Liceo Manfredonia, Riccardi: “Manca serietà, competenza e verità”
Come genitore di un ragazzo che frequenta il Liceo Galilei-Moro di Manfredonia, seguo con attenzione le vicende di questi giorni. Ma, essendo stato prima studente e poi amministratore, provo anche a leggerle con un po’ di freddezza: senza l’enfasi, comprensibile e legittima, delle rivendicazioni, e senza il riflesso del “tutti contro tutti” che da noi scatta sempre in automatico.
Il punto, al netto delle competenze formali degli enti chiamati in causa, è uno solo: quando sul territorio si genera un disservizio che coinvolge famiglie, studenti, docenti e la vita quotidiana di una comunità, il Sindaco e la sua amministrazione non possono limitarsi a registrare il problema. Devono diventare parte attiva: seguire, sostenere, sollecitare, pretendere risposte. Anche con determinazione. Perché non è accettabile che le criticità restino “di qualcun altro” finché non diventano politicamente rumorose.
Finalmente, il Sindaco ha deciso di metterci la faccia, pesantemente chiamato in causa. Bene.
Ma qui una domanda è inevitabile: dov’era la faccia prima?
E soprattutto: perché questa prontezza non la vediamo anche su altri fronti? Ad esempio, sui lavori iniziati e mai terminati dell’Istituto Alberghiero I.P.E.O.A. M. Lecce di Manfredonia, sui quali, guarda caso, non arrivano mai aggiornamenti chiari, né scadenze, né responsabilità. È un copione che conosciamo: si interviene solo quando la pressione diventa alta, quando la questione esplode sui social o in piazza. Nel frattempo, tutto resta avvolto nella nebbia.
Prima regola di un buon amministratore: studiare. Poi parlare.
C’è una cosa che un amministratore deve saper fare, prima ancora di scendere in campo a discutere con studenti, genitori e insegnanti: informarsi, studiare, comprendere il problema.
Perché le questioni sollevate sono serie. E su temi seri, soprattutto se attengono a sicurezza e strutture pubbliche, le parole non sono decorazione: sono responsabilità.
Passi una promessa non mantenuta: capita.
Passi perfino una “bugia detta a fin di bene”: pessima idea, ma almeno umanamente comprensibile.
Ma dopo quello che è accaduto con la strage di Crans-Montana in Svizzera, e al di là dei casi specifici, è evidente a tutti che le parole, quando parlano di sicurezza, hanno un peso enorme. Vanno scelte con cautela, perché possono tranquillizzare o creare equivoci, possono accendere paure o, peggio ancora, coprire carenze.
E allora diciamolo con chiarezza: quando il Sindaco afferma “la scuola è agibile”, non sta facendo un semplice commento. Sta pronunciando un termine tecnico che, nella percezione comune, significa una cosa precisa: esistenza di un certificato di agibilità e rilascio dell’atto a valle di verifiche, collaudi, accertamenti formali.
Peccato che, come accade purtroppo in tante scuole italiane, non sempre sia così.
E infatti, per quanto risulta, il Liceo Liceo Galilei-Moro di Manfredonia non ha un certificato di agibilità.
Questo non significa automaticamente “pericolo”. Significa una cosa molto più semplice: che non si può giocare a fare gli ingegneri per interposta persona. Non si governa un problema tecnico con un aggettivo. Se la struttura non presenta, allo stato, elementi visivi tali da far presumere un rischio immediato, bene. Ma allora si faccia l’unica cosa seria: si mostrino gli atti. Relazioni, sopralluoghi, verifiche, note tecniche. Non “parole scelte bene”.
E quando la confusione è già alta, arriva il consigliere a raddoppiarla.
A completare il quadro, e qui davvero non può sorprenderci, dopo l’intervento del Sindaco arriva un consigliere comunale di maggioranza che introduce ulteriori elementi di confusione, offrendo una ricostruzione della situazione futura della scuola che sembra uscita da un mondo parallelo:
“Il progetto esecutivo è stato approvato finalmente dalla Provincia… mancava solo il parere dei Vigili del Fuoco… poi finanziamento e appalto…”
Ora, io non so a quale fonte attinga, né a quale riunione abbia partecipato. Ma so una cosa: nella realtà non c’è alcun progetto esecutivo.
C’è un progetto preliminare che prevede abbattimento e ricostruzione della struttura scolastica, per un importo stimato intorno ai 25 milioni di euro, e con alcuni espropri ancora da definire.
Quindi, con tutto il rispetto: parlare di “manca solo un parere” è un modo elegante per dire una cosa falsa. Non per cattiveria, forse, ma per superficialità. E in un contesto del genere la superficialità è più pericolosa della cattiveria: perché produce confusione e alimenta sfiducia.
È del tutto evidente che servirà tempo. Tanto tempo.
E con il treno del PNRR passato in fretta, e su questo, purtroppo, non si torna indietro, è altrettanto evidente che dovranno essere valutate ipotesi alternative realistiche, praticabili, rapide.
In questa situazione servono cose, concrete, misurabili, verificabili:
Chiarezza definitiva sulle condizioni attuali della struttura
Le parti interessate devono dire, in modo chiaro e definitivo, in che condizioni si trova oggi l’edificio, fornendo gli atti a supporto (relazioni, verbali, sopralluoghi, prescrizioni). Basta parole: documenti.
Interventi di manutenzione programmati fuori dall’orario didattico
Tutto ciò che serve per mantenere la struttura sicura, confortevole e dignitosa va fatto con metodo e con tempi certi, senza scaricare sugli studenti il costo dell’inefficienza.
Costituzione immediata di un tavolo permanente
Un tavolo vero, non una passerella. Un luogo di lavoro che definisca il futuro della scuola, già a partire dal prossimo anno scolastico, con un cronoprogramma, responsabilità chiare e soluzioni alternative, anche temporanee, orientate a modernità e funzionalità.
In conclusione: nessuno vuole allarmare nessuno.
Ma proprio perché non vogliamo allarmare, pretendiamo serietà.
Perché la serenità non nasce dai comunicati: nasce dalla chiarezza, dagli atti, dalla trasparenza. E da un’amministrazione che, invece di rincorrere l’emergenza con frasi “buone per tutti”, dimostri finalmente di saper governare i problemi con la sola cosa che conta: competenza e verità.
Angelo Riccardi

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