FOGGIA: La Polizia di Stato esegue due ordinanze di applicazione di misure cautelari sottoponendo tre soggetti al regime della custodia cautelare in carcere ed un quarto alla misura cautelare personale dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.
In considerazione dell’evidente interesse pubblico a che sia data notizia delle azioni di contrasto che l’Autorità Giudiziaria e le Forze dell’ordine mettono in campo per debellare i molteplici fenomeni criminali commessi nella provincia di Foggia, anche al fine di aumentare la fiducia dei cittadini, soprattutto di giovane età, a denunciare episodi commessi il loro danno, si comunica quanto segue.
Nella mattinata di sabato 18 aprile, la Polizia di Stato di Foggia, all’esito di articolate indagini coordinate dalla locale Procura della Repubblica, ha eseguito due ordinanze di applicazione di misure cautelari per due distinti fatti commessi in Foggia sottoponendo, complessivamente, tre soggetti al regime della custodia cautelare in carcere ed un quarto alla misura cautelare personale dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.
Con il primo dei provvedimenti in parola, in accoglimento della richiesta avanzata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia, il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti di un 50enne ed un 30enne del posto, rispettivamente padre e figlio, entrambi pregiudicati, ritenuti gravemente indiziati di aver commesso, in concorso, i reati di sequestro di persona, estorsione aggravata, lesioni personali aggravate ed atti persecutori; nonché, per il solo 50enne, anche dei delitti di ricettazione ed in materia di armi: fatti tutti avvenuti in questo capoluogo nell’arco temporale tra il settembre 2024 ed il febbraio 2025.
La corposa attività investigativa condotta dagli investigatori della Squadra Mobile ha preso le mosse dalla querela sporta da un giovane foggiano nel settembre 2024, in cui la persona offesa raccontava le condotte vessatorie poste in essere dagli odierni indagati che, attraverso diverse modalità, anche di considerevole gravità, lo avevano costretto ad aiutarli a perpetrare una truffa relativa all’acquisto di un costoso orologio “Rolex”, sottoponendolo ad una serie di violenze fisiche e di minacce al fine di sfruttare le competenze della vittima, anche di tipo informatico, per il compimento di attività illecite future.
Grazie alle investigazioni esperite, basatesi sull’analisi di sistemi di videosorveglianza dei luoghi interessati dall’evento, su riconoscimenti fotografici, suffragati dalle dichiarazioni della persona offesa e sull’analisi dei tabulati di traffico e di celle telefoniche disposti dalla Procura della Repubblica, si è riusciti a raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei riguardi dei due indagati così consentendo l’emissione e l’esecuzione dei provvedimenti cautelari.
Va precisato che, per quanto riguarda il 50enne, già sorvegliato speciale, le condotte contestate risultano aggravate poiché commesse nel corso dei tre anni successivi dal momento in cui è cessata l’esecuzione della citata misura di prevenzione.
Sempre nella stessa giornata, la Squadra Mobile ha eseguito un’ulteriore ordinanza di applicazione di misura cautelare personale, emessa dal GIP, che – a conclusione delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Foggia – ha disposto la misura custodiale in carcere nei confronti di un 50enne e quella dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria nei riguardi di un 20enne, ritenuti gravemente indiziati di aver commesso, nel settembre 2025, in concorso anche con un minorenne, una rapina aggravata, nel pieno centro cittadino, verso una donna titolare di un esercizio commerciale.
Nella circostanza, dopo mirate osservazioni degli spostamenti della persona offesa, attuate anche con appostamenti nei pressi dell’attività commerciale e pedinamenti della vittima, e dopo averla raggiunta in strada, gli indagati l’avrebbero bloccata e trascinata, tappandole la bocca con una mano per evitare che chiedesse aiuto e, contestualmente, le avrebbero sottratto la borsa contenente l’incasso della giornata per un profitto di circa quattromila euro.
Il compendio investigativo evidenziato, permetteva di raccogliere gravi indizi di colpevolezza in ordine alla condotta sia del più anziano tra gli indagati, che svolgeva il ruolo di promotore e determinatore dell’attività illecita, sia nei confronti dei più giovani, esecutori materiali della rapina.
Nel corso delle indagini, erano state effettuate anche delle mirate perquisizioni nei confronti dei due giovani grazie alle quali era stato rinvenuto e sequestrato l’abbigliamento indossato dagli stessi durante l’aggressione: le fasi della rapina erano state minuziosamente analizzate dagli investigatori della Squadra Mobile attraverso l’ausilio delle immagini ricavate dagli impianti di videosorveglianza della zona.
Si evidenzia che entrambi i procedimenti penali in discorso pendono nella fase delle indagini preliminari; a tal fine corre l’obbligo di evidenziare che, stante il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza, le persone indagate non possono essere considerate colpevoli fino all’eventuale emissione, nei loro confronti, di una sentenza definitiva di condanna.

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