Tony Richard, da Manfredonia al palco dell’Holika Festival

Tony Richard, da Manfredonia al palco dell’Holika Festival

“Non mi sento più solo”Il produttore manfredoniano ha portato la sua Epic Techno in Spagna, davanti a migliaia di persone: “Quando ho visto il pubblico correre verso di me per una foto, ho capito che stava succedendo davvero”.

Ci sono momenti che non si dimenticano. Momenti che arrivano dopo anni di silenzi, paure, studio, notti passate davanti a un computer e sogni custoditi quasi in segreto.

Per Antonio Pio Riccardi, in arte Tony Richard, quel momento è arrivato il 4 luglio, in Spagna, sul palco dell’Holika Festival di Calahorra, uno degli eventi più importanti della scena elettronica europea.In una line-up con artisti di fama mondiale come Afrojack, Alok, Don Diablo, Hardwell e Armin van Buuren, c’era anche lui: un ragazzo di Manfredonia, cresciuto tra musica, immaginazione e armature medievali, pronto a portare fuori dai confini italiani un’identità sonora rara, personale e riconoscibile. Tony Richard ha suonato dalle 21.15 alle 22.15 sul secondo stage più grande del festival.

All’inizio, racconta, il caldo era fortissimo e davanti al palco c’erano circa cinquanta persone. Poi qualcosa è cambiato: chi passava si fermava, chi ascoltava restava.

La piazza ha iniziato a riempirsi, fino a trasformarsi in un mare di persone.“Il genere che faccio è particolare, unico. Non mi aspettavo una reazione così forte”, racconta Tony. “La gente è rimasta incantata. Mi hanno scritto in centinaia dopo il set, dicendomi che si erano emozionati. L’ultima canzone è stata un mix di emozioni tra pianto e divertimento puro. In tanti hanno pianto davvero”.Nel suo set c’erano 19 tracce: 18 erano sue.

Molte erano state completate in appena un mese, tra il lavoro nell’azienda di famiglia e le notti passate a produrre musica.“La mattina lavoravo in azienda, il pomeriggio e la notte componevo. Volevo portare al festival qualcosa che fosse davvero mio”.Alla fine del set, Tony ha pensato solo una cosa: “Ce l’ho fatta”. Poi non ha avuto quasi il tempo di realizzare. Appena sceso dal palco, il suo manager lo ha preso per il braccio dicendogli di correre, perché il pubblico si stava dirigendo verso di lui per foto, saluti e complimenti.“Non mi sarei mai aspettato tutto questo. Avevamo il transfer che ci aspettava per portarci ai camerini, ma io volevo restare con la gente. Sono stati quindici minuti di pura follia”.

Poi, nel transfer, è arrivato il silenzio. E con il silenzio, la consapevolezza.“Mi sono detto: ok, non sto sognando. È tutto vero”.Tra i tanti messaggi ricevuti dopo il festival, uno gli è rimasto impresso più degli altri: “Sono stato a tanti festival, ma tra tanti dj importanti il tuo set è stato qualcosa di diverso, di unico, epico. Non ho mai provato emozioni così forti. E l’ultima canzone mi ha fatto commuovere. Grazie di tutto ciò”.Non era solo un complimento. Era la conferma che quella musica epica, costruita senza parole ma piena di immagini, aveva parlato davvero al cuore delle persone.“Volevo far sentire le persone uniche. E ci sono riuscito”.La storia di Tony Richard, però, non nasce su un palco internazionale. Nasce da un bambino che ascoltava in macchina i cori e le melodie del gruppo ERA grazie al padre, dalla dance italiana scoperta con il fratello maggiore e dai primi software di produzione musicale conosciuti grazie al cugino, usati da autodidatta intorno agli undici anni. Oggi Tony ha 29 anni e alle spalle collaborazioni con artisti come Marnik, Naeleck e Gabry Ponte.

Ma il percorso non è stato semplice. Per anni la musica è rimasta chiusa in una stanza, frenata dalla paura del giudizio.“Dai 17-18 anni fino ai 26 mi sono rinchiuso musicalmente. Avevo paura che le mie canzoni non potessero piacere. Questa cosa mi ha tenuto in gabbia per anni”.Poi la vita, con le sue ferite, lo ha messo davanti a sé stesso. La scomparsa di Savino Romagnolo, per Tony molto più di un amico: un mentore, una persona che credeva profondamente in lui e nel suo talento, ha segnato uno dei momenti più dolorosi del suo percorso.


A questo si sono aggiunte, negli anni, altre vicende private che lo hanno messo alla prova e lo hanno cambiato profondamente. Tony ha pensato più volte di mollare, ma si è sempre rialzato.

A tenerlo in piedi, racconta, sono stati soprattutto gli amici.“Per me sono importantissimi. Mi hanno aiutato ad andare avanti”.Nel racconto di Tony Richard, Manfredonia non è uno sfondo. È una radice. È il luogo dell’infanzia, degli amici, dei parenti, dei ricordi. È il castello, sono i cortei, è l’azienda di famiglia legata alla costruzione di armature medievali. Un universo che oggi vive dentro la sua musica.“Manfredonia per me è unica. Non la cambierei con nessun posto. Prima di salire su quel palco sentivo di averla con me. Portare le radici di Manfredonia all’estero è qualcosa di unico e raro”.

La sua musica nasce proprio da questo incontro: techno, energia, melodie epiche, immaginario medievale, fantasy, cinema, anime, manga e mondi fuori dalla normalità. Tony Richard non ama definirsi solo DJ. Preferisce la parola produttore musicale.

Ma il suo progetto è qualcosa di più: è un mondo.“Tony Richard è musica epica con drop techno e breakdown che fanno emozionare. Ti fa entrare in un mondo particolare”.

Il festival in Spagna è stato una conferma, ma anche una rivincita. Il suo manager temeva che il pubblico spagnolo non fosse abituato a un suono così particolare. Poco prima del set erano state preparate alcune tracce “jolly”, da usare nel caso in cui la risposta fosse stata fredda. Ma non sono servite.“Il pubblico ha reagito oltre ogni aspettativa. Anche il mio manager è rimasto scioccato”.Ed è forse questa la parte più bella della storia: un ragazzo che per anni ha avuto paura di essere giudicato si è ritrovato davanti a migliaia di persone che non solo lo hanno ascoltato, ma lo hanno capito.“Mi sono sentito visto. E non mi sento più solo”.Il messaggio che Tony Richard vuole lasciare, soprattutto ai ragazzi di Manfredonia, è semplice e potente: anche da un paese piccolo si può fare qualcosa di grande.“Non lasciate i sogni nel cassetto. Seguiteli. Senza sogni che vita sarebbe? Anche se ci sono fallimenti, andate avanti”.Dopo l’Holika Festival, Tony guarda avanti con una consapevolezza nuova.“Questo è solo il primo scalino della vetta. La strada è lunga, ma non mi spaventa. Voglio continuare a emozionare la gente e farla sentire unica”.Da Manfredonia a Calahorra, dalla paura del giudizio agli applausi di un festival internazionale, la storia di Tony Richard racconta una verità che va oltre la musica: chi si sente invisibile, spesso, sta solo aspettando il momento giusto per mostrarsi al mondo.

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