Pino D’Angiò, “Ma quale idea” torna in cima alle classifiche

Pino D’Angiò, “Ma quale idea” torna in cima alle classifiche

Di recente la canzone “Ma quale idea” è tornata in cima alle classifiche musicali grazie anche al Festival di Sanremo di quest’anno e all’esibizione insieme ai Bnkr44 nella serata delle cover. A distanza di alcuni anni, il brano si è aggiudicato un altro Disco d’oro certificato dalla Fimi, il decimo aggiudicatosi dall’artista in giro per il mondo (gli altri 9 di quando, per ottenere il premio, serviva 1 milione di copie vendute). Un successo inarrestabile per Pino D’Angiò che nel 2003 aveva dovuto abbandonare il mondo della musica per problemi di salute.

Il cantante ha dovuto superare sei operazioni alla gola, due tumori polmonari, una trombosi agli arti inferiori, un infarto e un arresto cardiaco.

Intervista a Pino D'Angiò: Non solo Ma quale idea, nella mia carriera ho fatto di tutto | ESCLUSIVA

Noi di SuperGuidaTV abbiamo intervistato in esclusiva il cantante, ecco di seguito alcuni passaggi dell’intervista.

Pino, partiamo subito dall’esibizione al Festival di Sanremo con i Bnkr44 nella serata delle cover. Che emozione hai provato nel salire sul palco del Teatro Ariston? 

“Onestamente non ho provato nessuna emozione. Faccio questo strampalato mestiere dal 1979 e sono ormai 45 anni di carriera. Ho sempre preso questo lavoro come un gioco e devo dire che anche stavolta mi sono divertito molto”. 

Com’è nata questa collaborazione? 

La collaborazione è nata dalla scelta contemporanea e dall’interesse di Amadeus per me e per la canzone “Ma quale idea” che è un pezzo di successo da 40 anni. I ragazzi del gruppo conoscevano la canzone e la canticchiavano ancora prima del Festival di Sanremo. Sono stato chiamato con mia grande sorpresa. Non me l’aspettavo proprio. 

Prima del Festival di Sanremo, Amadeus l’aveva invitata ad Arena Suzuki. 

“In quarant’anni tra tutti i vari direttori artistici che si sono avvicendati al Festival di Sanremo solo Amadeus si è accorto del mio successo all’estero e mi ha chiamato. Mi ha fatto piacere ovviamente”. 

Nel 1989 però aveva sfiorato la partecipazione al Festival di Sanremo partecipando alla sezione Emergenti. In quel caso però finse uno svenimento. Come andò? 

“All’epoca il direttore artistico del Festival di Sanremo mi chiamò per convincermi a gareggiare nella sezione Emergenti non essendoci posto tra i big. Lui era convinto che io potessi vincere. Il mio discografico fece però l’errore di dirmi che sarei stato eliminato ancora prima che mi esibissi. Pensai così di ritirarmi ma lui mi invitò a desistere altrimenti avrei creato un grosso problema alla casa discografica. Ho chiamato mia madre dicendole che qualsiasi cosa avrebbe visto accadere sul palco non sarebbe stato vero. Lei non capiva a cosa mi riferissi e continuava a chiedermi spiegazioni ma io cercai di tranquillizzarla. Quando poi mi ha visto svenire all’improvviso non si è preoccupata perché aveva capito. Il giorno successivo, l’organizzatore del Festival che aveva capito perfettamente che avevo finto lo svenimento, venne in albergo da me con un fotografo per immortalare il momento in cui era al mio capezzale”.  

E in tutti questi anni non si è pentito di non aver partecipato al Festival di Sanremo? 

“In tutti questi anni non ci ho neanche provato, non ho mai mandato un pezzo. Francamente dopo quattro successi mondiali chi me lo faceva fare? Ho fatto tour in tutto il mondo fino a quando non è arrivata la malattia e quattro brani sono diventati dei successi mondiali. Avevo bisogno del Festival di Sanremo? Ad oggi direi di no”.  

Il brano “Ma quale idea” continua ad essere in cima alle classifiche. Quando ha capito che era diventato un cult? 

“L’ho capito quando ero sull’aereo dell’Alitalia diretto verso il Sudamerica. Era il 1981. All’epoca tra le varie canzoni che la compagnia aerea aveva scelto per intrattenere i passeggeri c’era anche Ma quale idea. Quando ho sentito la canzone in volo ho pensato che quella canzone aveva segnato un punto di svolta importante. All’epoca ero uno studente di Medicina e mi divertivo a scrivere canzoni senza pensare che potessero diventare dei dischi. Era un modo per intrattenere gli amici e la ragazza dell’epoca. Mai avrei pensato che quei brani potessero trovare una platea così ampia”. 

