Il disastro dell’ANIC che nessuno ha pagato. Esce il Podcast “Scandali” che ricostruisce la vicenda di Manfredonia

MANFREDONIA – Il 26 Settembre 1976 era una domenica, e di mattina, quando la città si appresta a vivere una delle giornate dedicata alla famiglia si ode un’esplosione proveniente dal petrolchimico ANIC che squarcia una torre alta quaranta metri. In pochi minuti una nube giallastra si solleva sopra la città e si deposita ovunque: sui campi, sulle case, sugli ulivi, perfino sulle spiagge. All’inizio le autorità parlano di un incidente minore. Vapore acqueo, sostanze innocue. La fabbrica riapre già il giorno dopo e gli operai tornano al lavoro per ripulire la polvere che ricopre tutto. Ma pochi giorni dopo emerge la verità: quella nube conteneva tonnellate di arsenico. Un composto altamente tossico che ha contaminato un’intera comunità.

In queste ore è stato pubblicato su Spotify il Podcast di “Scandali” – La Seveso del Sud: il caso dell’arsenico a Manfredonia il podcast che racconta i disastri della nostra italia. Ci sono storie che hanno cambiato per sempre l’Italia. Disastri, crimini e scelte di potere che hanno segnato un prima e un dopo nella vita di intere comunità. Catastrofi ambientali che hanno trasformato il rapporto tra industria, ambiente e responsabilità pubblica. Storie in cui il progresso prometteva sviluppo, ma ha lasciato conseguenze durate decenni. Perché, in fondo, siamo fatti della stessa materia dei nostri scandali. Scandali è un podcast originale BOATS, scritto da Matteo Liuzzi, diretto da Niccolò Martin e prodotto da Fabio Ragazzo. Voce narrante: Paolo Cresta

Esce su Spotify il Podcast del disastro dell’Anic a Manfredonia

Quella domenica di Settembre una nube si diresse verso la città, provocando un impatto devastante dal quale scaturì un processo nel quale gli imputati furono tutti assolti. Nasce così quello che molti chiameranno “la Seveso del Sud”.

Negli anni successivi a quel disastro Manfredonia diventa il simbolo di uno scontro che attraversa tutta l’Italia: lavoro contro salute, industria contro ambiente. Operai malati, proteste di piazza, processi lunghissimi e una battaglia civile guidata soprattutto dalle donne della città. Eppure, dopo decenni di indagini e tribunali, questa storia si chiude in modo sorprendente. Cosa è successo davvero a Manfredonia? E com’è possibile che uno dei più gravi disastri industriali del Sud Italia si sia concluso senza nessun colpevole.

Uno studio condotto da un team internazionale di ricercatori su 1.772 lavoratori aggiorna i dati emersi da una ricerca condotta a cavallo degli anni duemila da epidemiologi dell’Istituto Superiore di Sanità sulla salute degli operai che furono esposti alla sostanza cancerogena dopo l’esplosione.

Le conclusioni dello studio giunge a due principali conclusioni: che gli operai maggiormente esposti ad arsenico durante le attività di bonifica hanno perso in media cinque anni di vita rispetto ai colleghi operai meno esposti e che gli operai residenti a Manfredonia presentano un rischio di morte per tumore polmonare che è il triplo del rischio a cui sono soggetti i colleghi residenti in altri comuni.

Il disastro dell’ANIC di Manfredonia l’anno pagato solo ed esclusivamente gli operai più esposti dell’Anic e la città di Manfredonia, infatti dopo l’esplosione, i materiali contaminati più pesanti ricaddero nei pressi dell’area dove avvenne lo scoppio. Una nube di polvere e arsenico si alzò in cielo e si diresse verso la città, che distava appena due chilometri dal petrolchimico, contaminando i quartieri più vicini. Le autorità vietarono la raccolta di ortaggi e olive nelle zone contaminate e, successivamente, anche le attività di pesca. Furono abbattuti animali da cortile, mentre 116 lavoratori furono costretti al ricovero presso l’ospedale civile di Manfredonia a causa di sintomi di avvelenamento da arsenico. Novantotto di loro presentavano livelli di arsenico maggiori di 3000 microgrammi per litro nelle urine. Tra questi, sia gli operai (del petrolchimico e delle ditte appaltatrici) che avevano respirato la sostanza, sia i residenti che avevano ingerito ortaggi contaminati.

Le attività di bonifica, non sono mai state effettuate in maniera efficace, da subito tutti i dipendenti dell’ANIC furono adoperati per una pseudo bonifica, anche se dai racconti sembra più una pulizia sommaria con scopa e paletta. Successivamente in maniera più importante ma sembra poco efficace. La bonifica terminò ufficialmente il 13 gennaio 1977 anche se, sulla base di campioni di terreno, la contaminazione da arsenico nell’impianto è stata registrata fino al 1980.

Poi accade qualcosa di incredibile, fu istituito un comitato tecnico-sanitario che stabilì in 100 microgrammi per litro la soglia di arsenico nelle urine oltre la quale i lavoratori non potevano entrare nello stabilimento, le analisi venivano ripetute settimanalmente. Tale soglia dopo il disastro venne innalzata dal comitato a 300 microgrammi per litro. Probabilmente solo per evitare che i lavoratori non potessero supportare l’azienda nella fase di “pulizia” in pratica con “l’innalzamento delle soglie si è data priorità alle attività di bonifica rispetto alla salute dei lavoratori”.

In 300 esclusi dagli studi precedenti In seguito a un esposto del capoturno Nicola Lovecchio, ammalatosi all’inizio degli anni ’90 di tumore correlato ad arsenico, la Procura di Foggia avviò nel 1996 un procedimento penale a carico di dieci dirigenti del petrolchimico e di due medici dell’azienda e chiese uno studio di coorte occupazionale. Gli indagati furono successivamente prosciolti perché il fatto non sussiste. L’azienda, all’epoca Anic poi Enichem, offrì una somma di denaro ad alcuni operai, a familiari di lavoratori ed altri soggetti costituitisi nel processo come parte civile, in cambio del ritiro della loro costituzione. Solo la famiglia di Lovecchio ed alcune associazioni, tra cui Medicina Democratica, rifiutarono l’indennizzo.

Alla fine si attribuì la presenza oltre i limiti di arsenico nelle urine al fatto che i cittadini di Manfredonia sono soliti mangiare molti crostacei.

Ecco il Podcast che potete ascoltare anche su Youtube:

Il disastro dell’arsenico che nessuno ha pagato in Italia
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