L’EREMO DI SAN GIOVANNI DA MATERA: UN LUOGO LEGATO ALLE ORIGINI DEL MONACHESIMO PULSANESE
Nel fondo del vallone di Pulsano, nel punto in cui si incontrano la Valle Campanile e la Valle dei Romiti, si trova uno degli eremi più significativi dell’intero sistema pulsanese: l’Eremo di San Giovanni da Matera.
Si tratta di un eremo rupestre, ricavato direttamente all’interno di una cavità naturale della roccia.
Non è uno di quegli eremi costruiti o articolati in più ambienti, né presenta strutture complesse. Qui tutto è ridotto all’essenziale. E allora viene da chiedersi: perché proprio questo luogo è così importante?
La risposta, ancora una volta, è nel nome.
La tradizione vuole che San Giovanni da Matera, fondatore della comunità monastica di Pulsano, si ritirasse proprio in questa grotta nei momenti di preghiera più intensa e di austera penitenza. Un legame che non può essere dimostrato con certezza, ma che nel tempo è rimasto saldo nella memoria del territorio.
L’eremo si trova lungo il percorso che dalla Piana di Macchia conduce verso il colle di Pulsano, inserito in una rete di sentieri e collegamenti utilizzati dai monaci. Non un luogo isolato nel senso assoluto, ma parte di un sistema più ampio e ben strutturato.
L’ambiente interno è costituito da un unico vano, privo di suddivisioni. La roccia stessa definisce lo spazio, senza particolari interventi che ne alterino la forma originaria.
All’ingresso si apre una lunetta affrescata, oggi solo in parte leggibile. Vi era raffigurata la Madre di Dio, affiancata da un monaco in preghiera e da un angelo. Le figure erano incorniciate da una decorazione di gusto moresco, mentre sul frontale è ancora visibile una croce graffita.
Elementi semplici, ma che raccontano una lunga frequentazione del luogo.
All’interno e nelle immediate vicinanze sono stati segnalati anche altri elementi, tra cui una tomba ipogea, in passato oggetto di manomissioni, e la presenza di un accesso verso un vano sotterraneo.
Ma si tratta di strutture originarie dell’eremo o di interventi successivi?
Non è sempre facile stabilirlo.
Ciò che appare evidente è che questo spazio, pur nella sua semplicità, occupa una posizione centrale nella storia del monachesimo pulsanese. Non tanto per la sua architettura, quanto per il valore che gli è stato attribuito nel tempo.
Un luogo essenziale, ricavato nella roccia, che ancora oggi conserva un legame diretto con la tradizione legata al fondatore e alle prime esperienze eremitiche nel Gargano.
Ringraziamo vivamente Matteo Prencipe per la preziosa collaborazione.
Fotografie: M. Prencipe.
Fonti:
– “Santa Maria di Pulsano. Il santo deserto monastico garganico”, A. Cavallini (Claudio Grenzi Editore);
– “L’abbazia si Santa Maria di Pulsano sul Gargano”, A. Cavallini (Edizione a cura della Comunità monastica dell’Abbazia di Santa Maria di Pulsano).

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