Antiche tradizioni sipontine: U parauande (paravande)

a cura di Pasquale Ognissanti (Archivio Storico Sipontino)

          Non pochi sipontini ci hanno chiesto il significato dell’esito parauande (paravande) e ci pare che sia giunto il momento di soddisfare la loro curiosità.

         È da dire innanzitutto che in un non lontano passato erano fiorenti a Manfredonia le sarte (ed anche i sarti)(i maestri: i mastre) che confezionavano in casa (a mo’ di botteghe) i vestiti, assistiti da un nugolo di ragazze (o giovanotti), i relativi aneddoti si ricordano ancora oggi nei dialoghi fra anziani.

         Appena terminata la  manifattura, era una corsa, allora, fra i giovani discepoli a chi doveva consegnare il vestito alla proprietaria (o proprietario), per ricevere la  regalia, u parauande (o paravande), appunto, consistente in una monetina od anche in  un frutto o in una buona fetta di pane, ben accettati, specie negli anni del dopo guerra (anni ’40 e ‘50 del secolo scorso), quando la fame era  veramente imperante.

         Il significato, dunque, deriva dal francesepour avant, “per avanti”, come tangibile ringraziamento per ciò che viene “mostrato avanti” (cioè per il servizio effettuato).

         Il termine “per avanti”, così come il termine (esito) “obolo” (“spontaneamente” offerto in chiesa) si riscontrano spesso nelle delibere consiliari della città di Manfredonia di fine ‘800, in senso spregiativo, per significare, in modo particolare, l’esiguità degli stanziamenti in Bilancio di previsione per alcune spese da effettuarsi durante l’esercizio amministrativo.

           Altri  tempi?… Altra cultura?… Chissà!…

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