Tasso-Ritucci: “D32? Collezione di stupidaggini di Riccardi”

Tasso-Ritucci: “D32? Collezione di stupidaggini di Riccardi”

D32: la collezione di stupidaggini di un ex sindaco decaduto ingloriosamente

L’ex sindaco Angelo Riccardi (che per rispetto dei cittadini nomineremo solo una volta) decaduto dopo lo scioglimento anticipato del Comune per mancata approvazione del bilancio e, poi, per infiltrazioni mafiose, ha deciso di trasformare la vicenda del comparto D32 in un palcoscenico polemico, infarcito di allusioni, inesattezze e patetiche suggestioni politiche…Stupidaggini, insomma. Passando dall’orgia della solidarietà a quella delle sciocchezze in libertà…Tanto per parafrasare un suo articolo recente, dove citandoci, inopportunamente, rende indispensabile una replica che racconti la verità dei fatti.

Quindi, una volta per tutte, rimettiamo i fatti al loro posto.

Nel suo articolo, l’ex sindaco, descrive la D32 come “zona artigianale e commerciale D4E del PRG di Manfredonia” e insiste sul fatto che non si tratti di una zona mista, salvo poi ammettere lui stesso la compresenza di funzioni artigianali e commerciali. Scrive infatti che si tratta di “una zona artigianale e commerciale D4E del PRG di Manfredonia, non è una questione tecnica. È una fotografia impietosa del modo in cui il potere amministrativo può piegare l’urbanistica…”.

Ecco, partiamo da qui: se una zona è artigianale e commerciale, è già, per definizione, una zona mista. Il resto è fumo negli occhi.

Come nasce davvero la D32:

Il comparto D32 nasce negli anni ’90 come lottizzazione ad uso artigianale e commerciale con annessa abitazione per il titolare. Questo impianto è presente in tutti gli atti comunali e regionali. Gli operatori economici furono spinti a investire in un’area allora rurale e distaccata dal tessuto urbano, col miraggio che sarebbe stata presto impreziosita e inglobata dalle lottizzazioni dei comparti CA10, CA11 e CA12, che ad oggi – a distanza di circa 30 anni – sono rimaste pressoché aree abbandonate.

Tanti di loro, attratti da tali illusioni, hanno compiuto enormi sacrifici (contraendo mutui rilevanti e vendendo le proprie case e botteghe) per realizzare un progetto di vita.

Nel frattempo: Circa la metà dei 200 lotti realizzabili è stata effettivamente edificata; molte attività sono cessate per pensionamenti, decessi, fallimenti.

Le famiglie che abitano nelle unità annesse alle attività cessate si sono ritrovate, di fatto, in una situazione paradossale: o lasciavano la propria casa, o diventavano “abusivi” nella loro stessa abitazione, pur essendo immobili legittimamente edificati.

A questo si aggiunge un dato evidente: mancano servizi di quartiere, esercizi di vicinato, attrezzature di base. Un’area nata come produttiva, artigianale, commerciale e residenziale isolata dal tessuto urbano, lasciata a sé stessa per decenni.

Nel 2017, di fronte a questa situazione, nasce l’esigenza di applicare la legge regionale n. 16 del 7/4/2014, che consente il recupero del patrimonio edilizio esistente tramite mutamenti di destinazione d’uso, con e senza opere, senza incremento volumetrico, in zone a destinazione mista come definite dalla legge regionale n. 56/1980.

Quell’istanza fu sottoscritta dalla quasi totalità dei circa 100 proprietari e residenti dei lotti realizzati e fu reiterata nel 2019.

Non tutti erano interessati personalmente al cambio di destinazione, ma tutti erano favorevoli alla riqualificazione dell’area.

Infatti, le domande effettive di cambio d’uso sono state meno di 30 (tra le quali vi sono richieste di cambi di destinazione in servizi ed esercizi di vicinato) a fronte di un comparto molto più ampio, segno che non si tratta di una “speculazione”, ma di una richiesta sociale, concreta, di famiglie che senza questo intervento rischierebbero di perdere casa e patrimonio.

Il ruolo del Commissario Piscitelli

L’ex sindaco ingloriosamente decaduto prova a dipingere la delibera commissariale n. 24 del 16 ottobre 2019 come un atto “forzato”, quasi un regalo a qualcuno. La realtà è più semplice e meno romanzesca:

Il Commissario straordinario dott. Vittorio Piscitelli, insediatosi dopo la caduta dell’amministrazione Riccardi (ops, lo abbiamo ricitato, scusate) non aveva interessi politici da difendere.

Ha esaminato l’istanza, verificato i presupposti tecnici e urbanistici, e ha ritenuto applicabile la legge regionale 16/2014 al comparto D32.

Ha quindi adottato una delibera che consente il cambio di destinazione d’uso senza aumenti di volume, su immobili legittimamente edificati alla data di entrata in vigore di tale legge in zone territoriali omogenee, che lo strumento urbanistico generale prevede a destinazione mista – come definito dall’art.51, comma 1, lettera c), punto 5) della legge regionale n.56 del 31 maggio 1980, “Tutela ed Uso del territorio”, dove per ZONE MISTE si intende la compresenza di almeno due distinte categorie tra: ”artigianali, commerciali, direzionali e residenziali”, così come meglio precisato nella nota della Regione Puglia del 28 gennaio 2015 – in un’area che presenta già funzioni artigianali, commerciali, di servizi e residenziali.

