Referendum, Riccardi sulle parole di Gratteri: “La democrazia non ha bisogno di custodi che selezionano i voti moralmente accettabili”

REFERENDUM: SIAMO ALLA NOTTE DELLA COSTITUZIONE

Quando il voto viene associato alla mafia, qualcosa si è rotto.

Non stiamo discutendo del merito del referendum. Non stiamo parlando di chi ha ragione tra Sì e No. Stiamo parlando di una cosa più semplice e più grave: il rispetto dei cittadini.

Prima le parole del Procuratore di Napoli. Poi il comunicato di venti consiglieri del CSM che invita a non “strumentalizzare”. Poi ancora la nota di Unicost che parla di “evidente interesse delle mafie” sul Sì.

Il risultato è chiaro: milioni di persone che intendono votare Sì vengono avvolte in un’ombra. Non accusate formalmente, certo. Ma insinuate. Sospettate. Collocate in una zona grigia dove il dubbio morale sostituisce il confronto politico.

Questo è il punto.

In democrazia il voto è libero. Non è certificato da una patente etica rilasciata da una corporazione. Non è sottoposto a bollini di purezza. Non è una scelta che può essere messa sotto tutela preventiva evocando mafie, massonerie o “interessi opachi”.

Se si ritiene che una riforma favorisca indirettamente la criminalità organizzata, lo si spiega nel merito. Con dati. Con argomenti. Con analisi tecniche. Non con suggestioni generiche che finiscono per delegittimare l’elettore.

Il comunicato dei consiglieri del CSM, pur richiamando alla misura, finisce per normalizzare un clima in cui è legittimo evocare “interessi criminali” attorno a una scelta referendaria. E la nota di Unicost compie un passo ulteriore: dichiara “evidente” l’interesse delle mafie.

Evidente per chi? In base a cosa? Con quali elementi pubblici?

Quando si usa la parola mafia nel dibattito politico, non si sta facendo un’analisi neutra. Si sta incidendo sull’onore civile di chi vota. Si sta creando un clima di sospetto. Si sta trasformando un confronto democratico in una prova di moralità.

È qui che si entra nella notte della Costituzione.

Perché la Costituzione non tutela solo l’indipendenza della magistratura. Tutela anche la sovranità popolare. Tutela la libertà di voto. Tutela la pari dignità politica di chi sceglie una scheda piuttosto che un’altra.

Se ogni scelta che non piace a una parte delle istituzioni può essere avvolta nel sospetto di collusioni opache, allora il confine è superato. Non siamo più nel terreno del confronto. Siamo nel terreno della delegittimazione.

Il referendum merita un dibattito alto. Ma alto davvero. Senza etichette. Senza ombre gettate su milioni di cittadini. Senza trasformare il dissenso in indizio.

Chi indossa una toga ha un potere enorme. Proprio per questo dovrebbe avere il massimo senso della misura. Perché la forza delle istituzioni non si misura con la durezza delle parole, ma con l’equilibrio.

La democrazia non ha bisogno di custodi che selezionano i voti “moralmente accettabili”.

Ha bisogno di cittadini liberi.

E liberi significa rispettati. Sempre.

Angelo Riccardi

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