Manfredonia, Ritucci e Tasso spiegano la loro posizione sul caso migranti
REFERENDUM CAS. RITUCCI e TASSO: Ascoltare tutti, illudere nessuno. La partecipazione e’ un valore, ma deve poggiare sulla verita’
Negli ultimi giorni, nella nostra citta’, si e’ acceso un dibattito sulla proposta di indire un referendum consultivo riguardo al Centro di Accoglienza Straordinaria attivato presso la Casa della Carita’. E’ naturale che un tema cosi’ delicato susciti domande, preoccupazioni, opinioni diverse. Ed e’ proprio per questo che diventa fondamentale riportare la discussione su un terreno di verita’ istituzionale, lontano da semplificazioni, strumentalizzazioni e false aspettative.
Ai cittadini e’ stato detto che “la parola deve passare alla popolazione”, che “il Comune deve decidere”, che “la legge prevede il parere del Comune” e che, quindi, un referendum sarebbe la massima espressione democratica. Sono affermazioni che, calate con eccessiva leggerezza nel contesto della mozione avanzata da quattro consiglieri per l’indizione di un referendum per la questione CAS, sono fuori luogo, perche’ la realta’ giuridica e’ diversa e ignorarla rischia di creare confusione e delusione.
La legge nazionale, che disciplina l’accoglienza dei richiedenti asilo, stabilisce chiaramente che i CAS vengono attivati dal Prefetto, cioe’ dallo Stato. Non dal Comune. Non dal Consiglio comunale. Non da un referendum.
Immigrazione, Ordine Pubblico e Sicurezza sono materie che la Costituzione (art.117) attribuisce in via esclusiva allo Stato. Questo significa che nessun Comune italiano puo’ autorizzare o impedire l’apertura di un CAS, a meno di specifici e gravi vizi di legittimita’ – come violazione delle norme urbanistiche o carenza dei requisiti igienico-sanitari e di sicurezza della struttura – che nel nostro caso NON RICORRONO. E questo non e’ un dettaglio: e’ il cuore della questione.
E’ vero che la legge parla di “sentito il parere del Comune”. Ma quel parere, come hanno spiegato piu’ volte i tribunali amministrativi e il Consiglio di Stato, non e’ un’autorizzazione. Non e’ un si’ o un no. Non e’ un potere di veto. E’ un contributo consultivo che il Prefetto puo’ valutare, ma che non lo vincola in alcun modo. Una forma di cortesia in una corretta interlocuzione tra istituzioni.
Presentarlo come un potere decisionale del Comune significa attribuirgli un ruolo che la legge non gli riconosce.
Il punto piu’ delicato: il referendum.
Lo Statuto comunale prevede la possibilita’ di indire referendum consultivi (anche abrogativi), ma lo Statuto non puo’ superare la legge dello Stato. Il Testo Unico degli Enti Locali stabilisce che i referendum comunali possono riguardare solo materie di competenza locale (art. 8 comma 4). E la giurisprudenza e’ unanime: un Comune non puo’ indire referendum su materie statali.
Un referendum sul CAS, quindi, sarebbe inammissibile e privo di effetti. Anche se si tenesse, anche se partecipassero migliaia di cittadini, anche se vincesse una posizione netta, il risultato non potrebbe modificare la decisione dello Stato.
Ed e’ qui che nasce il rischio piu’ grande: quello di far credere ai cittadini che il loro voto possa cambiare qualcosa che, per legge, non dipende dal Comune.
La partecipazione e’ un valore fondamentale, ma deve poggiare sulla verita’. Illudere la comunita’ che un referendum possa decidere cio’ che la legge non affida ai Comuni significa trasformare uno strumento democratico in un gesto simbolico, che rischia di generare frustrazione e sfiducia.
La trasparenza, invece, si costruisce con strumenti reali.
Noi, in fase di dibattito durante il consiglio comunale, ne abbiamo proposto uno di assoluto buonsenso:
Richiesta formale di confronto istituzionale con la Prefettura.
“Il Consiglio Comunale impegna il Sindaco a richiedere alla Prefettura di Foggia un incontro istituzionale”, aperto ai capigruppo consiliari e guidato dal Sindaco, finalizzato a ottenere informazioni dettagliate su: capacita’ ricettiva del CAS, criteri di gestione, misure di sicurezza, durata prevista della struttura, eventuali impatti sul territorio.
Insomma, un monitoraggio amministrativo, che consenta di acquisire elementi utili per informare, costantemente, la cittadinanza.
Rispettandola, senza creare aspettative irrealistiche.
Ci sono, poi, altri due aspetti che non possono essere ignorati:
- Un referendum ha un costo. Allestire i seggi, pagare il personale, stampare le schede, garantire la logistica comporta una spesa significativa. Spendere denaro pubblico per una consultazione che non puo’ produrre alcun effetto giuridico significa assumersi una responsabilita’ che la Corte dei Conti ha piu’ volte definito ‘potenzialmente rilevante sul piano del danno erariale’. In un momento in cui i Comuni faticano a garantire servizi essenziali, questo e’ un elemento che merita attenzione.
- Il quesito referendario e’ mal formulato e fuorviante.
L’enunciazione “Siete favorevoli all’individuazione del centro di assistenza straordinaria per richiedenti asilo in Manfredonia?” evidentemente ignora che il centro esiste gia’ ed e’ operativo su decisione dello Stato. Non e’ una scelta futura.
Il referendum, lo ripetiamo, non chiede un orientamento. Chiede ai cittadini di esprimersi su qualcosa che non puo’ essere modificato dal loro voto.
Dire tutto questo non significa “voltare le spalle ai cittadini”.
Al contrario: significa rispettarli. Significa non illuderli. Significa non far credere che possano decidere cio’ che la legge non affida loro. La vera democrazia non e’ far votare su tutto, ma dire la verita’ anche quando e’ scomoda. La partecipazione e’ un valore, ma deve poggiare sulla correttezza istituzionale e sulla trasparenza reale, non su strumenti che rischiano di generare illusioni.
In definitiva, il CAS e’ una decisione dello Stato. Il Comune puo’ vigilare, informare, monitorare, chiedere chiarimenti. Puo’ fare molto, ma non puo’ decidere sulla sua esistenza. E un referendum non cambierebbe questo dato di fatto.
Raccontare le cose come stanno non e’ un atto politico: e’ un atto di rispetto verso la comunita’. Che dimostra che NOI davvero siamo dalla parte dei Manfredoniani e ci rifiutiamo di prenderli in giro.
Massimiliano Ritucci (Consigliere Comunale AgiAMO) Antonio Tasso (Consigliere Comunale Sipontum)

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