Che rapporto ha avuto con questo brano? E’ stata più una croce o una delizia? 

“Ma quale idea mi ha regalato la notorietà in tutto il mondo e ringrazio il cielo di averla scritta. Ho anche doppiato nella mia carriera i film di Woody Allen, ho vinto un Grammy in America oltre che nove dischi d’oro. E’ successo davvero di tutto. Cosa mi chiede però la gente dalla mattina alla sera? Ma quale idea. Per una persona che ha costruito un palazzo di 50 piani, possibile che ti chiedono sempre la terza finestra a sinistra?”. 

I suoi genitori come reagirono alla sua decisione di dedicarsi alla musica? 

“Quando ho vinto il mio primo Disco d’Oro lo portai a casa e lo mostrai a mio padre. Lui lo guardò e mi disse “Ma quando ti trovi un lavoro?”. Questa frase continua ancora oggi a frullarmi in testa perché ho sempre considerato questo mestiere come un gioco. Alla fine, i successi e gli insuccessi sono situazioni contingenti del momento”. 

Ha avuto una grande carriera. C’è qualcosa di cui va più orgoglioso? 

La cosa di cui vado orgoglioso è quando Monica Vitti fece un video in cui cantava Ma chi è quello lì che è un brano che io avevo scritto per Mina. Era stata Mina a chiamarmi chiedendomi di scriverle una canzone. Io rimasi meravigliato. Mina per me era irraggiungibile oltre che divina e Monica Vitti una grande attrice italiana di cui ero fan. Vederle insieme fu qualcosa di irripetibile. 

Rimpianti? 

Di un artista la gente conosce i successi e non gli insuccessi. Mi è dispiaciuto tanto non fare Jago nell’Otello di Zeffirelli. Purtroppo non trovarono i capitali necessari e pertanto il progetto non trovò la luce. Questo è stato il mio più grande rammarico artistico.

Ci sono stati momenti bui? 

“Ci sono stati momenti in cui la radio e la televisione in Italia non mi chiamavano mentre all’estero tutti mi cercavano. Il vero insuccesso non l’ho mai vissuto sulla mia pelle ma anche se ci fosse stato non me ne sarei preoccupato. Non ho mai voluto essere uno strafigo. Negli anni 80 molti mi dicevano che risultavo antipatico per la mia aria strafottente e io mi chiedevo come fosse possibile che le persone non capivano che la mia era solo una parodia del playboy”.

Lei era considerato un sex symbol però negli anni 80. 

“Non mi sono mai accorto di essere un sex symbol. Qualcuno mi disse che ero belloccio e probabilmente era vero. Se lo avessi saputo prima che ero un sex symbol ne avrei approfittato”. 

Si dice spesso che nel mondo della musica ci sia molta competizione. Lei è riuscito a farsi degli amici veri?

Sì. Devo dire che nell’ambiente musicale, ho conosciuto una percentuale di imbecilli fantasmagorica però mi sono tenuto degli amici, fra questi c’è Morandi che stimo da morire e credo di essere stimato da lui da morire, con cui ho condiviso anche alcune tragedie della mia vita e mi ha aiutato senza mai chiedermi niente in cambio, senza nessun interesse. È stata una persona che in un certo senso, in un momento particolare, mi ha anche salvato la vita. Sono stato e sono stato molto amico di Mogol, poi direi Paolo Belli e poi basta. Difficile trovare qualcun altro, ci saranno ma io non gli ho visti ma ci saranno sicuramente“.

GIANNI MORANDI E IL GESTO D’AMICIZIA VERSO PINO D’ANGIO’

Gianni Morandi gli ha salvato la vita in momenti drammatici, ci può raccontare qualcosa?

