Nel ricordo del professor Vincenzo Di Lascia: un uomo buono e forte come un ulivo

Nel ricordo del professor Vincenzo Di Lascia: un uomo buono e forte come un ulivo

di Claudio Castriotta

Nel ricordo del professor Vincenzo Di Lascia: un uomo buono e forte come un ulivo

Era il 2002 quando il professor Vincenzo Di Lascia, conosciuto da tutti come Don Vincenzo, ci lasciò. Una morte che lui stesso, nei suoi ultimi anni, aveva spesso auspicato avvenisse nel sonno. “Figlio mio, speriamo che muoia nel sonno”, ripeteva con una serenità disarmante. E così accadde, proprio mentre partivo per la Toscana.

Don Vincenzo era originario di Rocchetta Sant’Antonio, un piccolo borgo intriso di tradizioni e valori antichi. Ogni volta che tornavo in vacanza, una tappa era d’obbligo: andare a trovarlo nel pomeriggio, insieme alla sua adorabile moglie Rita. Erano incontri carichi di affetto e semplicità, che ancora oggi custodisco nel cuore come tesori preziosi.Era un uomo umile, eppure dotato di una forza interiore straordinaria, simile a quella di un arbusto di ulivo: resistente alle intemperie, radicato nella sua terra e sempre vivo nel cuore di chi lo ha conosciuto. La sua umiltà non oscurava la sua grandezza; al contrario, la esaltava. Per la gente di Manfredonia, era “il professore”, ma anche un punto di riferimento, una guida discreta ma presente.

Un’eredità che vive nel cuore

Oggi, mentre scrivo queste righe, sento ancora la mancanza di quei pomeriggi trascorsi insieme, delle sue parole e dei suoi insegnamenti. La vita con loro era meravigliosa, un intreccio di affetti sinceri che oggi sembrano così rari. Mi mancano i suoi occhi, pieni di calore, e le sue mani, che sembravano portare con sé la saggezza della terra.

Don Vincenzo non è solo un ricordo; è una presenza che continua ad accompagnarmi, soprattutto in questi giorni difficili, “da malandati”, come direbbe lui. La sua forza, la sua bontà, il suo cuore sempre vivo sono un faro che illumina il cammino.

A lui, e alla dolcissima Rita, devo un grazie profondo, per tutto l’amore che mi hanno donato. Un amore che non si è spento, ma vive ancora, forte e tenace, come un ulivo radicato nella memoria.

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