Nonostante questa copiosa normativa (che il nostro ex primo cittadino dovrebbe conoscere) il ‘fustigatore politico de noantri’ sostiene che la zona non sarebbe “mista”, ma è lui stesso a definirla artigianale e commerciale. Inoltre, con la legge n. 326 del 2003 sono stati sanati immobili residenziali svincolati dalle attività produttive: un’ulteriore categoria che contribuisce a rendere, di fatto, mista la zona.

Veniamo alle note della Regione, che sono interlocuzioni, non sentenze.

Nel suo memorabile articolo (ironico, ndr), l’ex sindaco insiste sulle “note regionali”, sui “rilievi ostativi”, sulle “diffide”. È utile ricordare un punto fondamentale:

Pertanto, nel caso della D32, anche senza considerare le abitazioni annesse, esistono più tipologie di insediamento regolarmente autorizzate dal Comune: artigianale, commerciale, servizi.

È quindi pienamente sostenibile la qualificazione dell’area come zona mista.

I tecnici comunali, infatti, hanno risposto alle note regionali con argomentazioni tecniche e hanno continuato ad operare in coerenza con questa impostazione.

La domanda che il ‘de cuius politico’ evita:

Se la delibera commissariale fosse stata davvero così “palesemente illegittima”, come egli sostiene tuttora, la strada era semplice e chiara: ricorso al TAR nei termini di legge per chiederne l’annullamento.

Perché non lo ha fatto?

Le ipotesi sono due:

In entrambi i casi, la sua scelta dice molto più delle sue parole.

L’ossessione del già sindaco: Il presunto caso Ritucci.

Esaminiamo i fatti.

Il ‘decaduto ex’ prova a trasformare Massimiliano Ritucci in una sorta di “beneficiario privilegiato” del meccanismo D32, insinuando legami, favori, scambi politici. I fatti, però, sono ostinatamente diversi:

Tutto questo è avvenuto durante l’amministrazione Rotice, non sotto la Marca, né per mano dell’assessore Mansueto (Molo 21), trattandosi ad oggi di atti ‘gestionali’ e non ‘politici’.

Dunque, il tentativo di trascinare l’attuale amministrazione e l’assessore Mansueto in una presunta trama di favori legati, addirittura, alle elezioni provinciali è semplicemente falso e pretestuoso. Le date, gli atti e le cronologie smentiscono clamorosamente la narrazione dell’ex sindaco. Inoltre, il tentativo di insinuare dubbi sui rapporti tra l’On. Tasso (allora deputato in carica) e il dott. Piscitelli si infrange contro il granitico muro di quella cortesia puramente istituzionale, che il nostro ex, probabilmente, ignora.

Sappia il “tristo amanuense” che Ritucci e Tasso non hanno ‘padroni’ e neanche ‘cambiali’ che vanno all’incasso, a differenza di qualcun altro.

Facciamo un po’ di storia: Chi parla di speculazioni… E con quale passato.

C’è un passaggio che merita di essere ricordato, visto che il ‘prode ex’ si erge a paladino della legalità urbanistica.

Ricordiamolo ai cittadini. Lo stesso ex sindaco:

Con la delibera di consiglio comunale n. 3 del 17 marzo 2015 fu addirittura eliminata la prescrizione che richiedeva che per “esistenti” si intendessero unità immobiliari complete in ogni finitura, aprendo così alla possibilità di cambiare destinazione anche a manufatti non completi, andando oltre quanto previsto dalla legge regionale. I cittadini lo sapevano?

Quindi le domande legittime sono: chi ha davvero forzato la mano alla normativa? Chi ha davvero sfruttato tale legge, aprendo spazi a possibili speculazioni edilizie?

Andiamo avanti su: Oneri, riqualificazione e opere pubbliche.

Un altro punto che il giornalista ‘au caviar’ omette accuratamente: i cambi di destinazione d’uso nella D32 non sono regali.

I richiedenti pagano oneri. Essi sono vincolati al piano di riqualificazione dell’insula D32 (previsto anche nella bozza del nuovo PUG) e alla realizzazione di opere strategiche per il comparto e per la città.

In assenza di questo meccanismo, i costi di riqualificazione ricadrebbero sull’intera collettività.

Sarebbe interessante, invece, che l’ex sindaco spiegasse che fine hanno fatto i ricavi derivanti dai cambi di destinazione d’uso attuati durante la sua gestione nel comparto CB3, vincolati a finanziare la realizzazione di una piazza pubblica in via Barletta e opere strategiche come il ponte di Santa Restituta, mai realizzate durante il suo mandato.

Il punto populista da ‘bassa macelleria’: Condoni e D32, un paragone sbagliato (e fuorviante).

