La Campana di Manfredonia era una campana di dimensioni colossali situata nella nostra cittadina, talmente gigantesca da essere divenuta famosa per l’impossibilità di suonarla. Fu fatta fondere per ordine di Re Manfredi con uno scopo preciso: il suo rintocco doveva essere udito a grandissime distanze, così da avvisare le città vicine in caso di attacco.
Attorno a questo leggendario oggetto ruotano diverse narrazioni, sospese tra storia e mito:
- L’ipotesi angioina: Si racconta che Carlo I d’Angiò, dopo la morte di Manfredi, ordinò il trasferimento del bronzo presso la Basilica di San Nicola a Bari per fonderlo e ricavarne due campane più piccole. Molti, tuttavia, sostengono che questo ordine non fu mai eseguito.
- La leggenda del mare: Una versione molto popolare narra che la campana fu trafugata dai Turchi durante il sacco di Manfredonia del 1620. Durante il trasporto, una violenta tempesta (o forse un intervento divino) fece affondare la nave. Ancora oggi si dice che il 7 febbraio, festa di San Lorenzo Maiorano, dagli abissi provengano rintocchi e suoni misteriosi, interpretati come un presagio di sventura legato alla campana perduta.
- Le testimonianze storiche: Altre fonti documentano la permanenza della campana in città ben oltre il periodo angioino. La sua presenza è attestata nel 1431 da Mariano di Nanni, un prete di Siena, e nel 1528 da Leonardo Santoro da Caserta.
- L’enigma di Francisco Balbasor: Un’ulteriore ipotesi suggerisce che la campana sia stata riutilizzata intorno al 1734 dal colonnello Francisco Balbasor. Giunto dalla Spagna (dove aveva pubblicato un trattato matematico dal titolo curioso, “La campana de Manfredonia”) Balbasor divenne a Napoli comandante dell’artiglieria e direttore della fonderia reale, che all’epoca necessitava di bronzo per la fusione dei cannoni.
La campana nella cultura popolare
La memoria di questo oggetto vive ancora oggi nei proverbi pugliesi. Il detto “Ding ca te dong, fa la campana di Manfredonia” è talmente iconico da essere stato citato nel film Benvenuti al Sud (2010) dal personaggio di Mattia (Alessandro Siani). Un altro modo di dire, “Fare come le campane di Manfredonia”, si riferisce al suono che richiama le parole “Dammi” e “Dotti” (tu dai a me, io do a te), alludendo al concetto di scambio o vendetta.
Simbolo di mistero e presagio, il suono perduto della campana continua a echeggiare nelle credenze popolari, indissolubilmente legato al destino e al passato della nostra città.
Per approfondire: Per chi volesse indagare ulteriormente sulla storia e sulla figura di Francisco Balbasor, segnaliamo il libro del nostro concittadino Avv. Sandro Mondelli, intitolato “Balbasor e la Campana di Manfredonia” (2013), ancora disponibile nelle librerie.
Fonte: Manfredonia Ricordi



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