Io ad un certo punto della mia vita, mi sono salvato. Le mie attività fondamentali erano la conduzione di programmi per la Rai, dove parlavo col microfono, e i concerti dove cantavo in un microfono. Ad un certo punto mi viene un tumore alla gola, sparisce la voce e non posso fare più trasmissioni, condurre programmi, cantare, fine dei concerti, fine di tutto. Ho un figlio all’università che costa tanto, ho delle problematiche famigliari, ho un mutuo di una casa e all’improvviso puff spariscono. Già era fallita la casa discografica con cui avevo fatto Ma quale idea, che di tutti i soldi del brano non mi aveva pagato niente, in più mi sparisce anche la voce. E mi ritrovo senza una lira e con un tumore. Non è una cosa divertente. Già essere senza una lira, non è una cosa divertente, con un figlio all’università che magari non riesce a finirla ma poi avere anche un tumore e sapere magari che tra sei mesi, un anno, non ci sei più e lasci tuo figlio e tua moglie nei debiti, peggio di così si può? E dato che io avevo sempre litigato con Gianni Morandi, nei ritiri della Nazionale cantanti era uno di quelli che litigava di più, e non so perché, davvero non so perché, forse anche per un fatto di stima, anche perché litigare con una persona non vuol dire che non la stimi, però fatto sta vado a chiamare l’unica persona con cui litigo sempre. Io stavo in una situazione veramente difficile: gli dico, potresti darmi una mano, ho bisogno di una certa cifra per far finire l’università a mio figlio e per tante altre cose che sono urgenti? E la cifra non era un gioco, era abbastanza pesante e Gianni non mi ha detto: come mai? Perché? Lui mi ha detto faccio un bonifico e te li vieni a prendere e per tre anni, perché ci ho messo tre anni a restituirglielo, e per tre anni lui non mi ha mai più parlato, mai più chiesti, non si è mai accennato a questo in nessun modo. E quando glieli ho portati, glielo ho portati in un modo un po’ particolare perché quando lui me li diede mi disse: magari non me li restituirei, perché tante volte ho prestato dei soldi e non me li hanno restituiti, se non me li restituire perché non ce la farai, vabbé pazienza. Un volta sola me li hanno riportati, così in bocca, come un cane e mi ha raccontato l’episodio. Allora quando gli ho restituito i soldi, ho bussato alla porta di Morandi sapendo che era solo in casa, e non c’era Anna la moglie. Lui è venuto ad aprire, come sapevo avrebbe fatto, e mi ha trovato in piedi con un assegno tra i denti, in bocca, come un cane e come lui mi aveva raccontato”.

PINO D’ANGIO’ E LA SUA MALATTIA

L’esperienza della malattia cosa le ha insegnato? Cosa le ha lasciato?

Un’ansia che non finisce mai perché si dice sempre aveva combattuto contro il cancro, sta combattendo contro il cancro, contro il cancro purtroppo non si combatte. Non esiste un combattimento, è tutto un blablabla, una retorica, purtroppo malattie come queste ti obbligano solamente ad aspettare e a sperare che tutto vada bene. A sperare che le cure funzionino, a sperare che tu c’è la faccia a salvarti, e a me è andata bene tante volte. Devo dire che quando ho avuto il primo tumore, perché ne ho avuti due alla gola e due polmonari, al primo ho pensato ma perché proprio a me, ma quando mi sono salvato, quando mi sono salvato, quando mi sono salvato, ho pensato ma perché proprio a me? È questo l’atteggiamento che hai verso la malattia, stai zitto, hai paura, e fai finto di fare il coraggioso a casa perché non vuoi che anche gli altri abbiamo paura. Perché la cosa peggiore è vedere la tua malattia negli occhi degli altri, perché tutti ti guardano in un altro modo, perché magari qualcuno ti fa qualche foto in più, perché magari tra sei mesi non ci sei più. Tante cose che risultano molto drammatiche, ma tu fai finta di non vederle. Però tu non vuoi che la gente soffra, la gente a cui tu vuoi bene soffra, perciò tu scherzi, stai allegro. Poi chiudi la porta la sera, spegni la luce, stai con gli occhi aperti al buio e aspetti. Questo è l’atteggiamento. Cosa mi ha insegnato la malattia? A sperare, un favore mi ha fatto la malattia, ho conosciuto tanta gente fantastica negli ospedali, contadini, un fabbro, un ingegnere, un ragazzo che lavorava in un’industria dove faceva lo yogurt, tante persone diverse tra loro. La gente che sta in un ospedale ridiventa sempre se stessa, dice sempre la verità, ti racconta delle storie che tu non potresti immaginare. Ecco io ho conosciuto più gente bella negli ospedali che fuori, questo forse è l’unico regalo che mi ha fatto la malattia e non è poco comunque. Perché si imparano tante cose, soprattutto si sentono, ma non con le orecchie. Si sentono cose diverse quando parli con persone che sono davvero se stesse, questo è un mondo dove bisogna apparire, poi bisogna avere la macchina più bella, il telefonino più bello, la casa più bella. Tutto questo crolla, finalmente, finisce questa scemenza e la gente la vedi per quella che è e molti sono persone straordinarie. Dietro la faccia di un fornaio per esempio, che ti può insegnare cose che nemmeno ti immaginavi. Questo è stato il regalo della malattia”.

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