero comportamento legato alla bontà o cattiveria delle persone che venivano visitate in casa quando erano loro assenti) a tante famiglie garganiche.”

“[…] In questo caso il coraggio potrebbe consistere nella forza del padre, rappresentante anche della moglie e di tutte le donne del sistema familiare, di mantenere la propria famiglia, nonostante le condizioni economiche critiche, in un’era in cui i metodi anticoncezionali non esistevano ancora e si procreava facilmente. La prova logica e coerente si sarebbe potuta celare dietro l’ottica sacrificale del duro lavoro, della sopravvivenza, riuscendo persino a trasmettere, da una generazione all’altra, valori importanti come il rispetto, il lavoro, la dignità e il matrimonio; o forse potrebbe essere stata definita nel coraggio di rinunciare al proprio bambino che, sfortunatamente, date le condizioni di estrema povertà, potrebbe essere stato venduto o dato in adozione o addirittura, nei casi più drammatici, soffocato nel sonno o trascurato sino alla morte.

Una bocca in meno da sfamare, era pur sempre una possibilità in più per altri figli oramai già inseriti nel contesto socio – lavorativo.”

“È in questo contesto storico e sociale che l’asciatora fa fortuna, perché definirebbe un contatto tra il sogno di un padre di famiglia e la realtà di una povertà sfacciata. Allora soltanto la lealtà di un genitore avrebbe potuto salvare la vita di un neonato.

I racconti degli anziani narrano che questi episodi sono realmente accaduti anche ad alcuni di loro, forse per sotterrare, per l’appunto, qualche segreto nascosto di aborto, adozione o infanticidio, comuni a quel periodo. Il senso di colpa troverebbe, in questo caso, nella collettività di condizioni disperanti, la sua traduzione nella leggenda dell’asciatora.

Si potrebbe giustificare così la nascita antropologica di questa ed altre leggende, che racchiudono tutti quei segreti rappresentanti il compromesso forzato tra l’uomo e il sociale, trasformando una terribile verità in un’emozione coinvolgente, quale quella di un’avventura in cui un povero inaspettatamente diventerebbe ricco.”

Quel terribile e inconfessato compromesso, per sopravvivere… o morire.

Foto di Giovanni BARRELLA e Andrea GRANA

L’asciatora, Angela NARDELLA, 2008

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