“Piloda Group: piattaforma industriale multisettore al servizio delle istituzioni pubbliche e del mercato, che integra cantieristica, costruzioni, yachting e tecnologie avanzate in un unico ecosistema produttivo”. Partnership strategica con Nautilus, sostenibilità ambientale e valorizzazione della manodopera locale al centro del progetto
Piano Porti: sviluppo portuale a Manfredonia attraverso integrazione operativa e competenze multisettoriali
Per la prima volta in Italia e nel Mezzogiorno, le lavorazioni sul pontile procederanno in contemporanea senza la necessità di smantellare integralmente la struttura esistente, garantendo la continuità delle attività portuali.
Nell’ambito del Piano Porti nazionale, Piloda Group, attraverso la sua divisione Building, annuncia l’avvio di una fase operativa altamente innovativa per la rifunzionalizzazione del Bacino ad Alti Fondali (BAF) di Manfredonia.
Per la prima volta in Italia e nel Mezzogiorno, le lavorazioni sul pontile procederanno in contemporanea senza la necessità di smantellare integralmente la struttura esistente, garantendo la continuità delle attività portuali.
Un passaggio tecnico e organizzativo di assoluto rilievo che testimonia la capacità del gruppo di operare in contesti complessi, mantenendo un’interlocuzione costante con la committenza e le autorità locali, e assicurando piena operatività dello scalo durante tutte le fasi di intervento. Un’opera che testimonia come il Gruppo Piloda abbia intercettato la strategia industriale dei Piano Porti voluto dal governo italiano che mira a trasformare i porti italiani in hub logistici, energetici e tecnologici, centrali nel Mediterraneo e coerenti con la transizione green.
Una partnership strategica: Piloda e Nautilus
Il progetto di Manfredonia si inserisce in una logica di collaborazione strutturata tra Piloda e Nautilus, azienda specializzata nelle costruzioni marittime. La sinergia, evolutasi da joint venture a società consortile (NA.VE. Scarl), rappresenta un modello virtuoso di integrazione delle competenze. Questo intervento è un complemento infrastrutturale fondamentale per lo sviluppo del sistema marittimo locale e conseguentemente un incentivo per l’intera filiera della cantieristica navale regionale.
Un approccio che consente a Piloda di consolidare la propria presenza nel settore delle infrastrutture marittime, in coerenza con le direttrici strategiche nazionali che puntano al rafforzamento del sistema portuale, sia civile sia militare.
Piloda Group si afferma così come ecosistema industriale integrato a supporto delle istituzioni pubbliche e dei settori strategici, attraverso competenze che spaziano dalla cantieristica navale al building e allo yachting, fino allo sviluppo e all’ingegneria di soluzioni navali per applicazioni militari e strategiche, orientate alla sicurezza, all’operatività e alla protezione delle infrastrutture marittime.
L’ingegnere Massimo Paganelli, tra i principali protagonisti del progetto MOSE, il sistema di difesa idraulica realizzato per proteggere Venezia dall’acqua alta, e della rigenerazione del porto di Augusta, oggi insieme a Piloda guida il progetto di Manfredonia e sintetizza così la mission dell’intervento:
“Aver interpretato correttamente questa priorità nazionale ha significato investire con decisione nella cantieristica del Sud, con particolare attenzione ai poli di Napoli e della Puglia, mantenendo al contempo un dialogo attivo con il tessuto industriale siciliano. La spinta dello Stato sulle infrastrutture portuali è infatti profondamente interconnessa con la cantieristica: le infrastrutture sostengono i cantieri e i cantieri, a loro volta, generano valore e sviluppo per le infrastrutture stesse.”
Un’infrastruttura chiave per la transizione energetica
Il Bacino ad Alti Fondali di Manfredonia rappresenta uno snodo strategico per la logistica delle energie rinnovabili, in particolare per la movimentazione delle componenti eoliche destinate ai parchi eolici della Puglia. L’intervento di revamping e di rifunzionalizzazione del bacino si configura quindi anche come un tassello fondamentale nella transizione energetica, contribuendo al potenziamento della filiera green nazionale.
Tre poli operativi e filiera integrata
L’organizzazione del lavoro si articola su tre principali luoghi operativi:
- il sito di Manfredonia per le attività in mare e la posa in opera;
- Il sito di Piloda Shipyard – Brindisi, per assemblaggio e logistica;
- I centri produttivi esterni, per la realizzazione dei componenti metallici.
