OLIO EXTRAVERGINE DI OLIVA: NON BASTA PRODURRE QUALITÀ, BISOGNA SAPERLA COMMERCIALIZZARE
Assoturismo Capitanata: l’olio extravergine di oliva, unitamente al vino ed al grano, è uno degli elementi di promozione più importante della Capitanata che non può continuare a lamentarsi dei prezzi bassi senza affrontare il vero nodo che è quello della commercializzazione, causa di danni enormi sia in termini finanziari diretti delle imprese che di immagine per il territorio.
L’olio extravergine di oliva prodotto nel Gargano e, più in generale, in tutta la Capitanata rappresenta una delle espressioni più autentiche e prestigiose del patrimonio agroalimentare pugliese. Un’eccellenza che, anche attraverso produzioni certificate DOP, racconta la storia, la cultura, le tradizioni agricole e l’identità di un territorio che possiede tutte le caratteristiche per competere sui mercati nazionali e internazionali.
Eppure, ancora una volta, ci troviamo di fronte a una contraddizione difficile da accettare: un prodotto di elevatissima qualità, riconosciuto per le sue caratteristiche organolettiche e per il suo legame con il territorio, viene commercializzato a prezzi particolarmente bassi, spesso insufficienti a garantire ai produttori un adeguato recupero dei costi sostenuti.
Le lamentele degli olivicoltori sono legittime. Produrre olio extravergine di qualità comporta investimenti, lavoro, competenze, costi di raccolta, trasformazione e gestione aziendale. Quando il prezzo riconosciuto al produttore non remunera adeguatamente questi sacrifici, non è soltanto l’impresa agricola a essere penalizzata, ma l’intero sistema economico territoriale.
Ma il problema non può essere affrontato continuando a parlare esclusivamente di prezzo.
Da anni, ciclicamente, il dibattito si concentra sulla necessità di creare nuovi marchi, rafforzare quelli esistenti, aumentare il valore percepito del prodotto e ottenere quotazioni commerciali più elevate. Obiettivi certamente condivisibili, ma che rischiano di rimanere dichiarazioni d’intenti se non vengono accompagnati da una strategia concreta e strutturata di commercializzazione.
Il punto centrale è proprio questo: non basta avere un prodotto eccellente, un marchio riconoscibile o una certificazione di qualità. Bisogna essere capaci di portare quel prodotto sui mercati giusti, intercettare la domanda, costruire rapporti commerciali e raggiungere direttamente i canali di distribuzione più remunerativi.
La commercializzazione non è una fase secondaria della filiera, ma il passaggio strategico attraverso il quale il valore della produzione si trasforma in reddito per le imprese.
Continuare a produrre qualità senza sviluppare un’adeguata capacità commerciale significa lasciare ad altri il compito di determinare il valore economico del nostro lavoro. Significa, in sostanza, consegnare il prodotto a una filiera che non sempre riesce a riconoscere e remunerare il valore della sua origine.
Occorre pertanto superare una visione frammentata e individualistica, favorendo aggregazione tra produttori, accordi commerciali, reti di impresa, piattaforme di vendita, presenza organizzata nella distribuzione specializzata, nell’alta ristorazione, nell’hotellerie e nei mercati internazionali.
Serve una politica commerciale territoriale capace di trasformare le eccellenze agroalimentari in prodotti riconoscibili, competitivi e adeguatamente remunerati.
Come sottolinea Nicola Ragno, coordinatore provinciale di Assoturismo Capitanata:
«L’olio extravergine di oliva, così come il grano e il vino, rappresenta un’eccellenza enogastronomica mondiale e un autentico ambasciatore del nostro territorio. Sono prodotti che raccontano la nostra identità, la nostra storia e la qualità delle nostre produzioni. Ma rappresentano anche un canale promozionale di rara efficacia, capace di migliorare e amplificare la conoscenza delle bellezze territoriali, a beneficio dell’intero sistema economico, compreso quello turistico.
Non possiamo continuare a limitarci a celebrare la qualità delle nostre produzioni e, contemporaneamente, assistere alla loro commercializzazione a prezzi che non ne riconoscono il reale valore. Il problema non è soltanto quanto vale una bottiglia di olio, ma quanto siamo capaci, come territorio, di venderla, promuoverla e collocarla sui mercati.
Da troppo tempo affrontiamo il tema del prezzo senza dedicare la necessaria attenzione alla capacità commerciale. È arrivato il momento di passare dalle dichiarazioni alle azioni, costruendo strumenti condivisi che consentano ai produttori di raggiungere nuovi mercati e ottenere una remunerazione più equa».
In questa direzione si inserisce TESORI DAUNI, il progetto promosso da Assoturismo Capitanata, nato con l’obiettivo di valorizzare e sostenere la commercializzazione delle grandi eccellenze agroalimentari della Capitanata, a partire dall’olio extravergine di oliva, dal grano e dal vino.
Non un’ulteriore iniziativa destinata esclusivamente alla promozione di un marchio, ma un percorso che intende contribuire alla costruzione di opportunità commerciali concrete, favorendo il riconoscimento del valore delle produzioni, la loro diffusione sui mercati e una maggiore capacità di aggregazione tra le imprese.
TESORI DAUNI vuole mettere al centro il prodotto, la sua origine, la qualità e soprattutto la sua capacità di generare valore economico per chi lo produce.
C’è inoltre un aspetto che merita particolare attenzione: il rapporto tra eccellenze agroalimentari e turismo. L’olio, il vino e il grano non sono soltanto prodotti da vendere, ma strumenti di promozione territoriale. Possono diventare protagonisti di itinerari enogastronomici, esperienze nelle aziende agricole, degustazioni, percorsi culturali e proposte integrate di ospitalità.
Il turista che conosce e apprezza un prodotto del Gargano o della Capitanata può diventare un consumatore fidelizzato, un ambasciatore del territorio e un potenziale acquirente anche dopo il proprio soggiorno.
È questa la prospettiva che dobbiamo sviluppare: un sistema nel quale agricoltura, commercio, ristorazione, ospitalità e turismo lavorino insieme.
La Capitanata non ha bisogno soltanto di produrre eccellenze. Ha bisogno di imparare a venderle, valorizzarle e farle conoscere al mondo.
Perché la qualità senza una strategia commerciale rischia di rimanere un patrimonio sottovalutato, mentre una commercializzazione organizzata può trasformarla in reddito, occupazione, competitività e sviluppo territoriale.
È ora di uscire dalla consuetudine della lamentela sul prezzo e affrontare il vero problema: costruire le condizioni affinché il valore delle nostre eccellenze venga finalmente riconosciuto anche sul mercato.

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