Lino Campagna: “Cari sipontini, diffondete “la sipontite” è l’unica malattia di cui ci si ammala volentieri. Non siate polemici”

Lettera aperta ai sipontini

Ho vissuto più anni di quelli che mi restano da vivere e continuo a stupirmi.
Leggo e ascolto molti commenti sulla straordinaria istallazione di Edoardo TRESOLDI.

Mi hanno colpito alcuni giudizi “estremi” come: “È un ammasso di ferro arrugginito”. “Hanno ucciso la storia”. “sarà un ricovero di volatili”. “non sarà più un luogo sacro”. “hanno alterato la realtà”. Mi hanno colpito anche coloro che si scagliano contro chi, nei servizi giornalistici legati all’opera di Tresoldi, ha detto trovasi “in Puglia” e non“a Manfredonia”.
Comunque sia, voglio considerarlo un esasperato atto d’amore nei confronti della città.

Amici cari, non sono sipontino di nascita ma, per convinzione e manifesta operatività. Si! Lo sono.
E, anche se per l’imbecille di turno sono “u fuggéne ca ce vôle arrubbé (freché) Séponde”, ho un cordone ombelicale così profondo con Siponto, che ho coniato un neologismo “la sipontite”. E da ben 25anni, con ARGOS HIPPIUM, parlo, opero, diffondo e difendo il territorio nel mondo.

Cari detrattori dell’opera di TRESOLDI, l’installazione è una perla rara nel panorama architettonico pugliese. Un miracolo per la velocità con cui si è stata realizzata e diffusa. Un’eccezione italica per i costi.

La gigantesca griglia metallica alta 14m., che ricostruisce che ricostruisce i volumi della basilica paleocristiana, ha portato nel mese di agosto 16.497 visitatori. Solo nel mese di agosto.
Ricordatevi che, oggi è un luogo che esiste. E solo i luoghi che esistono sono fruibili.

Quando nel 2006 scelsi la Basilica come location per il premio Argos Hippium, era circondata da una natura aspra ed incolta. Intonaci scrostati. Muffe. Una storia millenaria abbandonata e dimenticata. Il campanile traballante con accanto, i resti di una chiesa paleocristiana pieni di erbacce. Nessuno intorno. Il silenzio. “Un incanto che trasudava arte e storia, ma piangeva in solitudine”. Oggi è il monumento che il mondo ci invidia. E cosa importa se qualche giornalista non cita Manfredonia.

Il monumento rimane a Siponto e chi verrà in Puglia si ritroverà a scoprire una bella, colta, attiva e vitale città: MANFREDONIA. Un posto straordinario. Un angolo di mondo ammaliante. Unico.
Voi, amici sipontini, fatevi trovare sempre pronti ad accogliere i turisti con il sorriso sulle labbra e la consapevolezza di essere testimoni di una storia millenaria resa moderna e attuale.
È vero che spesso si vivono più serate di cultura autarchica che d’autore. Ma, vuoi mettere la cultura dell’immaginazione: IMPAGABILE. Ehi! Sarà anche dell’immaginazione ma, è la cultura che ha superato indenne, secoli di storia. Che si tramanda da generazioni.

Siate vigili e sollecitate le istituzioni preposte alla diffusione del turismo e della storia a difendere “quello che ci ha reso protagonisti nel mondo”. Diffondete “la sipontite” è l’unica malattia di cui ci si ammala volentieri.

Buona vita.

Lino Campagna

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