GIORNALISMO, L’IMPEGNO DEI PARLAMENTARI PUGLIESI PER UNA RIFORMA CONDIVISA
La riforma della professione giornalistica si può attuare in due fasi: subito un disegno di legge o un decreto, su quattro o cinque punti nevralgici condivisi con la categoria, da approvare entro la legislatura; poi una riforma organica radicale, che seguendo il classico iter parlamentare potrebbe avere tempi di approvazione necessariamente più lunghi.
È, in sintesi, l’impegno preso da alcuni parlamentari pugliesi, di maggioranza e opposizione, che hanno raccolto l’invito del Consiglio dell’Ordine della Puglia partecipando a un incontro sul tema della riforma, in occasione del 63esimo anniversario della promulgazione della legge istitutiva professionale. E dal mondo della politica è giunto l’appello per un giornalismo equilibrato e di qualità, funzionale proprio alla riforma invocata.
Al viceministro sen. Francesco Paolo Sisto (Forza Italia), all’on. Mauro D’Attis (Forza Italia), all’on. Mariangela Matera (Fratelli d’Italia), al sen. Filippo Melchiorre (Fratelli d’Italia) per la maggioranza; e all’on. Gianmauro Dell’Olio (Movimento 5 Stelle), all’on. Patty L’Abbate (Movimento 5 Stelle), all’on. Marco Lacarra (Partito Democratico) per la minoranza, il presidente dell’Ordine, Maurizio Marangelli, per l’occasione ha consegnato un dossier sui giornalisti italiani vittime di minacce, aggressioni, intimidazioni e querele temerarie o azioni legali pretestuose.
Il viceministro alla Giustizia, Sisto, con delega proprio sulla professione giornalistica, ha trovato nel Codice deontologico in vigore dal giugno 2025 gli spunti di riflessione utili per la riforma. “L’articolo 5 – ha ricordato – combina la dignità delle persone e l’essenzialità dell’informazione, che insieme al principio di non colpevolezza quando si maneggiano vicende giudiziarie devono rimanere i punti di riferimento della professione giornalistica. Ed evidenzio, anche, il diritto all’oblio trattato nell’articolo 10. Una maggiore qualità non significa una riduzione dell’informazione. Resta l’incognita dell’intelligenza artificiale: il giornalista che la utilizza lo deve dichiarare”.
Ma l’evoluzione della professione incrocia necessariamente anche gli aspetti lavorativi e lo ha evidenziato l’on. Lacarra: “La carta stampata è in crisi e al momento non può essere paragonata all’editoria on line. La funzione sociale del giornalista deve essere preservata attraverso la sua indipendenza e per questo una riforma deve prevedere una proiezione su retribuzioni e previdenza. Certo, il giornalismo-show non aiuta e anche sui temi della giustizia è opportuno ragionare tutti insieme”.
La qualità dell’informazione è tornata al centro anche nell’intervento dell’on. L’Abbate. “Capisco – ha argomentato – che le notizie di cronaca possono essere di maggiore attrazione, ma serve anche un punto di vista positivo soprattutto per avvicinare i più giovani a una mentalità diversa. Ai giornalisti chiedo di occuparsi anche di ciò che di buono accade. La riforma serve, ma occorre anche che i giornalisti acquisiscano nuove competenze per riuscire a mantenere il loro ruolo e rispondere ai cittadini, che non vogliono essere informati con la finzione dell’intelligenza artificiale”.
Ma è stato l’on. D’Attis a lanciare una proposta di lavoro, alla quale hanno aderito anche gli altri parlamentari presenti: “Prendiamo un impegno con i giornalisti pugliesi, aprendoci al confronto. Anche a livello nazionale si sta discutendo con l’Ordine per stabilire quattro o cinque priorità sulle quali intervenire con decreto o disegno di legge; se troviamo l’intesa tra maggioranza e opposizione, possiamo imprimere un’accelerata e raggiungere l’obiettivo entro la fine della legislatura. La riscrittura completa della legge, pur necessaria, richiederebbe tempi parlamentari imprevedibili. Io stesso, firmatario di una proposta di legge che guardava al mero aspetto tecnico elettorale in seno all’Ordine, dopo un incontro con il presidente Carlo Bartoli ho spiegato ai miei colleghi che non potevamo limitarci a riformare solo quell’aspetto”.
La proposta è stata subito raccolta dall’on. Dell’Olio: “Se c’è l’impegno di tutti si può fare, eviterei le deleghe al governo”. Anche da Dell’Olio un appello alla deontologia professionale: “E’ giusto che il giornalista esprima la sua opinione, dopo l’esposizione di un dato. Ma l’espressione del pensiero non può avvenire attraverso una torsione del dato stesso”. E sulle querele temerarie: “Come M5S avevamo già prodotto un disegno di legge nella passata legislatura, lo abbiamo riproposto in questa e sono sicuro che con l’aiuto della maggioranza che potrà condividerla si può fare una buona legge. Serve garantire l’indipendenza dei giornalisti”.
Sulle due facce della professione è intervenuta l’on. Matera, appoggiando la proposta D’Attis: “Possiamo portare avanti una riforma per punti, e vale anche per le altre professioni ordinistiche alle prese con leggi obsolete. Questa è l’attività che può e deve fare la politica, ma il compito di ricostruire l’immagine pubblica del giornalismo è solo dei protagonisti, di voi giornalisti”.
E il sen. Melchiorre ha cucito altri aspetti cruciali nella catena dell’informazione professionale. “Di fronte al tema dei giornalisti minacciati è giusto che tutta la politica intervenga – ha esortato Melchiorre – e per questo ho volentieri mediato per l’incontro tra i vertici dell’Ordine nazionale e il presidente del Senato, Ignazio La Russa, al quale è stato consegnato il dossier. Una scala dei bisogni è necessaria per arrivare a una proposta di riforma condivisa. Sono relatore di un disegno di legge sulla rigenerazione delle edicole: anche quello può essere un modo per creare un clima giusto e perché l’editoria a stampa non sia ulteriormente danneggiata dalla crisi”.

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