Mariarosa e tutte le vite da custodire
Ci sono date che appartengono al mondo intero e che, per una strana e dolorosa coincidenza, in una città finiscono per avere anche un nome, un volto, una storia.
Il 10 settembre è la Giornata Mondiale per la Prevenzione del Suicidio, ma è anche il giorno in cui Mariarosa Lauriola avrebbe festeggiato il suo compleanno.
Aveva soltanto sedici anni e mezzo quando, nel 2015, la sua vita si interruppe troppo presto. Da allora sua madre, Caterina Frattaruolo, ha fatto qualcosa che credo richieda una forza difficilmente immaginabile: ha scelto di non chiudere quel dolore dentro le mura di casa, ma di trasformarlo, giorno dopo giorno, in ascolto, sensibilizzazione e vicinanza agli altri.
Mariarosa temeva di essere dimenticata. Lo aveva scritto in uno dei suoi temi, interrogandosi proprio sul senso della vita. Ma Mariarosa non sarà dimenticata, anche grazie a ciò che da quel dolore è riuscito a nascere: “Un Girasole per la Vita”, oggi organizzazione di volontariato, con un numero che vuole essere prima di tutto una porta aperta: 345 178 3465.
Negli anni sono nate iniziative di sensibilizzazione, incontri con i ragazzi e momenti pubblici dedicati alla prevenzione e all’ascolto. Davanti al Castello c’è anche una panchina gialla, con quel numero inciso perché nessuno debba pensare di essere completamente solo.
Anche L’Eterna Domanda, il docufilm del giovane regista Domenico Rignanese, prende spunto da quella riflessione di Mariarosa sul senso della vita. Un progetto che restituisce forza alle sue parole e le trasforma in una domanda universale, capace di attraversare generazioni, paure e fragilità.
Ed è proprio una domanda, semplice ma profondissima, ad accompagnare anche una nuova iniziativa: “Cosa ti fa scegliere la vita ogni giorno?” Dal 10 al 30 settembre, alla Mondadori Bookstore di Manfredonia sarà possibile partecipare a “Petali di speranza – Custodire la vita attraverso l’ascolto e la prevenzione”, promossa insieme a Un Girasole per la Vita ODV.
Perché talvolta dietro un “sto bene” pronunciato velocemente c’è un mondo che non vediamo. Gli adolescenti possono sentirsi invincibili e fragilissimi nello stesso momento. Una famiglia può amare immensamente un figlio senza riuscire a comprendere fino in fondo ciò che sta attraversando. E chi soffre non deve mai essere lasciato con l’idea di dovercela fare da solo.
Forse è questo che Mariarosa continua a insegnarci, anche attraverso la tenacia della sua mamma: dietro un sorriso può esserci una battaglia che non vediamo. E soprattutto dobbiamo insegnare ai ragazzi che chiedere aiuto non è una debolezza, ma può essere il primo passo per ritrovare una strada.
Questa sera, alle ore 19,00, nella Chiesa della Santissima Trinità, sarà celebrata una Santa Messa in memoria di Mariarosa.
Il mio pensiero oggi va a Mariarosa, ma anche a tutte le persone che non sono riuscite a vedere un’altra strada. Alle loro famiglie, che continuano a vivere con un’assenza che nessuna parola può colmare. E a chi, proprio in questo momento, sta combattendo in silenzio una battaglia che noi non conosciamo.
A Caterina va ancora una volta il mio abbraccio. Ha trasformato il dolore più innaturale che possa attraversare una madre in un girasole rivolto ostinatamente verso la luce.
Forse è questo il petalo di speranza che possiamo lasciare oggi: dire a qualcuno “io ci sono”. E avere poi il coraggio di esserci davvero.
Maria Teresa Valente

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