Il nostro noto giornalista pubblicista n. 145000 arriva a paragonare la vicenda D32 ai condoni edilizi, parlando di “frattura morale” e di doppia velocità amministrativa. Ma qui la confusione non è solo politica, è proprio giuridica.

Il condono riguarda opere realizzate abusivamente, per le quali si chiede una sanatoria.

Per la D32 si parla di fabbricati legittimamente edificati ed esistenti, per i quali si chiede un cambio di destinazione d’uso applicando una legge regionale vigente.

Mettere sullo stesso piano queste due situazioni è, nella migliore delle ipotesi, indice di scarsa comprensione della materia; nella peggiore, un tentativo deliberato di confondere i cittadini.

E vogliamo dire qualcosa su un’altra ‘perla’? Compatibilità acustica e convivenza reale.

Sul tema della compatibilità acustica, l’oramai famigerato già sindaco costruisce un’altra impalcatura allarmistica. La realtà, ahilui, è più lineare:

Nell’area D32 non è previsto l’insediamento di attività acusticamente e ambientalmente rilevanti.

Da anni esiste già una convivenza di fatto tra residenze e attività artigianali/commerciali, tra l’altro accettata da tutti i residenti, sottoscrittori dell’istanza in questione, senza che ciò abbia generato il quadro apocalittico evocato dall’ex sindaco.

La questione ‘CANILE’: Vogliamo parlarne?

Rimanendo sempre in tema di cambi di destinazione d’uso, ci può spiegare l’ex sindaco (ingloriosamente decaduto politicamente) come sia stato possibile ottenere la ‘variazione provvisoria’ (cosa significhi lo sa solo lui) della destinazione d’uso senza opere da abitazione rurale ad ambulatorio veterinario di un immobile sito in Manfredonia in località Posta del Fosso, di proprietà di una sua parente ‘affine di primo grado in linea retta’ sul quale è stato realizzato un “canile sanitario e rifugio” dove, tramite un’associazione, viene gestito, da oltre 27 anni, il randagismo per conto del Comune di Manfredonia, per il quale la sua ‘affine di primo grado’ percepisce un fitto mensile molto oneroso???

Tutto ciò nonostante a tutt’oggi, secondo il giudizio di esperti, quella struttura non abbia mai posseduto i requisiti urbanistici e igienico-sanitari previsti dalle leggi regionali, man mano succedutesi. E, dal momento che l’ex sindaco di cui sopra è così sensibile al tema della zonizzazione, ci può spiegare come sia stato possibile ottenere le autorizzazioni per il suddetto canile senza aver effettuato i rilievi fonometrici per l’impatto acustico pre e post autorizzazione, come previsto dalla legge??? Il novello Sigfrido Ranucci potrebbe realizzare dei report giornalistici su questi temi… E se lo desidera, gli daremmo volentieri una mano.

Il ‘nostro’, poi, chiude il suo pezzo con toni solenni sulla legalità, sostenendo che “quando la legalità funziona così, non è più legalità. È potere”.

Ma c’è un dettaglio che non può essere cancellato con una frase ad effetto: se davvero avesse ritenuto la delibera commissariale illegittima, avrebbe avuto il dovere politico e morale di impugnarla nelle sedi opportune. Non lo ha fatto.

Invece, oggi:

La legalità non è uno slogan da campagna elettorale, né un manganello da usare contro gli avversari e riporre quando tocca agli amici. È un criterio che si misura sugli atti, sulla coerenza, sulla capacità di assumersi responsabilità anche quando non conviene.

Conclusione

La vicenda D32 non è il “mostro” costruito dall’ex sindaco Riccardi (dajeee, ce semo ricaduti, scusate ancora), ma rappresenta:

(NB: L’ex sindaco conosce bene la situazione, ma non dimostra alcuna sensibilità di fronte a questo tema. Infatti, un suo parente di primo grado ha utilizzato in fitto per qualche anno due lotti di un’azienda fallita, nelle more che il tribunale procedesse con la vendita all’asta).

Un caso in cui una legge regionale è stata applicata per recuperare e riqualificare il patrimonio esistente, non per speculare e sanare abusi.

Se qualcuno vuole davvero parlare di legalità, lo faccia partendo dai fatti, dagli atti, dalle cronologie. Non dalle “voci”, non dai “si dice”, non dalle ricostruzioni creative.

Perché la differenza tra legalità e potere, alla fine, sta tutta lì: nella capacità di rispettare la verità, anche quando non torna comoda.

Per la cronaca: siamo in possesso di tutta la documentazione attestante la totale legittimità dell’operazione, compreso pareri tecnici e legali, che utilizzeremmo in caso di un contenzioso serio e non per ‘chiacchiere social’.

Infine, al coordinatore di ‘Forza Manfredonia’, nonché padre del vicesindaco durante l’amministrazione Rotice, che oggi, stracciandosi le vesti, grida allo scandalo, probabilmente per convenienza politica, chiediamo semplicemente: “Perché quell’amministrazione, seppure bene informata sulla questione D32, non ha provveduto alla revoca della delibera commissariale? Forse perché non esistevano reali motivazioni per farlo?”.

Massimiliano Ritucci

Antonio Tasso

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