Le storiche esplorazioni botaniche del Gargano, dall’antichità ai giorni nostri

LE STORICHE ESPLORAZIONI BOTANICHE DEL GARGANO, DALL’ANTICHITÀ AI GIORNI NOSTRI.

In uno studio condotto dal Prof. Luigi Fenaroli e pubblicato sul sito dell’Orto Botanico di Napoli apprendiamo notizie sulle esplorazioni sistematiche del Gargano per le ricerche botaniche.

Il Gargano, lo sappiamo, con le sue superbe e inconfondibili manifestazioni di paesaggio e di vegetazione, era ben noto e celebrato sin dai tempi più antichi; i poeti latini, quali Orazio, Lucano e Silio Italico, ne cantarono le magnifiche selve, il “Nemus garganium”:

Garganium mugire putes nemus (Hor., Epist. II, 1);

Aquilonibus querceta Gargani laborant (Hor., Epist. II, 1).

Nell’antichità è tuttavia difficile parlare di esplorazioni o di ricerche botaniche nel senso più completo dell’accezione; infatti, nulla o quasi troviamo nelle opere antiche e medioevali dei classici Codici iconografici, negli erbolari o sempliciari, che fiorirono nel XV secolo, allorquando le ricerche naturalistiche erano soprattutto intese allo studio delle piante officinali e medicinali.

Sempre Fenaroli ci fa sapere, però, che questa estrema povertà di notizie non deve lasciar presumere che non vi siano stati anche allora viaggi di esplorazione o di raccolta botanica; così abbiamo notizia di viaggi nel Gargano da A. M. Brasavola nel 1545 e da Bartolomeo Maranta, medico e botanico lucano, nel 1559; una indiretta testimonianza di tali raccolte l’abbiamo da una lettera di Pier Andrea Mattioli, datata da Gorizia addì 19 settembre 1554 e da questi indirizzata a Ulisse Aldrovandi; in questa lettera si legge un giudizio, per vero poco lusinghiero, su Luigi Anguillara, allora

prefetto dell’Orto botanico di Padova, e vi è detto:

«Accadde poi che egli [l’Anguillara] andò in Puglia al Monte Sant’Angelo et tra gli altri menò seco quel cipollone dell’Alpago, il quale… mi mandò tutti i semplici che di là haveva portati per averne il mio giudizio et così di cento et trenta piante che vi erano vi do parola che non ne trovai dieci o più dodici che corrispondessero alle vere, et all’hora restai del tutto chiaro che egli era ignorante et di pochissimo giudizio».

La prima segnalazione in letteratura di una pianta garganica specificamente determinata la troviamo in Pier Andrea Mattioli (n. Siena, 23 marzo 1500; m. Trento, ai primi del 1577), il quale nei suoi «Discorsi» (1553 e nella ed. del 1568, libro III: 687), descrisse le Liquerizie (Glycyrrhiza), nella fattispecie della Glycyrrhiza echinata, che appunto in base a questa segnalazione del Mattioli è stata validamente ripresa da Linneo nel 1753 (Sp. pi., ed. la: 741-742) con la specifica indicazione «habitat in Gargano Apuliae».

Ma fu nel diciannovesimo secolo che le esplorazioni botaniche ebbero una straordinaria rilevanza.

Immaginate il Gargano come ancora lo vedevano i botanici di due secoli fa: un promontorio isolato che si allunga nell’Adriatico, una montagna calcarea circondata dal mare, coperta da foreste, macchie mediterranee, pascoli aridi e valloni ombrosi. Per chi studia le piante è un vero laboratorio naturale. Qui si incontrano specie balcaniche, mediterranee e appenniniche; qui la geologia calcarea crea microclimi diversi a pochi chilometri di distanza. È proprio questa straordinaria varietà a spingere generazioni di botanici a esplorarlo palmo a palmo, trasformando il Gargano in uno dei territori più studiati d’Italia dal punto di vista floristico.

Le prime ricerche sistematiche, però, risalgono proprio alla fine dell’Ottocento, quando naturalisti e botanici iniziano a percorrere il promontorio con taccuini, presse botaniche e sacche di tela. Tra i pionieri c’è il botanico Adriano Fiori, uno dei più grandi studiosi della flora italiana. Le sue escursioni sul Gargano si svolgono in più momenti: dal 14 al 18 giugno 1898, poi dal 18 al 21 maggio 1913, e ancora dal 9 all’11 luglio 1915. Durante queste campagne Fiori raccoglie centinaia di campioni e descrive ambienti vegetali allora quasi sconosciuti, come i boschi ombrosi della Foresta Umbra. Il risultato delle sue raccolte è impressionante: 514 entità botaniche, di cui 104 segnalate per la prima volta nel territorio garganico. 

