Lettera a Maria Assunta in cielo, di Michele Illiceto

LETTERA A MARIA ASSUNTA IN CIELO

di Michele Illiceto

Carissima Maria, donna, sposa e madre,

Oggi tutti ti celebrano assunta in cielo, ma forse dimenticano che hai conosciuto l’angoscia della decisione, la solitudine della scelta, il dubbio se quell’annuncio fosse davvero un messaggio divino o un sogno chiuso nel cassetto, o ancora peggio un modo per diventare famosa. Ti sei fidata e ti sei affidata. Ti sei mostrata umile e serva di Colui che ti ha scelta per una missione quasi impossibile: fare da madre a Dio, Lui che è Padre di tutto e di tutti.

Abbiamo già dimenticato che dopo il tuo fatidico “Si”, hai vissuto la paura di essere ripudiata, forse anche lapidata, a causa di quel pancione che è ti è cresciuto fuori tempo. Hai portato il peso dell’incomprensione del tuo amato Giuseppe, al quale avresti voluto dirgli tutto, ma l’Angelo con te è stato esigente quando ti ha chiesto di mantenere il tuo segreto fino a tempo debito.

Hai portato questo peso da sola, contro tutti. Hai sopportato le dicerie e i pregiudizi della gente. Per qualche mese sei stata ai margini del villaggio e hai provato che cosa significhi credere in qualcuno nel quale nessuno crede.

Chi ti celebra oggi nella gloria forse ha dimenticato che hai subito tante umiliazioni, come quando in prossimità del parto per te non c’era posto. Avresti potuto alzare la voce e far valere i tuoi diritti: in fondo nel grembo portavi il Signore della storia, il padrone del mondo, il Creatore dell’universo. E, invece, è stato proprio questo il tuo problema: il fatto che avevi nel grembo un Dio che del potere si è spogliato e ha scelto di nascere in una stalla e in un villaggio tra i più piccoli della Giudea. Un Dio al quale piace stare agli ultimi posti, essere l’ultimo degli ultimi in modo da non perdere nessuno.

Oggi ti vediamo incoronata alla destra del tuo Figlio, ma forse abbiamo dimenticato che dopo la gioia che hai provato per la nascita di Gesù, non ha fatto neanche in tempo a goderti questo bel momento della tua maternità che subito sei dovuta fuggire in esilio per scappare da Erode che voleva uccidere tuo figlio. Sei diventata allora donna del cammino, ma anche donna di frontiera e donna coraggiosa.

La gloria che contempliamo oggi non nasconde il dolore e le fatiche hai dovuto sopportare solo perché hai detto “Si” a una proposta che sembrava facile e vantaggiosa. Dio, che non ha neanche risparmiato suo figlio, non fa sconti a chi sceglie per affidargli una missione.

E poi, come possiamo dimenticare il dolore che hai provato sotto la croce? Li hai capito che quel figlio non era tuo. Non è mai stato tuo. Ma tu lo hai amato lo stesso come se fosse tuo. Hai scoperto che eri tu ad essere sua. Non ti è tato tolto, ma sei stata tu a donarcelo. E con lui, hai donato te stessa.

Sotto la croce hai visto qualcosa che nessuno mai ha visto e che tuo figlio e tu ci avete insegnato, e cioè che, come dice F. De Andrè in una sua famosa canzone, nella pietà che non cede al rancore, si può imparare l’amore.

Se sulla terra hai provato un amore alla prova del dolore, ora che sei assunta in cielo, vivi la pienezza di un amore che ha redento anche il dolore.

Perciò, da lassù, prega per noi Maria, dona, sposa e madre.  

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