Giorgio, l’Hachiko della Bassa

Giorgio, l’Hachiko della Bassa

Tra la nebbia che avvolge le prime ore del giorno, Scortichino, nella Bassa ferrarese, si anima ogni mattina di un piccolo rituale di struggente dolcezza. Giorgio, un cane meticcio di dodici anni, tutti i giorni da più di un mese, parte da casa e raggiunge alle 7:30 in punto, il bar del paese, lo stesso dove il suo padrone, che anni fa lo ha adottato nel canile di Mirandola, e che è da poco venuto a mancare, amava sedersi per prendere il caffè. Entra come chi già conosce tutti i respiri del luogo, riceve le coccole dei clienti abituali, qualche pezzo di mortadella, e poi si accuccia sotto il tavolino che un tempo divideva con il suo amico umano. Resta immobile, in attesa per 20 minuti, quando capisce che il suo amico non tornerà, fa rientro a casa. La sua storia ricorda quella di Hachiko, il cane giapponese reso celebre dall’omonimo film con Richard Gere, che per anni ha atteso invano il ritorno del suo padrone alla stazione di Shibuya. A Scortichino non c’è una stazione, non c’è neppure la frenesia della metropoli. Nella Bassa, dove la nebbia gentile ti accompagna fino a sera e le strade sembrano condurre in un altrove lontano, il tempo resta sospeso. E forse è proprio in questo tempo fermo, dove l’umidità custodisce ogni ricordo, che Giorgio, continua a compiere il suo atto di amore e fedeltà, credendo nella possibilità che una mano torni a cercarlo, che un’ombra familiare ritorni dalla nebbia.

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