Le esplorazioni continuano nei primi anni del Novecento. Nel 1907 i botanici Trotter e Forti compiono una spedizione sul promontorio tra il 22 e il 27 luglio, documentata nel resoconto “Attraverso il Gargano”, pubblicato nel 1911. Anche questa escursione arricchisce notevolmente le conoscenze sulla flora locale: vengono raccolte circa 300 entità botaniche, tra cui 20 nuove segnalazioni per il Gargano. 

Intanto cresce l’interesse scientifico per questo territorio. Il Gargano appare sempre più come un’isola botanica sulla terraferma, un luogo dove sopravvivono specie relitte e dove convivono piante tipiche dell’Europa centrale con elementi mediterranei. Le ricerche sulla Foresta Umbra, per esempio, rivelano una vegetazione nemorale ricca di faggi, querce e specie ombrofile, un ambiente sorprendente se si pensa alla latitudine meridionale della Puglia. 

Dopo la prima fase pionieristica, la ricerca botanica entra in una stagione nuova. Gli studi di Fiori e di altri botanici attirano l’attenzione di studiosi italiani e stranieri. A partire dagli anni Quaranta del Novecento il Gargano diventa meta di numerose spedizioni scientifiche. I botanici iniziano a esplorare sistematicamente le diverse zone del promontorio: le dune costiere, gli altopiani calcarei, i valloni carsici e le foreste interne. 

Tra il 1939 e il 1950 lavorano sul Gargano Eleonora Francini, Albina Messeri e Roberto Corti, che esplorano aree come San Menaio, l’altopiano del Pian della Castagna e i dintorni di San Giovanni Rotondo. Le loro raccolte portano all’individuazione di 22 nuovi reperti floristici. 

Nel 1950 arrivano sul Monte Calvo, la vetta più alta del promontorio, i botanici Friedrich Markgraf e Ingeborg Markgraf-Dannenberg, che individuano 16 nuove entità per la flora garganica.

Negli anni successivi la ricerca si intensifica ulteriormente. Tra il 1960 e il 1968 gli studiosi Sandro Pignatti, Duilio Lausi e Livio Poldini conducono nuove indagini nell’area del lago di Lesina, ad Apricena e nella Valle Carbonara, aggiungendo 31 nuovi reperti alla flora del promontorio. 

Nel 1962 il professor Eberle dedica oltre un mese di ricerche al Gargano, dal 6 aprile al 10 maggio, mentre nel 1964 il botanico tedesco Hermann Merxmüller guida una spedizione scientifica tra il 19 e il 24 aprile, durante la quale vengono segnalate 40 nuove entità floristiche. 

Queste campagne di ricerca mostrano quanto il Gargano sia ricco e complesso dal punto di vista botanico. Ogni spedizione aggiunge nuovi tasselli: specie rare, piante endemiche, relitti di antiche flore europee sopravvissute nei valloni freschi o sui versanti più umidi del promontorio. Il Gargano si rivela così come un mosaico ecologico straordinario, dove si incontrano ambienti mediterranei aridi, boschi montani, praterie carsiche e zone umide costiere.

Con il passare degli anni, il lavoro dei botanici assume anche un valore storico. Gli studiosi non si limitano più a raccogliere piante: ricostruiscono la storia delle esplorazioni, confrontano le collezioni degli erbari, verificano vecchie segnalazioni e cercano di capire come la vegetazione sia cambiata nel tempo. Il Gargano diventa così non solo un luogo di studio, ma anche una memoria vivente delle ricerche botaniche italiane.

Alla fine di questo lungo percorso, il promontorio emerge come uno dei territori meglio documentati dal punto di vista floristico dell’Italia meridionale. Centinaia di specie censite, decine di nuove segnalazioni, una tradizione di studi che attraversa più di settant’anni di esplorazioni scientifiche. Camminare oggi nei boschi della Foresta Umbra, sulle pietraie del Monte Calvo o lungo le dune di Lesina significa attraversare anche la storia di questi botanici: uomini e donne che, con lente d’ingrandimento e taccuino, hanno trasformato il Gargano in uno dei grandi capitoli della botanica mediterranea.

Archivio di Giovanni BARRELLA.

Fonte: Luigi Fenaroli, “Florae Garganicae Mantissa”, Orto Botanico di Napoli.

Articolo completo raggiungibile al link: https://www.ortobotaniconapoli.it/…/Delpinoa_14-15_1972…

Exit mobile version