Manfredonia, replica Riccardi: “D32, Tasso e Ritucci scivolano sugli specchi”
Sapevo che, prima o poi, sarei stato costretto a rispondere ai Gianni e Pinotto della politica locale: i due perdenti di Agiamo, Antonio Tasso e Massimiliano Ritucci. Perdenti politici non per insulto, ma per curriculum: non riescono a vincerne una e, quando va bene, finiscono in minoranza.
Del resto, nel teatrino del potere locale c’è chi siede al tavolo del governo e mangia, chi resta sotto il tavolo a raccogliere briciole, magari accompagnate da un ottimo stipendio, e poi ci sono le minoranze, quelle che attendono la pulizia quotidiana della sala per capire se sia rimasto qualche avanzo da raccogliere. Per fortuna, c’è ancora chi prova davvero a fare opposizione.
Fanno bene a evitare di citarmi troppo. La gente, nel tempo, ricorderà il mio impegno per la città e le centinaia di opere realizzate durante la mia esperienza amministrativa. Di loro, temo, resterà molto meno.
Certo, l’onorevole Tasso può vantare una sua indubbia notorietà da speaker: lo ricordo bene quando mi inseguiva, ansimante, pur di ottenere gli incarichi di presentazione per il Manfredonia Calcio. E come dimenticare le sue memorabili partecipazioni pubblicitarie per vendere creme destinate a rendere più felici gli uomini? O i suoi magnifici anni da parlamentare, consumati tra la promozione del caciocavallo podolico e iniziative certamente utili, se non altro, al suo patrimonio personale. Oggi, a quanto pare, riesce a vivere anche con l’indennità da consigliere comunale.
Giova ricordare che l’on. Tasso annovera nel suo palmarès una condanna per contraffazione di CD, vicenda poi conclusasi con la prescrizione, alla quale lo stesso Tasso non ha rinunciato. Pertanto, prima di parlare del sottoscritto, gli converrebbe quantomeno sciacquarsi la bocca.
Ma su questi aspetti tornerò con la dovuta calma e con dovizia di particolari.
Per ora resto sul tema al quale hanno voluto dedicarmi una lunga replica, tanto ridicola quanto confusionaria. Una risposta che, più che chiarire, conferma l’assoluta inconsistenza delle loro argomentazioni e la loro evidente difficoltà a muoversi dentro una materia complessa come l’urbanistica. Il tutto nonostante il probabile contributo di qualche suggeritore nascosto tra le stanze di Palazzo San Domenico, convinto forse di essere una mente eccelsa e un fine giurista, ma capace soltanto di produrre una difesa scomposta, tortuosa e piena di fumo.
La replica firmata dal duo è lunga, nervosa, aggressiva, costruita più per colpire la persona che per affrontare il merito. Il solito copione: quando gli atti pesano, si prova a sporcare il tavolo; quando le carte parlano, si alza il volume degli insulti; quando una vicenda amministrativa diventa politicamente imbarazzante, si tenta di trasformarla in una rissa personale.
LA VERITA’ E’ UNA SOLTANTO: CI TROVIAMO DAVANTI AD ATTI PALESEMENTE ILLEGITTIMI CHE HANNO DATO VITA AD UNA LOTTIZZAZIONE ABUSIVA.
Ma il punto resta lì, intatto. Il comparto D32 non è una lite tra me e loro. È una vicenda urbanistica, amministrativa e politica sulla quale la Regione Puglia ha scritto più volte, richiamando rilievi, competenze, responsabilità e necessità di rispetto del quadro normativo e pianificatorio vigente. E l’ultima nota regionale del 17 aprile 2026 è chiarissima quando invita Comune e Provincia a porre in essere, “senza ulteriori indugi”, gli eventuali provvedimenti necessari ad assicurare il pieno rispetto delle norme, anche alla luce dei chiarimenti già resi sulla deliberazione commissariale n. 24 del 16 ottobre 2019.
Questo è il punto che Tasso e Ritucci provano a seppellire sotto una valanga di battute, allusioni, rancori e divagazioni. La Regione non è un tribunale e nessuno ha mai sostenuto il contrario. Ma la Regione non scrive nemmeno per passatempo. Quando richiama precedenti note, quando segnala rilievi, quando coinvolge Comune e Provincia, quando invita ad agire “senza ulteriori indugi”, non sta partecipando a una conversazione d’ufficio. Sta dicendo che un problema esiste. E quel problema, oggi, è ancora tutto lì.
La loro difesa prova a ridurre le note regionali a semplici interlocuzioni. È una furbizia lessicale. Le note regionali sono atti istituzionali. Non saranno sentenze, ma non sono neanche cartoline. E un Comune serio, davanti a rilievi reiterati, non si nasconde dietro la nebbia delle competenze. Assume un atto. Chiarisce. Revoca, se deve revocare. Conferma, se ha argomenti per confermare. Motiva. Risponde alla città. Qui, invece, il Comune continua a restare in una zona grigia, mentre il comparto va avanti e mentre la questione della lottizzazione abusiva è stata posta formalmente.
