Di Claudio Castriotta
Manfredonia – LO chiamavano Peppin ‘lu scuriete‘. Camminava ciondolando. Indossava un vestito grigio, consumato, portava spesso una coppola e un paio di stivali di quelli che si usano per la caccia. La sua vera compagnia era la frusta, che faceva scudisciare in Piazza San Michele.
Il suo movimento dello scudiscio emetteva uno strano suono come quello del vento quando soffia contro le foglie durante l’autunno.
Peppin sembrava camminare sempre. Il suo tragitto partiva da fine via Tribuna a quasi tutta via Gargano. Ad ogni dieci metri si fermava e con un rapido movimento manovrava la sua frusta davanti ai passanti della strada.
Lui, Peppin, era una persona mite con la faccia un po’ triste. La sua vita sul filo del crepuscolo per una malattia; il suo riso ”appiccicato” simile ad un ghigno. Peppin ”lu scuriete” un giorno fu coperto da un cielo cupo, che lo avvolse d’improvviso come un passero col petto spiumato.

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