Ringrazio pubblicamente la redazione di Stato Quotidiano ed Il Sipontino.net in quanto in seguito alla loro pubblicazione ho risolto il mio problema.
Voglio chiudere la vicenda facendo, però, tre riflessioni in merito a quanto accaduto:
1) ho ricevuto tre lettere raccomandate con ricevuta di ritorno. Il comune ha speso più di € 50,00 comprensivi dei diritti di notifica che non incasserà mai in quanto non dovuti. Lascio immaginare chi pagherà tale somma;
2) il responsabile del procedimento si è permesso pur mancandone i requisiti, come vi dimostrerò tra breve, di inviarmi per ben 2 volte la stessa ingiunzione di pagamento ed invece di essere chiamato a rispondere di danno erariale molto probabilmente a fine anno riceverà un bel premio di produttività;
3) infine voglio brevemente riassumere quanto avvenuto: nel 2009 c’era da pagare la “vecchia” ICI. Mio marito, anziano ed analfabeta, si reca al CAAF per l’assistenza fiscale ed effettua il versamento sulla base di quanto predisposto. Dopo 5 anni l’ufficio tributi di Manfredonia rileva un minor incasso ICI per € 79,58 (arrotondato a € 80,00) ed invia un’ingiunzione di pagamento. Mio marito da buon cittadino, che ha sempre onorato i debiti nei confronti dell’amministrazione comunale, effettua questo nuovo versamento. L’ufficio tributi incassa e tutto viene archiviato. Nel 2016 mio marito viene a mancare. Così, appena giunge la notizia all’ufficio in questione, qualcuno ha ben pensato di inviare a me, sua moglie ed erede, la stessa ingiunzione di pagamento con la speranza che io ripagassi, approfittando di quei giorni di smarrimento in cui versava la mia famiglia in seguito al lutto. Tengo a precisare che l’ufficio sapeva di aver incassato quella somma tant’è che per due anni non si erano fatti più sentire. Inoltre la lettera inviatami, che trovate in calce alla presente, è piena di errori: si parte da un debito di € 0,42 per poi arrivare a € 79,58 ed infine ammettere testualmente: “…, ovvero che è stato effettuato un pagamento parziale di € 80,00”. Io prendo € 400,00 di pensione e ripagare quella somma non dovuta mi doleva il cuore. Così mio figlio decise di prendere un giorno di ferie e rientrò dal Nord dove lavora, spendendo più di € 100,00 per il viaggio che mai nessuno ci rimborserà. Trovata la ricevuta, di cui eravamo sicuri, si reca all’ufficio in Via delle Antiche Mura e come prima cosa non la esibisce ma chiede all’impiegato di fare una verifica se quel pagamento fosse stato eseguito. L’impiegato riscontra il versamento nel proprio terminale ed incredulo corre a chiamare il responsabile il quale, non sapendo cosa dire, si giustifica asserendo che c’era stato un errore col codice fiscale che però mio marito non aveva mai cambiato. Pertanto annullano l’avviso di pagamento. A distanza di circa 7 mesi, cioè qualche giorno fa il responsabile, senza nessuna curanza di verifica, si permette il lusso di rinviarmi per la seconda volta la stessa ingiunzione di pagamento. Ed è così che ho deciso di scrivere agli organi di stampa locali. Ieri con raccomandata con ricevuta di ritorno mi hanno inviato il nuovo annullamento senza aver avuto bisogno di ritornare ad esibire la ricevuta, questo a dimostrazione nuovamente del fatto che loro sapevano perfettamente di avere incassato quella somma.
Mi sono permessa di scrivere queste due righe per fare in modo che il Sindaco e tutta la comunità di Manfredonia possa farsi un’idea su quanto accaduto.
Al responsabile del provvedimento voglio solo dire che io sono anziana e malata di cuore ma non mollo, che sia chiaro.
AVE CESARE.
PS: ringrazio chi mi ha aiutato a scrivere questa lettera.

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