Anche la storiella del TAR è debole. Questa è la scorciatoia più comoda del potere: se nessuno ricorre, allora tutto è a posto. No, non funziona così. Il Comune ha poteri di autotutela, ha obblighi di vigilanza, ha il dovere di verificare i propri atti e di correggere ciò che non regge. La legalità urbanistica non può dipendere dal portafoglio o dall’interesse processuale di un cittadino. Se un atto è corretto, lo si difenda con motivazioni solide e pubbliche. Se è sbagliato, lo si corregga. Se la Regione ha torto, il Comune lo dica formalmente. Se la Regione ha ragione, il Comune agisca. Questa terra di mezzo, fatta di rinvii, silenzi e atti che continuano a produrre effetti, è esattamente ciò che rende il caso D32 politicamente opaco.
Poi arriva il grande diversivo: CB3, canile, parenti, passato amministrativo, vecchie storie, allusioni e rancori. È una tecnica prevedibile. Quando il merito è scomodo, si allarga il campo fino a rendere tutto confuso. Ma il CB3 non chiarisce la D32. Il canile non risponde alla nota regionale del 17 aprile 2026. Le mie vicende amministrative non cancellano la denuncia di lottizzazione abusiva. Gli attacchi personali non spiegano perché il Comune non abbia assunto un atto netto sulla delibera commissariale.
Se una zona va riqualificata, la si riqualifica con strumenti corretti. Se un comparto deve cambiare funzione, lo si fa con una scelta urbanistica generale, trasparente, pubblica e motivata. Non con una sequenza di pratiche singole che, sommate, producono una nuova destinazione di fatto. La legalità non è crudeltà verso chi ha un problema. È garanzia per tutti. Diventa ingiustizia quando le regole si irrigidiscono per alcuni e si ammorbidiscono per altri.
Infine, Tasso e Ritucci dicono di essere in possesso di documentazione, pareri tecnici e legali capaci di dimostrare la totale legittimità dell’operazione. È un’affermazione pesante, ma proprio per questo non può restare appesa alla propaganda. Se quella documentazione esiste ed è così solida, allora la si renda conoscibile alla città. In una vicenda che riguarda la pianificazione urbanistica, gli standard, i titoli edilizi, le note regionali e una denuncia di lottizzazione abusiva, la legittimità non può essere esibita come un’arma da usare soltanto in un eventuale contenzioso. Deve diventare trasparenza pubblica. Altrimenti resta solo una formula intimidatoria buona per fare scena, non per chiarire.
La verità è che la loro replica è lunga perché deve coprire un vuoto. Ed è aggressiva perché quel vuoto pesa. Non risponde alla domanda essenziale: perché il Comune non decide? Non spiega perché la Regione abbia richiamato più volte la vicenda. Non chiarisce perché la delibera resti in piedi nonostante i rilievi. Non scioglie il nodo della trasformazione progressiva dell’area. Non dice nulla di serio sulla responsabilità politica dell’amministrazione La Marca.
E qui il sindaco non può continuare a stare di lato. La Marca ha costruito la propria immagine pubblica sulla legalità. Bene: la legalità non si proclama, si firma. Non si annuncia nei comizi: si traduce in atti. Non si usa contro gli avversari per poi diventare prudente quando tocca interessi più vicini. Dire che sono atti gestionali è troppo comodo. I dirigenti firmano, certo. Ma la politica governa, indirizza, controlla, risponde alla città. Un’amministrazione che non revoca, non sospende, non chiarisce e non decide si assume comunque una responsabilità. Anche l’inerzia è una scelta. Anche il silenzio è una posizione. Anche il rinvio produce effetti.
Se qualcuno si sente leso, conosce la strada. Se qualcuno ha atti contrari, li renda pubblici. Se qualcuno pensa che io abbia torto, lo dimostri nel merito. Ma la smettano con le offese, con le caricature e con i diversivi. Sul D32 non serve sapere chi urla di più. Serve sapere chi ha ragione, carte alla mano.
Per quando mi riguarda, ho invitato La Regione Puglia e la Provincia di Foggia ad esercitare i poteri sostitutivi previsti dalla legge, in caso di perdurante inerzia e di mancata adozione dei provvedimenti richiesti entro e non oltre il termine perentorio di 30 (trenta) giorni dal ricevimento della presente, il sottoscritto procederà, senza ulteriore preavviso, a trasmettere formalmente tutti gli atti e la documentazione probatoria alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia.
Finché questa risposta non arriverà, ogni permesso, ogni silenzio, ogni rinvio e ogni comunicato rabbioso resteranno dentro la stessa fotografia: un potere velocissimo quando deve autorizzare, inesistente quando deve spiegare.
Angelo Riccardi Iscritto all’Ordine dei Pubblicisti n. 145000

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