Innovazione e complessità tecnica dell’opera
L’opera di rifunzionalizzazione del Bacino ad Alti Fondali nasce come progetto offshore, con un pontile in mare lungo 2,5 km. Il piano prevede la sostituzione integrale di componenti in calcestruzzo armato ormai deteriorate e non più convenientemente recuperabili, con nuovi impalcati metallici di ultima generazione.
Il lavoro comporta la rimozione di strutture esistenti e la ricostruzione di 2,5 km di pontile seguendo i principi dell’ingegneria marittima: elementi fino a 150 tonnellate vengono movimentati e sostituiti con nuove strutture metalliche da circa 60 tonnellate. L’approccio segue la tendenza più avanzata dell’infrastrutturazione, che privilegia l’acciaio al
calcestruzzo armato, riducendo gli interventi manutentivi e aumentando durabilità e performance.
Una sfida ingegneristica resa possibile dal modello industriale adottato dalla Joint Venture Piloda-Nautilus (e dalla neonata Consortile operativa NA.VE. Scarl) ed in particolare dal gruppo Piloda, che ha internalizzato gran parte della filiera produttiva e che, attraverso le divisioni Building e Shipyard, integra competenze specialistiche ed esperienza operativa, garantendo il pieno controllo delle lavorazioni e l’efficace completamento dell’opera.
“Il livello di complessità è molto elevato – evidenzia Antonio Di Palo, Project Manager di Piloda – ma siamo riusciti a garantire la continuità operativa del porto, senza interrompere le attività di scarico delle componenti eoliche. Questo risulta un elemento fondamentale affinché sfide di così grandi dimensioni non abbiano praticamente impatto sul lavoro quotidiano del Porto. Ed è uno dei modi di lavorare che rappresenta il nostro Gruppo”.
La sfida di un modello industriale avanzato
La sfida affrontata da Piloda e Nautilus è stata quindi organizzare l’intero processo industriale utilizzando i principali produttori internazionali di acciaio per la realizzazione degli impalcati, lunghi 25 metri, larghi 5 e alti 3 metri, con pesi complessivi significativi. Per contenere i tempi e rispettare il cronoprogramma, gli elementi di primo livello vengono prodotti e assemblati al di fuori di Manfredonia, principalmente nel nord Italia o presso il Piloda Shipyard di Brindisi, dotato di capannoni, carroponti e officine di nuova generazione. Qui gli elementi vengono assemblati e caricati su barge per il trasporto in loco a Manfredonia. Questo approccio minimizza gli impatti locali: produzione e assemblaggio avvengono fuori dal sito, riducendo CO₂, congestione e utilizzo di aree a terra. La sinergia industriale tra Piloda e Nautilus consente così di realizzare l’opera rispettando l’ambiente e le comunità locali, pur mantenendo elevata efficienza operativa. Un modello industriale avanzato, che integra ricerca, sviluppo e ingegnerizzazione per ottimizzare l’intero ciclo produttivo.
Smaltimento
Il materiale demolito dal pontile, essendo calcestruzzo armato, viene interamente recuperato: inviato a stabilimenti di trattamento per inerti da demolizione e reimmesso come materia prima seconda, in un ciclo chiuso che evita la generazione di rifiuti speciali. La criticità principale del progetto deriva dalla natura lineare del pontile ad Alti Fondali: non ci sono in loco aree di cantiere fruibili per le attività logistiche e preparatorie.
Valorizzazione del territorio e occupazione locale
Particolare attenzione è riservata all’impiego di manodopera locale: circa il 90% delle unità lavorative opera sul territorio, con un coinvolgimento progressivo che, tra attività dirette e indotto, potrà arrivare fino a 200 addetti. Un impatto significativo in termini occupazionali e di sviluppo economico per l’area, in linea con la visione del Piano Porti che mira a coniugare crescita infrastrutturale e valorizzazione delle competenze locali.
Tempistiche e sviluppo
L’ultimazione dell’opera è prevista entro la metà del 2027. Il progetto rappresenta un modello replicabile su scala nazionale, capace di coniugare innovazione tecnica, sostenibilità ambientale e sviluppo economico territoriale.

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